Il giornalismo-fantasia del New York Post

Posted on 18 aprile 2013

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Quattro “breaking news” che hanno fatto rumore e quattro notizie inventate, un record.

Attorno all’attentato di Boston il sistema americano dei media ha presto allestito il consueto circo e nella concitazione delle dirette sono volate diverse castronerie, ma nessuno come il New York Post è riuscito ad annunciare tanti importanti sviluppi nelle indagini, che poi però si sono rivelati tutti invariabilmente falsi.

L’esordio è stato nei minuti immediatamente successivi all’attentato quando il il NYP ha annunciato 12 morti (saranno tre), mantenendo poi a lungo la notizia senza rettifiche anche quando le autorità hanno diffuso le prime cifre ufficiali.

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Poi è toccato all’annuncio di un arresto, in deciso anticipo su tutti, ma non c’è stato nessun arresto.

 

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Non contenti hanno annunciato che le “autorità” avevano identificato un saudita come sospetto, mentre, pur avendo controllato un giovane saudita, le “autorità” non lo hanno mai indicato come sospetto di nulla e in seguito hanno smentito il NYP. Secondo il pezzo del Post, le sue ferite erano “compatibili” con la bomba, ma non poteva essere diversamente visto che era lì e che a considerarlo sospetto è stato solo uno dei presenti che lo ha indicato alle autorità perché aveva lineamenti da mediorientale.


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Poi oggi il botto, la pubblicazione di una foto della folla presente a Boston e le immagini di due giovani, i volti evidenziati con un bel cerchio rosso, che secondo il NYP le autorità avrebbero diffuso con la preghiera di farla circolare per quanto possibile al fine di aiutare nell’identificazione dei sospetti attentatori, in un’altra foto ripresi con uno zaino in spalla. Peccato non fosse vero e che i due fossero già stati “indentificati” dalla comunità di Reddit il giorno prima, è bastato risalire al loro profilo Facebook per scoprire che uno dei due ha una storia trasparente e ben poco compatibile con il profilo del bombarolo fanatico, su Facebook aveva anche pubblicato anche una sua foto all’evento, con tanto di famigerata borsa con la teorica bomba dentro, decisamente improbabile per un attentatore.

Non si capisce se si tratti d’incidenti derivanti da un uso disinvolto della fantasia o da gravi difetti sistemici nell’operare della redazione, ma è sperabile che non si tratti di una strategia cosciente per acchiappare visibilità. Anche perché non sta funzionando molto bene, arrivati alla storia della foto con i cerchi rossi, non ha più abboccato nessuno.

Pubblicato in Giornalettismo

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