Nozze col gas tra Iran e Pakistan

Posted on 18 marzo 2013

0



Il presidente pakistano fa il colpaccio prima delle prossime elezioni, alla faccia degli americani.

UNA SORPRESA – Asif Zardari è uomo spregiudicato al punto da essere considerato da molti un volgare delinquente e lo ha dimostrato ancora una volta. Sottovalutato in quanto “solo” marito di Benhazir Bhutto, che la vulgata di partito voleva fosse una santa alle spalle della quale lui s’arricchiva, si è rivelato capace di sopravvivere (anche fisicamente) in sella un’intera legislatura, la prima dopo decenni di dittature militari e di ripresentare l’ormai suo PPP in pole position alle elezioni.

LA POLITICA PAKISTANA – Sembra incredibile se si valutano con occhio distaccato i risultati fallimentari conseguiti dal governo, ma i sondaggi lo danno oggi al 29%, seguito dagli arcirivali del Pakistan Muslim League-Nawaz (PML-N) di Nawaz Sharif e dalla stella nascente del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) dell’ex stella del cricket, che è lo sport nazionale, Imran Kahn. Che ad onor del vero sono anni ormai che si dedica con energia alla politica e non ha raccolto quel che ha raccolto solo per meriti sportivi, ma conquistando uno a uno i suoi voti. Le percentuali dei sondaggi rendono da sole l’idea della difficile governabilità del paese, amplificata dalla pessima qualità delle sua classe politica e da una dilagante corruzione, quando Zardari era ancora solo il marito di Bhutto si guadagnò il soprannome di “Mr 10%”, dalla dimensione della cresta che faceva su tutto quello che gli passava per le mani.

LA BOMBA ATOMICA ISLAMICA – Niente d’incredibilmente strano quindi vederlo sfidare apertamente Washington e fiondarsi in diretta televisiva ad inaugurare il gasdotto che dall’Iran dovrebbe recapitare linfa preziosa a un paese assetato d’energia e forse più in là. In fondo in Pakistan hanno l’esempio abbastanza recente e clamoroso dei fatti del 2004, quando la scoperta che il Pakistan forniva sistematicamente progetti, attrezzature e armamenti nucleari a Libia, Iran ed Arabia Saudita non portò a sostanziali reazioni americane. E ancora meno in Occidente, dove ad oggi è un dettaglio che non ricorda nessuno quando si discute del programma nucleare di Teheran che è per buona parte made in Pakistan.

DO UT DES – Oggi che Washington pesa enormemente sul governo Zardari e sul suo gradimento perché bombarda i cittadini pakistani con il suo consenso tacito e a tratti rinnegato, al buon Asif sarà sembrata una cosa fattibile con pochi rischi. e forse anche un risarcimento dei danni subiti nell’assecondare gli americani. A fargli da spalla Ahmadinejad, che a giugno con il secondo mandato concluderà per sempre la sua avventura ai vertici del paese, e un Iran che non può che approvare la costruizione di un’infrastruttura che esporterà gas risucchiando nel paese valuta straniera, per di più alla faccia degli americani che con le loro odiose sanzioni hanno peggiorato la vita di tutti gli iraniani senza spostare consensi dalla loro parte, semmai il contrario.

VUOTE MINACCE – “Se questo accordo per un gasdotto tra Iran e Pakistan sarà finalizzato, solleverà grossi problemi a causa del nostro Iran Sanctions Act” ha detto  Victoria Nuland a nome del Dipartimento di Stato la settimana scorsa, aggiungendo: “Siamo stati chiari con i pakistani a proposito dei nostri timori. Abbiamo sentito l’annuncio di questo oleodotto 10 o 15 volte in passato. Per questo abbiamo bisogno prima di vedere cosa succede”.

FAR FINTA DI NON CAPIRE – Cosa succede è abbastanza chiaro,  si sono visti Ahmadinejad e Zardari festeggiare insieme e si è visto il tubo del gasdotto che è già completo nella parte iraniana dove sono già stati posati 1.150 chilometri di tubi fino alla frontiera. Ne mancano 781 in territorio pakistano e molti osservatori dubitano della capacità dei pakistani di trovare i soldi per farli, ma il progetto è tanto conveniente dal punto di vista economico che non dovrebbe essere un problema servono un miliardo e mezzo di dollari, ma poi in Pakistan arriveranno 750 milioni di piedi cubi di gas che naturale andrà venduto come il pane.I due presidenti intanto hanno inaugurato il completamento della parte iraniana e l’inzio della costruzione in Pakistan.

LEGGI ANCHE: L’ambasciatrice accusata di blasfemia

IL GASDOTTO DELLA PACE – Il progetto è nato molto tempo fa come l’Iran-Pakistan-India Pipeline (IPI), denominato nel 1994 anche “il gasdotto della pace”. Poi l’India se ne è tirata  fuori nel 2009 su pressioni degli Stati Uniti, i quali non mancano di sponsorizzare un tubo decisamente più avventuroso per collegare le ex-repubbliche sovietiche all’India passando attraverso Afghanistan e Pakistan. Il nuovo gasdotto dovrebbe entrare in funzione alla fine del 2014, una data che a oggi comunque sembra ottimistica, ma quando sarà difficilmente l’India potrà resistere alla tentazione di attaccarsi ai suoi rubinetti per soddisfare la sua fame d’energia. Rubinetti da quali in un futuro potrebbe arrivare gas (ma anche petrolio) persino dal Golfo e proseguire verso la Cina e il Sud-Est asiatico, realizzando il progetto più sensato per unire il grande bacino di produzione mediorientale alla fabbrica-mondo di Cindia. Un’idea semplice ed estremamente conveniente per tutte le parti coinvolte, ma una volta costruito quel prezioso cordone ombelicale e quell’accordo, gli Stati Uniti ne sarebbero inevitabilmente fuori. Non stupiscono quindi lo storico scetticismo degli americani e nemmeno i ripetuti tentativi d’ostacolarne la costruzione.

LE SANZIONI – Il progetto è proprio uno schiaffo che colpisce esclusivamente Washington, perché non viola le sanzioni internazionali imposte dall’ONU all’Iran, ma solo quelle ben più severe imposte unilateralmente dagli Stati Uniti, che sulla base di quelle si riservano il diritto di “punire” paesi e società che facciano affari con Teheran. Purtroppo l’elegante meccanismo ricattarotio a volte s’inceppa, come in questo caso, nel quale appare assai improbabile che Washington possano decidere di sanzionare Islamabad, che è uno dei principali recipienti d’aiuti americani e pedina fondamentale nella guerra al terrore, almeno così dicono. La mossa di Zardari però è anche la conferma che gli Stati Uniti non hanno consenso nella loro battaglia con l’Iran, che stanno semplicemente affrontando secondo le regole di un manuale fuori dal tempo, ma senza un piano praticabile. Un po’ come fanno da decenni con Cuba senza alcun risultato apprezzabile. E di questo forse a Washington dovrebbero preoccuparsi, se poi esistesse la possibilità di trovare consenso su atteggiamenti diversi da quelli tenuti finora.

IL TUBO S’INSINUA – Nell’occasione del simpatico incontro tra i due presidenti per festeggiare la grande opera, i due paesi si sono anche accordati per la costruzione di una raffineria a Gwadar, che doveva essere il porto del futuro e che ora stancheggia nonostante i cinesi abbiano costruito tutto come si deve perché il governo non riesce a fare la ferrovia per collegarlo al resto del paese. Forse passeranno ancora anni prima che il gasdotto sia completato e forse hanno ragione i tanti che dubitano dei pakistani, che però saranno aiutati dagli iraniani, ma quel tubo che dall’Iran già s’insinua in Pakistan ha lo stesso l’aspetto di una minaccia reale e attuale ai desideri di Washington e di una soddisfazione a portata di mano per quelli di Delhi.

Pubblicato in Giornalettismo