Israele ha un governo

Posted on 15 marzo 2013

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Come previsto da tutti, il venerdì ha portato il governo ad Israele, questo che segue è di qualche giorno addietro, ma ancora utile a chi ne voglia sapere qualcosa di più.

Il nuovo governo avrà 21 ministri e otto vice, meno di prima, ma sufficienti ad accontentare tutti, almeno alla partenza.

L’AMMUCCHIATA – Il prossimo governo israeliano godrà di una generosa maggioranza, ma paradossalmente ciò lo potrebbe rendere più fragile di quanto non appaia dai numeri, che raccontano di una maggioranza senza incertezze alla quale avrebbe potuto unirsi persino il Labour, che però ha declinato preferendo rimanere all’opposizione, come probabilmente farà Kadima, disintegrata, abbandonata dai leader e precipitata da 28 a 2 seggi.

VIA BARAK – La novità più evidente è che dopo 6 anni se ne va, come annunciato prima delle elezioni, Ehud Barak, ministro della difesa con due stragi su Gaza sulla coscienza e altre cosucce come bombardamenti e assassinii nei paesi della regione, anche se paradossalmente proprio Barak insieme ai militari è stato uno degli elementi che hanno ingabbiato la follia anti-iraniana di Netanyahu e Lieberman, che hanno governato per anni parlando solo d’Iran mentre il paese andava più o meno a rotoli.

L’IDEA MERAVIGLIOSA – Proprio questi due a poche settimane dalle elezioni hanno deciso di unire i rispettivi partiti, così gli estremisti di Israel Beytenu si sono fusi con il Likud di Netayanu e hanno perso insieme. Sbagliati clamorosamente i calcoli, non solo la novella formazione si è vista dissanguata dai partiti alle sua destra, ma anche dalla novità rappresentata da Yesh Atid (C’è un Futuro), un partito centrista creato dal nulla da una star della televisione israeliana, quel Yair Lapid che ha anche il non trascurabile vantaggio di sembrare George Clooney di fianco a Danny de Vito ogni volta che appare accanto ai concorrenti.

ULTIMI NEGOZIATI – Le ultimi frizioni sembrano concentrarsi sul ministero dell’istruzione, che Lapid vorrebbe per il suo partito, ma che gli è conteso dal Likud Beytenu di Lieberman, che per ora non farà il ministro degli esteri (comunque negato a Lapid) in attesa della fine del processo che lo vede imputato di truffa ed altri reati. Chiunque sostituisca Lieberman in teoria dovrebbe essere un guadagno secco per l’immagine d’Israele, ma è meglio non essere troppo assertivi trattando di politica israeliana.

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FANTASIOSI – Nessuno infatti avrebbe mai sospettato che Lapid potesse trovare una sponda all’interno dell’ex maggioranza di destra, stringendo una vera e propria alleanza con la “Casa Ebraica “(passata da 3 a 11 seggi a discapito del Likud), partito nazionalista nato da due formazioni estremiste rinforzate da una pattuglia di ex del Likud, e condotto alla vittoria da Naftali Bennet (nell’immagine con Lapid) fuoriuscito dal partito di Netanyahu, che dopo il voto si è trovato con i voti contati per costituire una maggioranza con i vecchi alleati e ha dovuto allargare la coalizione.

NON VUOLE RESTARE CON IL CERINO IN MANO – Condizione posta da Lapid è che alla coalizione partecipi almeno un altro partito non presente nella vecchia maggioranza, ed è stato soddisfatta dall’entrata nella coalizione del neo-partito di Tzipi Livni, che ha preso appena due seggi. Sufficienti però insieme a quelli di Lapid ed alleati ad acquistare la maggioranza interna alla maggioranza, anche se non la guida della coalizione. Il Likud ha ovviamente gridato al tradimento, anche perché Naftali ha fatto campagna vendendosi come leale e fedele sostenitore di Netanhyau, che ci è rimasto male e ancora peggio ci sono rimasti i suoi.

ARRIVA OBAMA – Sembra comunque che entro venerdì il governo ci sarà per forza, anche perché scade il tempo già prorogato una volta da Peres per la formazione del governo e poi perché in arrivo c’è Obama, per la sua prima storica visita nel paese. Che forse non sarà di cortesia, se sono vere le indiscrezioni che vogliono che la Casa Bianca abbia inviato a Netanhyahu un’intimazione a presentare all’arrivo di Obama un piano serio per lo sgombero delle colonie, dice la vulgata che Obama vorrebbe provare a chiudere la faccenda della Palestina e che sia pronto a darsi da fare, ma è sano rimanere scettici di fronte ad annunci del genere.

L’ALCHIMIA – Al Likud di Netanhyau andranno così 7 portafogli e 4 al Likud di Lieberman, 4 o 5 a Lapid, 3 a Naftali e 2 a Livni. Rimangono così senza dicasteri Shas e e Torah Unita, due fedeli stampelle di Netanyahu, e questo dovrebbe garantire un minor grado d’estremismo dell’esecutivo, posto che ora ad esempio nella maggioranza c’è consenso per tagliare i privilegi ai giovani ultra-ortodossi che dedicano la loro vita allo studio dei libri sacri e ad ingravidare serialmente le compagne, sovvenzionati ed esentati dal servizio militare. Privilegi che ora sono sicuramente più in pericolo di prima, senza dire che la pacchia che fu il governo Netanyahu per  i due partiti, non dovrebbe ritornare nel breve o medio periodo, visto che 5 ministri haredi sono finiti a zero. Entro venerdì al massimo quindi si dovrebbero conoscere la lista dei ministri e la composizione ufficiale della coalizione di governo, oltre alla scadenza della proroga c’è Obama che arriva il 22 e sarà meglio per Israele se a riceverlo troverà un Netanyahu in sella al nuovo governo e non a cavallo del vecchio governo che ormai si trascina e rantola senza costrutto da mesi.

Pubblicato in Giornalettismo

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