Lo ius sòla di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle

Posted on 23 Maggio 2013

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La questione è spinosa e non c’è una linea nel movimento, così si cerca di far fumo senza prendere posizione. La posizione di Grillo è chiara ed è stata espressa a chiare lettere sul suo blog: sulla questione della concessione della cittadinanza ci vuole un referendum.


Dice Beppe Grillo sul suo blog, unica fonte pro veritate della linea del movimento, che sulla questione della concessione della cittadinanza ai figli di cittadini stranieri, bisogna fare per forza un referendum:

In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente. Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa.


La posizione di Grillo è di chiara ostilità all’idea d’introdurre lo ius soli, prima di tutto perché non è vero che: “Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita.” Non è vero, sia perché si può fare benissimo senza referendum, sia perché un tale tipo di referendum nel nostro ordinamento non è ammesso, si possono solo abrogare norme esistenti e gli effetti non li deve spiegare un referendum, ma chi propone questo o quello nella discussione pubblica. La proposizione di un referendum si configura quindi come una tradizionale supercazzola da consumato politico. In più, per stare sul sicuro Grillo scarica sull’odiata Europa la questione, prima di fare il referendum bisogna mettersi d’accordo con l’Europa, ma poi a quel punto su cosa voglia fare il referendum non lo dice.


Non più chiari risultano i gruppi parlamentari, ho chiesto più volte a Giulia Di Vita quale sia la posizione dei parlamentari pentastellati e mi ha comunicato che stanno studiando una loro proposta. Alla mia insistenza sull’apparente inconciliabilità di questa iniziativa con la linea data da Grillo ha risposto prima rimandandomi al parere del collega Girgis Sorial, nato in italia da genitori italiani e contrario allo ius soli, e poi chiudendosi nel silenzio. Ma alla domanda se referendum o proposta di legge non ha risposto.


Pare di capire che i parlamentari pentastellati abbiano allo studio una proposta che non prevede l’adozione dello ius soli puro, ma piuttosto di uno ius soli  condizionato, che a quel punto potrà essere anche solo un ammorbidimento delle condizioni esistenti, per le quali oggi spesso i bambini nati in Italia da cittadini stranieri ottengono la cittadinanza dopo un tempo maggiore di permanenza nel paese di quello richiesto agli stranieri immigrati. Lo ius soli “temperato” opposto a quello “puro”, rischia così di rivelarsi il solito travestimento all’italiana di una truffa, anche se per ora assolve solo alla funzione di rimandare a poi, nessuno ha dato dei tempi per la decisione, una proposta che comunque lascerà il tempo che trova, visto che la voce del partito ha indicato tutt’altra direzione e che i 5 stelle sono in minoranza.


Sembra il sempiterno gioco delle parti dei partiti italiani, inclini per lo più a schivare gli argomenti etici e nel caso a bastonare i non cittadini, che non votano, per godere del consenso di quanti non apprezzano l’immigrazione. Fu la “sinistra” a istituire i CPT e non si vede perché Grillo dovrebbe mostrarsi più progressista, tanto più che nello stesso testo prende in giro le proposte più liberali proposte oggi da parte della sinistra.

Non deve quindi stupire che il Movimento in questo caso parli con lingua biforcuta sulla questione e metta in campo tattiche dilatorie per non esprimersi con chiarezza, ma nemmeno che nessuno, nemmeno all’interno del movimento stesso, faccia una piega di fronte a contraddizioni del genere.


Siamo abituati da sempre a questo genere di mezzucci e non si scandalizza più nessuno, anche se in questo caso era lecito attendersi di meglio da questi, così nuovi e diversi quanto invece identici a tutti gli altri. Se qualcuno si aspettava scomuniche incrociate tra Beppe e i parlamentari resterà deluso, viaggiano chiaramente di concerto verso il nulla e non hanno nessuna difficoltà a sopportare l’esistenza di proposte chiaramente divergenti, perché la meta è la stessa: evitare di prendere una posizione chiara e netta.

Pubblicato in Giornalettismo

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