Maometto ama i gattini, ma i razzisti non lo sanno

Posted on 17 giugno 2013

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Un popolare detto musulmano particolarmente apprezzato in Turchia dice: “Se hai ucciso un gatto, devi costruire una moschea per essere perdonato da Dio”.

Nei giorni scorsi in seguito alla scoperta dell’orrendo tarocco razzista del pidiellino Mario Bocchio ho avuto modo di notare che dopo oltre un decennio di paranoia per l’islamico cattivo, di analisi dei versetti del Corano e di commentatori che hanno spiegato alla nausea i costumi di chi prega Allah, molti hanno ancora le idee confuse su quel che credono o non credono e fanno o non fanno i musulmani.

Una conoscenza che sarebbe stata utile proprio a Mario Bocchio o ai sedicenti amanti degli animali che a migliaia hanno commentato il suo tarocco chiedendo il pugno di ferro contro questi “selvaggi”, come li ha definiti lo stesso autore. A prescindere dal fatto che stiamo parlando di un’operazione dolosa, una maggiore conoscenza dell’Islam avrebbe evitato il triste spettacolo e forse anche la stessa produzione del falso. E ovviamente avrebbe impedito anche ad altri di riciclare l’identica immagine per calunniare i musulmani nigeriani usando l’ormai famosa foto dei ghanesi impegnati a sfoltire i gatti randagi a casa loro, anche crocifiggendoli.

Quello che evidentemente Bocchio e altri non sanno o non hanno mai sentito dire è che i musulmani adorano i gatti. A differenza di altri animali ritenuti impuri, anche nel caso di animali domestici come il cane, il gatto ha invece un posto d’onore nell’Islam. Maometto non ha mai fatto mistero del suo amore per Muezza, la sua gatta, e con il suo esempio ha esortato i suoi seguaci a rispettare i felini e stimolato la produzione di numerosi hadith. Muezza è protagonista di due episodi tramandati sulla vita del Profeta, una volta lo avrebbe salvato da un serpente che si era infilato nella sua veste, mentre in un’altra occasione lo stesso Maometto avrebbe tagliato la sua veste, per non disturbare la gatta che vi riposava sopra, alzandosi in piedi per la preghiera. Narra la leggenda che dopo l’episodio del serpente Maometto la accarezzò tre volte sul dorso, i “segni” rimasti furono all’origine dei manti striati. In più Maometto donò loro le nove vite, un posto in paradiso e la capacità di atterrare sempre sulle zampe.

Il Corano impone rispetto e bontà verso tutti gli animali del creato, anche quelli bollati come “impuri” lo sono per questioni igieniche e non sono comunque oggetto legittimo di persecuzione secondo la predicazione islamica, ma parte del creato e quindi da rispettare. I gatti invece sono su un piedistallo, sono gli unici animali ammessi nelle moschee e nei diversi hadith si parla di ricompensa per chi li tratta bene e inferno per il contrario, ed è persino vietato farne commercio, si possono però cedere o regalare.

Non è difficile capire come la religione islamica, che si fonda sull’emulazione del Profeta, abbia perciò finito per offrire al gatto grande considerazione e rispetto. E non è difficile capire che per nessun musulmano abbastanza fanatico da fare una manifestazione anticristiana, sarebbe possibile uccidere e crocifiggere un gatto per portarlo in corteo per offendere i cristiani, ammesso che l’azione possa avere un qualche senso remoto al di fuori delle menti dei razzisti che la propongono, come se fosse qualcosa di plausibile. Purtroppo per le menti semplici si tratta di un dettaglio decisivo quanto sconosciuto, visto che gran parte dell’attenzione dedicata all’Islam nel nostro paese si è risolta nella produzione di robaccia xenofoba e razzista. Poco importa che al contrario sia invece notoria la lunga storia di superstizioni e persecuzioni cristiane nei confronti dei gatti, un massacro durato a lungo sul presupposto che i mici fossero l’incarnazione del diavolo, con i papi ad autorizzarne lo sterminio nel nome di Dio di tutti i gatti.

Propaganda da due soldi rivolta a un pubblico ugualmente becero e ignorante, al quale è meglio non far sapere che Maometto e i suoi seguaci adorano i gatti. I paladini degli animali potrebbero apprezzare e non li si potrebbe più aizzare contro i musulmani usando i gattini crocifissi o facendo leva sui buoni sentimenti e sull’estremismo naif di chi perde il lume della ragione al sapere di gattini torturati.

Pubblicato in Giornalettismo

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