Guinea Bissau, trappola in alto mare

Posted on 23 aprile 2013

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La Guinea Bissau è uno dei paesi più piccoli del mondo, con circa un milione e mezzo d’abitanti e una storia assai turbolenta.

Nonostante la lunga dittatura di Lansana Contè dal 1984 alla sua morte, nel dicembre del 2008, non si può dire che la Guinea Bissau sia mai stato un paese stabile. Lo stesso Conte dovette affrontare a intervalli regolari diversi golpe e si segnalò per l’incapacità nella gestione dell’amministrazione, corrotta e del tutto inefficace, non seconda all’incredibile vitalità dimostrata nel prendere il potere e mollarlo solo alla morte, sopraggiunta naturalmente. Prestazioni deludenti, ma nonostante una guerra civile nel 1998-99 e un altro golpe nel 2003, nel 2005 Conté era ancora così potente e lo stato tanto fallito che il primo ministro François Lonseny Fall in visita a Parigi ha scelto di rimanere lì con tutta la famiglia, chiedendo asilo politico all’Eliseo e denunciando la corruzione di quella che ormai era la mafia che dominava il paese. Proprio al 2005 è fatto risalire lo sbarco dei cartelli della droga colombiani nel paese.

La morte di Conté non ha portato bene ai suoi successori, il capo dell’esercito e il nuovo presidente Vieira sono morti all’inizio del marzo del 2009 in una circostanza bizzarra, narrata dal popolare scrittore  britannico  Frederick Forsyth, che arrivò a Bissau, la capitale guineana, nello spazio tra l’uccisione del capo dell’esercito alla domenica e quella del presidente avvenuta il lunedì mattina. Forsyth deve molto all’Africa Occidentale, molti dei suoi vendutissimi thriller sono ricalcati sugli intrighi tra potenze coloniali, multinazionali e feroci personaggi africani facilmente riconoscibili. Anche lo stesso Forsyth ha avuto una bella parte nelle disgrazie di questi paesi, lui stesso ha ammesso di aver finanziato un golpe in Guinea Equatoriale nel 1973;  dall’esperienza trasse “The Dogs of War”, uno dei suoi maggiori successi.
Forsyth è un personaggio vulcanico, nel 1968 lasciò la BBC dopo l’accusa di aver falsificato alcuni reportage e spesso ha attraversato con disinvoltura la linea che separa il cronista dal protagonista mescolando il romanzo con la realtà, contaminando i piani in modo da rendere difficile distinguere il confine tra realtà e fantasia. Nella sua vita non si è limitato a raccontare sordidi intrighi, ma vi ha preso parte con un certo entusiasmo. Allora si disse che i militari volevano vendicare l’uccisione del capo dell’esercito, dal racconto di Forsyth si può perlomeno dedurre che lo volessero proprio uccidere:

Sono andati alla sua villa, hanno tirato una bomba dentro una finestra, che lo ha ferito, ma non lo ha ucciso. Il tetto è caduto, ferendolo, ma senza ucciderlo. A fatica è riuscito ad uscire in piedi dalle macerie e gli hanno sparato subito. Tuttavia nemmeno questo lo ha ucciso. Allora lo hanno portato nella vicina casa di sua suocera e lo hanno fatto a pezzi con i machete.”

In seguito diversi commentatori (es. Le Figaro) hanno ipotizzato che i due omicidi, o almeno il primo, fossero stati perpetrati dai colombiani, furiosi per la destituzione del contrammiraglio Bubo Na Tchuto (in copertina), che era a capo della marina e sospettato anche di dirigere il traffico. Nemmeno il tempo di sostituire i defunti e nel 2010 ecco un altro colpo di stato, il primo ministro Carlos Gomes Junior finisce agli arresti e  Antonio Njai diventa il leader dei militari, con lui Bubo Na Tchuto torna in auge. Altre elezioni nel marzo del 2012,  Carlos Gomes Jr al primo turno arriva al 49%, ma il secondo non ci sarà mai, altro golpe e di nuovo Gomez agli arresti (domiciliari) insieme ad altri esponenti del suo partito.
Antonio Indjai però adesso è finito nei guai con gli americani, che lo hanno messo in una lista di nove persone accusate di aver “cospirato per usare il suo potere e autorità per fare il mediatore e per fare del suo paese una stazione di transito per persone che credeva terroristi e narcotrafficanti”. Gli americani sono arrabbiatissimi perché dicono che in pratica si era associato con le FARC colombiane per trasportare cocaina negli Stati Uniti e vendere loro missili antiaerei e altre armi che avrebbero usato contro le truppe degli Stati Uniti, che da una ventina d’anni combattono in Colombia la “war on drugs”.

A peggiorare le cose c’è il fatto che il buon Jose Americo Bubo Na Tchuto e quattro dei suoi complici sono stati pescati in acque internazionali  dagli americani e che sono già negli Stati Uniti in attesa di essere processati a New York, dove hanno già avuto una prima udienza il 5 aprile scorso. Pescati, lui e i suoi complici, grazie ad agenti che ponendosi come trafficanti li hanno attirati nella trappola in alto mare. Problemi su problemi, il paese è stato sospeso dall’Unione Africana, ma nemmeno Parigi sembra in grado d’esercitare la tradizionale influenza, amplificando la sensazione che si tratti di un paese fallito in mano a un gruppo criminale con un futuro breve.
Sul piano giudiziario c’è anche da segnalare un altro brutto colpo per l’immagine residua del paese sul piano internazionale e per le sue scarse finanze. La Beny Steinmetz Group Resources è stata denunciata dalla ONG Global Witness per aver corrotto una delle quattro mogli di Conté,  Mamadie Touré, al fine di confiscare l’enorme miniera di ferro (e non solo) di Simandou alla multinazionale Rio Tinto e di offrire poi la concessione a Steinmetz. Il magnate israeliano dice che non è vero niente e accusa George Soros e l’associazione che finanzia, Revenue Watch di aver orchestrato una campagna calunniosa ai suoi danni cospirando con la società di consulenza FTI Consulting, di cui un tempo era cliente. Global Witness ha presentato, tra le prove, anche espliciti accordi segreti, poi ci sono video e altre prove che costituiscono un quadro probatorio molto solito, e la BSGR non ne ha eccepito la falsità. La signora Mamadie tra l’altro è finita a vivere proprio negli Stati Uniti, dove ha comprato tre case che non sembrano estranee all’essere state pagate da BSGR. Una vicenda che al di là dei suoi sviluppi giudiziari rischia di restringere il flusso d’entrate per il paese fino a che non sarà tornata la calma, che non sarà presto a meno di colpi di scena.

Antonio Indjai ha lasciato il governo di transizione a un civile, Manuel Serifo, in attesa delle elezioni che poi ha rimandato ma resta “il potere” a Bissau e gli americani dicono che “diffondendo la droga e regime del terrore minacciava la sicurezza nazionale non solo del suo paese, ma di altri paesi nel globo”. Quando Washington mette su qualcuno l’etichetta di terrorista internazionale non è mai un buon viatico per il fortunato e la determinazione americana è dimostrata dalla trappola in alto mare che ha portato alla cattura di Bubo Na Tchuto, tuttavia non è detto che la rimozione per mano degli americani di alcune pedine ingombranti e criminali si possa risolvere nella bonifica di una classe dirigente che per decenni ha sguazzato nella corruzione praticata, promossa e garantita dal regime di Lansana Conte

Pubblicato in Giornalettismo

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