Refendum di Bologna, quelli che non ci vogliono stare

Posted on 28 Maggio 2013

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Una volta perso, il referendum è diventato figlio di nessuno, uno spreco voluto da estremisti  ed è scattata la corsa alle interpretazioni fantastiche per sminuirne il significato.

IL MONDO CONTRO – Non c’era quorum, e a sostenere l’ozione sconfitta c’erano PD, PDL, Lega, la Cisl e ovviamente la curia bolognese e quasi tutto l’associazionismo cattolico scortato dalle coperative. Con l’opzione B, ovvero continuare a finanziarie le scuole paritarie per l’infanzia private, si era schierato anche Romano Prodi e si erano schierati quasi tutti i media, la carta stampata per dire vedeva allineati tutti insieme il Corriere della Sera, Libero, Il Giornale, L’Unità, La Repubblica, Europa, Il Sole24Ore e il Resto del Carlino, un elenco che non finisce qui. Una battaglia nazionale principalmente incarnata nel desiderio di continuare a finanziare la scuola confessionale cattolica, che si accaparra quasi tutti quei contributi senza offrire le stesse garanzie e la stessa qualità delle pregiate scuole comunali.

L’INVITO AL VOTO – E che volessero vincere non c’è dubbio, nessuno ha invitato all’astensione, anzi, tutti sembravano confidare che tale potenza di fuoco avrebbe facilmente avuto ragione del referendum chiesto da Articolo 33 e poi sostenuto da SEL e M5S, associazioni e singoli che si sono impegnati per la vittoriosa campagna.

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Così diceva il sindaco e da Roma gli faceva eco Formigoni

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CONTRORDINE COMPAGNI – Poi il disastro, il 28% degli aventi diritto è andato al voto e A ha trionfato nettamente, ecco allora che in ordine sparso molti si sono lanciati a negare l’evidenza, cominciando proprio da Formigoni, che da un tweet all’altro sembra parlare di cose diverse.

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QUELLI CHE S’INTESTANO GLI ASTENUTI – L’idea che sia fallito perché ha votato “solo” il 28% degli aventi diritto a un referendum senza quorum e per di più consultivo, che non vincola cioè l’amministrazione, è davvero bizzarra, ma ha molti fan:

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QUELLI CHE PIEGANO I NUMERI – Ci sarebbe molto da discutere sulla quantità dei “pochi intimi” e non solo perché ieri nei comuni dove si sono tenute le amministrative, a seggi schierati e non a seggi ridotti come a Bologna, sono andati a votare il 44% degli aventi diritto. E non sfugge che il recente referendum in Sardegna, dove ha votato il 35% dei sardi e la maggioranza si è espressa per abolire le province, non ha attirato critiche simili dagli stessi soggetti, casualmente schierati per la loro eliminazione.

QUELLI CHE FANNO RIDERE – Tra le acrobazie si è distinto in particolare Marco Bardazzi, che nell’evidente tentativo di sminuire il risultato di Bologna è arrivato a contrapporgli i risultati di un sondaggino informale realizzato da La Stampa tra i suoi lettori, pomposamente definito instant-poll, anche se dei “poll” elettorali non ha nulla di nulla, a partire dal campione di base che non può essere considerato rappresentativo delle tendenze dell’elettorato italiano, ma al massimo di chi frequenta il sito de La Stampa.

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GLI ESTREMISTI AL POTERE – Ancora una volta assistiamo al triste spettacolo che conferma come nel nostro paese anche i “moderati” siano in realtà propensi all’eversione e al disprezzo della volontà popolare, per non dire di quanto sia triste vedere direttori e giornalisti che si arrabattano e fanno a gara a chi la sputa più grossa contro il “nemico”, che poi sarebbero i cittadini che non condividono il loro furore ideologico e i loro piani. Invocano le regole e poi quando perdono non ci vogliono stare, un malcostume evidente. L’ennesima sconfitta del PD, perché questo è prima di tutto un sonoro schiaffone al PD locale e nazionale, difficilmente suonerà la sveglia all’interno del partito. Nemmeno una clamorosa sconfitta in casa come questa di Bologna sembra in grado di rianimare un partito in stato semicomatoso come il PD, nel quale probabilmente la dirigenza continuerà a ignorare che più della metà di quanti l’hanno votato a Bologna si è recata al referendum sconfessando la linea del partito e la sua  santa alleanza con la destra e il Vaticano.

P.S. Romano Prodi, che sosteneva l’opzione B, ha redarguito il sindaco Merola per come ha reagito al risultato “I referendum si accolgono. Si accolgono. Io ero per l’opzione B, ha vinto l’opzione A”. “E’ un referendum che ha raccolto i voti di coloro che piu’ erano interessati, con un’eredita’ di forti problemi e forti tensioni”.

Pubblicato in Giornalettismo