La parte bella dell’ultimo voto

Posted on 26 febbraio 2013

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L’irruzione del Movimento 5 Stelle in parlamento ha determinato un drastico calo dei posti disponibili per tutti gli altri, molti dei quali ci salutano per un po’.

I due maggiori sconfitti sono sicuramente Berlusconi e Bersani, alla guida di partiti che dalle ultime elezioni a queste hanno perso milioni di voti sulle precedenti, ma paradossalmente sono anche tra i vincitori, l’uno perché è incappato in un’ecatombe meno grave di quella che gli pronosticavano, l’altro perché nonostante abbia fatto di tutto per perdere, è riuscito ad arrivare primo per un pelo e quindi è ufficialmente il leader della coalizione vincente.

Ci sono altri che hanno perso molto di più, se non in assoluto almeno relativamente, alcuni persino tutto, e tra questi ci sono sicuramente tre pezzi di valore dell’ultima legislatura, i due compagni d’avventura di Monti  Casini (1.79 alla Camera) e Fini (0.46) sono stati infatti inceneriti insieme ai rispettivi partiti e appena meglio è andata alla Lega, che sopravvive solo in virtù dell’apparentamento con il PDL, mentre Di Pietro è affondato insieme a Ingroia e all’allegra compagnia arancione (2.24 Camere e 1.79 al Senato), da De Magistris che non ha fatto risultato nemmeno nella sua Napoli a Giovanni Favia, che aveva sfidato Grillo ed era saltato sul primo carro di passaggio, finito fuori strada alla prima curva e ora probabile candidato alla lapidazione telematica da parte di quelli che sanno vincere tra quelli del suo ex partito.

 Così com’è sicuramente finito fuori strada Mario Monti, che grazie alla guida dell’astuto stratega americano David Axelrod, ha bruciato la sua immagine pseudo-autorevole al fuoco di gag senza senso e di promesse da Berlusconi, oltre ad aver fatto la genialata tattica d’allearsi con perdigiorno parlamentari come Casini e Fini e i loro accoliti. Un gruppo di candidati più noti per la spregiudicatezza nel conquistare e difendere il potere che per le loro idee, che hanno pagato caro i loro intrighi e il loro incarnare il demone italiano degli anni ’10, la casta!

Sconfitto anche Vendola, che però  è l’unico alleato di Bersani al Senato a non assestarsi su percentuali da prefisso telefonico, come il Centro Democratico il PSI (0.18%) e i Moderati, che arrivano appena al prefisso per l’estero (0.004%). Situazione identica tra gli alleati del PDL, con la Lega al 4%, i Fratelli D’Italia che non arrivano al 2% nelle due camere e poi una teoria di disperati che parte da La Destra di Storace ( 0.64 e 0.74), passa a calare per i risultati imbarazzanti di Grande Sud e Samorì e chiude con Liberi per Una Italia Equa che non arriva allo 0.001 e raccoglie poco più di 3.000 voti. Una menzione di merito per Storace, che nel tentativo d ritornare presidente del Lazio dopo le disavventure di Polverini , è stato umiliato in casa anche da Zingaretti,.

Appena un po’ meglio Fare per Fermare il Declino, che con lo 0.91 al Senato e lo 1.12 alla Camera non va da nessuna parte, ma all’apparenza dei numeri decisiva per assicurare la vittoria di Bersani su Berlusconi, anche se in realtà sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, perché l’unico responsabile della sconfitta di Berlusconi non può essere che lui stesso, perché i nemmeno 300.000 voti di Fare per Fermare il Declino alla Camera, e poco di più al Senato, sono appena un decimo di quanto Berlusconi ha gettato al vento, disgustando in tandem con Bossi quasi quattro milioni di elettori che non sono tornati a votare la loro coalizione. Non è quindi giusto fare di Giannino e delle sue millanterie e dei suoi compagni di sventura il capro espiatorio della sconfitte del PDL, ma succederà lo stesso, anche se quando Giannino lavorava per Berlusconi era stimato dai suoi.

Salutano la compagnia anche Marco Pannella e i suoi, con nemmeno 70.000 voti (0.19) prendono come uno dei partitozzi fascisti e consegnano alla storia la presenza parlamentare dei Radicali e forse alla pensione il caro leader, che non si sarebbe salvato nemmeno associandosi a Storace (gran coppia). Distrutte anche la destra solitaria di Forza Nuova (0.26 e 0.26), appena meglio dei cugini della Fiamma di Luca Romagnoli e di Casapound, che raccolgono gli stessi risultati del partito del povero Magdi Allam. Cancellati i radicali di Pannella (0.19 e 0.20). Nel nulla anche i Partito Comunista del Lavoratori (0.26 e 0.37). Sotto lo zero virgola zero chiudono la parata alla Camera il Partito Sardo d’Azione e una pattuglia di candidati allo sbaraglio con i loro partiti quasi personali, tra i quali, lo storico PLI, i partitini autonomisti,  Voto di Protesta che supera i i Riformisti Italiani di Stefania Craxi, i Repubblicani, Alternativa Comunista, I Pirati, Luigi Marra e altre sigle, con Democrazia Atea fanalino di coda con poco più di 500 voti. Al Senato invece tra gli ultimi c’è una coalizione di 3 partiti (Viva l’Italia, No Alla Chiusura degli Ospedali e Dimezziamo lo stipendio ai politici) che insieme prendono lo 0.06, uguagliano il Partito Sardo D’azione e sopravanzano una trentina di sigle che hanno preso dai diecimila voti in già a testa.

 Tanti personaggi ora in cerca d’autore, anche se a dividere le sorti di questi che si lanciano allo sbaraglio, ci sono anche parlamentari che son in parlamento ormai da decenni, nessuno dei quali faticherà a sbarcare il lunario e quindi poco male. Se questo è il prezzo del rinnovamento della classe politica, evidentemente è un prezzo che gli italiani nel loro complesso sono disposti a pagare.

Pubblicato in Giornalettismo

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