Woolwich: colpa del razzismo o di Bin Laden?

Posted on 25 Maggio 2013

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Michael Adebowale 5 anni fa fu vittima di un bestiale assalto all’arma bianca molto simile, ma non “terroristico”. Con il passare delle ore si precisa il profilo dei due britannici che hanno assalito e ucciso a coltellate Lee Rigby, un soldato britannico forse preso a caso o forse no. Il punto sarà da chiarire perché l’attacco è cominciato con l’investimento dell’uomo, i due lo hanno travolto mentre si trovavano in macchina e non è ancora chiaro se lo abbiamo puntato fin dall’inizio e lo conoscessero o se in qualche modo la furia omicida sia scattata dopo un incidente che comunque li aveva mandati a fracassare la vettura contro un palo.

Si è molto teorizzato sulle possibili fonti d’inspirazione di questi due strani jihadisti e ieri sera The Guardian ha pubblicato un articolo che presenta un episodio della vita di Michael Adebowale che sembra avere tutte le caratteristiche per avergli ispirato l’attacco di Woolwich. I fatti sono già stati accertati dai tribunali britannici e raccontano di un Adebowale sedicenne (ora ha 22 anni, mentre il suo complice Adebolajo, 28) che nel 2008 è stato ferito gravemente a coltellate. A ferirlo il britannico Lee James, all’epoca di 32 anni, che con il pretesto di comprare della droga si era recato presso l’appartamento di due sedicenni di origine afghana, amici e coetanei di Adebowale e aveva finito per ucciderne uno, ferire gravemente il nostro e in maniera meno grave il terzo. Lee James, un ex lottatore, dichiarerà al processo Adebowale e gli altri due erano membri di al Qaeda e progettavano attentati. La difesa sostenne che James durante l’aggressione era sotto l’ilflusso di una psicosi indotta dalle droghe.Lee James.jpg.display

Nessuno ci fece titoli capaci di fare il giro del mondo, anche se nella sentenza di condanna di James (nella foto accanto) il giudice scrisse che la vittima “Fu letteralmente tagliata a pezzi da Lee James”. Si può ben dire che l’insegnamento pratico Adebowale lo abbia ricevuto in una sola indimenticabile lezione. Dopo quel fatto secondo gli amici cambiò umore e si convertì all’Islam, prima era anche lui cristiano. Si può anche notare che il suo aggressore e il sondato aggredito ieri condividono il nome di battesimo, Lee, che può essere considerata una coincidenza priva di relazioni se il nome della vittima gli era sconosciuto, ma che dovrà essere presa in considerazione in caso contrario. A questo si possono aggiungere le pressioni dei servizi, che una volta giunta la conversione all’Islam hanno fatto pressione per assumere/arruolare almeno uno dei due killer, fino al punto di diventare insistenti a fronte del suo rifiuto. Adebolayo ad esempio si è recato in Kenya e la sua vacanza di è trasformata nella detenzione in una prigione locale, dove ha lasciato intendere agli amici che ha subito abusi e violenza, salvo poi essere rilasciato senza mai essere stato accusato di nulla.

Se il quadro che si sta delineando dovesse confermarsi, appare evidente che non ci sia stato bisogno di grandi prediche per trasformare due giovani cristiani abitanti della Londra più povera e marginale, in persone che poi sono finite a uccidere a coltellate un uomo in mezzo alla strada in nome d’Allah, e che forse le ragioni della loro radicalizzazione siano da cercare più nelle responsabilità dei Lee James che in quelle dei Bin Laden. Dopo il delitto, Tell Mama Uk ha registrato 162 incidenti motivati dal pregiudizio contro i musulmani in meno di 3 giorni, contro una media abituale di 4-6 al giorno. Quei 4-6 al giorno, che fanno centinaia (e oltre) d’incidenti all’anno, che vengono a conoscenza di migliaia di giovani musulmani locali, non sono mai registrati come atti terroristici, anche se attacchi come quello per il quale è stato condannato Lee James hanno sicuramente la forza e lo scopo d’intimidire e terrorizzare una buona percentuale della popolazione britannica. Ma abitualmente vengono inscritti tra gli episodi di cronaca comune, come sarebbe accaduto all’omicidio di Rigby se i sue non avessero motivato l’attacco in maniera speculare a quanto fece Lee James al tempo.

Nel 2008 Lee James ha accoltellato tre sedicenni dicendoli talebani, uno di questi era in britannico cristiano che poi si è convertito all’Islam e 5 anni dopo, insieme a un altro britannico cristiano, convertito ha aggredito e ucciso Lee Rigby con le stesse modalità. Che la responsabilità di questo delitto sia da attribuire all’estremismo islamico pare quantomeno discutibile alla luce dei fatti, se non come concausa che s’innesta in storie e vite di persone che prima ancora di diventare musulmane avevano sentito sulla loro pelle le ferite dell’odio e del pregiudizio contro i musulmani. Ed è stato Lee James a fornire anche l’esempio pratico di come si fa, perché un attacco me quello di Woolwich non lo consiglia nessun sito islamico e nessun imam islamico, nemmeno quelli radicali, che non apprezzano certo chi ignora tante potenziali vittime e rimane inerme ad attendere i guerrieri cristiani. Ed è Stato Lee James a suggerire l’arma del delitto, i coltelli da cucina. Non avevano bombe artigianali o armi come i due fratelli di Boston, non erano preparati alla guerra, probabilmente non erano proprio preparati a niente di quello che è successo.

Lee Rigby probabilmente non è morto per colpa di Bin Laden, ma più probabilmente per colpa di Lee James, un razzista assassino che si è recato a casa di un trio di baby-spacciatori e li ha fatti a pezzi a coltellate e per colpa di un pregiudizio che ha investito la coppia di killer facendo loro masticare il sapore dell’ingiustizia e dell’odio ben prima che potessero cercare relativo conforto nell’Islam e decidersi a uccidere Lee Rigby per poi mettersi a discutere con i passanti in attesa di essere feriti e catturati dalla polizia. Individuare i moventi in casi del genere non è mai agevole, la alla luce dei fatti l’episodio di Woolwich dovrebbe spingere a riconoscere il potenziale criminogeno di razzismo e islamofobia, che a differenza del dialogo e della tolleranza potenziano l’islamismo radicale come nessuna predica al mondo potrebbe mai fare.

Pubblicato in Giornalettismo

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