Horacio Cartes, il piccolo Silvio del Paraguay

Posted on 25 aprile 2013

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Il trionfo di Horacio Cartel riporta il paese alla sua storia di sempre, quella di un paese conservatore ostaggio di precise peculiarità locali.

Il nuovo leader è un imprenditore spuntato dal nulla, che si è comprato il partito e lo ha guidato alla vittoria, ponendo fine alla breve lontananza dal potere del Partido Colorado. Cartel possiede 25 aziende che spaziano dalla carne al tabacco, alle bevande e, non meno importante, possiede una banca e il Libertad football club, che ha comprato nel 2001 e reso la squadra più vincente del nuovo secolo.

Il Partido Colorado è rimasto al potere per 61 anni, prima che Fernando Lugo riuscisse a strappare un’alleanza al partito Liberale e a formare un governo di coalizione durato dalle elezioni del 2008 fino al 22 giugno 2012, quando un mozione di sfiducia ha destituito lo stesso Lugo, colpevole secondo i parlamentari colorati e liberali di aver gestito male una protesta dei contadini, finita con le forze dell’ordine che hanno sparato sui contadini.

Un esito non certo ordinato da Lugo, e non solo perché le forze armate e quelle di sicurezza non hanno certo cambiato referenti politici con il cambiare del governo, tanto che la polizia è guidata da un capo che ha chiamato il figlio Adolfo Hiroito. Il Colorado ha espresso anche il terribile Stroessner, che per 35 lunghi anni è stato il dittatore del paese e ha selezionato il personale secondo precise linee ideologiche. Un partito che fonda il suo potere sulla triade chiesa-stato-esercito e su una fitta rete di complicità e di relazioni, per le quali i lavori e gli affari si procurano con le giuste aderenze e con la fedeltà al partito, una rete cementata durante la dittatura in nome dell’anticomunismo e che nel 2008 ha ceduto solo grazie ad anni e anni di governi incapaci e corrotti, il Colorado è rimasto al potere per 19 anni dopo la fine della dittatura, a deporre Stroessner fu infatti un golpe interno allo stesso partito.

Già nel 2009 Cartel scende in campo e si rivelerà il motore della caduta di Lugo, condannata dai paesi vicini come un golpe e che al paese ha procurato anche sanzioni commerciali pesanti, visto che il Paraguay non ha sbocchi al mare. Una caratteristica geografica che ha influito sul paese non meno della tragica storia della dittatura di Francisco Solano Lopez, che all’alba della storia del paese pensò di sfidare i  vicini trascinando il Paraguay in una guerra al termine della quale il Paraguay risulterà più piccolo e conterà appena 29.000 uomini abili al lavoro in tutto il paese. Un genocidio che se non altro ha insegnato al Colorado a non fare la guerra ai vicini, ma una lezione che ha segnato tragicamente la storia del paese.

PARAGUAY-ELECTION-CARTES-SUPPORTERS

Cartes il partito se l’è comprato, si è iscritto nel 2009 per la prima volta ed ha ricevuto la nomination nonostante le regole del partito prevedano almeno 10 anni di militanza, hanno cambiato la regola. Cartes non aveva mai nemmeno votato in vita sua, notevole in un paese nel quale in teoria il voto è obbligatorio, ma nemmeno questo è stato un problema. Cartes ha fatto tutta la campagna elettorale lasciando parlare il suo staff e altri esponenti del partito e la scelta non è apparsa casuale. Lo hanno venduto come un manager di successo e senza macchia, smentendo il contenuto di uno dei cable di Wikileaks che affermava che la sua banca tratta l’80% dei capitali riciclati all’estero e che si occupa anche di contrabbando, ma anche anche uno sfortunato incidente che portò la polizia a fermare un aereo carico di cocaina in una delle sue proprietà, niente di vero

Al di delle risultanze probatorie è chiaro che Cartes non abbia potuto fare fortuna e strada nel Colorado senza sostanziali e forti legami, così com’è chiaro che al di là delle capacità imprenditoriali abbia un handicap che appena ha cominciato a parlare e dichiarare è apparso subito evidente. Si è così rivelato per uno che mentre esprime la sua ammirazione per la tradizionale famiglia paraguayana (è divorziato) paragona la comunità LGBT a “scimmie” o che dice cose come: “mi sparerei nelle palle se scoprissi che mio figlio vuole sposare un uomo”. E le dice bello convinto, senza la minima incertezza.

Questa sua caratteristica potrebbe rivelarsi un problema nonostante l’indubbio successo elettorale, perché l’affiliazione al Colorado come al partito liberale discende lungo linee familiari e nell’uno come nell’altro partito si trovano militanti che spaziano idealmente dall’estrema destra, al centro, fino alla sinistra e molti potrebbero rimanere sconcertati dalla “scoperta” delle qualità del condannato a cose fatte, senza considerare che se la sorpresa si dovesse rivelare eccessiva i primi a sfilarsi sarebbero i liberali, che sicuramente hanno interessi forti nella gestione del potere, che hanno già dimostrato di sapersi svincolare all’occorrenza da qualsiasi alleanza.

Pubblicato in Giornalettismo