Una wonderwoman per salvare il Sudafrica

Posted on 17 febbraio 2013

0



Grazie al malgoverno dell’ANC il Sudafrica è messo male, economicamente, ma soprattutto politicamente e socialmente. Anche per questo molti ripongono grandi speranze in una tostissima signora sudafricana, che ha fatto la storia del paese. C’è chi usa il soprannome di “Superwoman” per tagliare corto nel riassumere la figura di Mamphela Ramphele, che ormai sembra pronta a fare irruzione nella politica sudafricana. Nata sul finire del ’47 a Polokwane, in una zona rurale della regione settentrionale del Limpopo, Ramphele scelse la facoltà di medicina perché per una nera come lei era preclusa la carriera scientifica, avrebbe voluto studiare fisica.

Negli anni ’70 all’università del Natal divenne un’attivista contro l’apartheid e fu tra i fondatori del Black Consciousness Movement (BCM) insieme a Stephen Biko. S’impegnò organizzando programmi di sviluppo per il movimento e nel 1975 fondò il Zanempilo Community Health Centre a Zinyoka, nella regione dell’Eastern Cape. Di Biko fu la compagna e visse una relazione che le cronache descrivono lunga e appassionata, nonostante questi fosse sposato. Ebbero due figli, una bambina nata nel 1974 e morta di polmonite ad appena due mesi e un figlio, Hlumelo Biko, nato nel 1978 dopo la morte del padre per mano del regime sudafricano, quando i due finalmente erano pronti a sposarsi. Perse molti compagni di vita e di lotte durante gli anni dell’apartheid, subì repressioni e detenzioni, ma continuò a studiare conseguendo, dopo la laurea in medicina, un Ph.D. in antropologia sociale all’università del Capo, una laurea in economia e commercio in amminstrazione all’University of South Africa, diplomi in malattie tropicale, salute pubblica e igiene alla University of the Witwatersrand. Nel 1986 divenne ricercatrice all’università del Capo, dove ricevette la nomina a Deputy Vice-Chancellor nel 1991.

US first lady Michelle Obama stands with

Nel 1993 in Sudafrica finisce il regime dell’apartheid, nel 1996 diventa Vice-Chancellor, prima donna nera ad assumere una tale carica nella storia dell’università sudafricana. Nel 2000 è nominata tra i quattro  Managing Directors della Banca mondiale, con il compito di supervisionare il posizionamento strategico e le operazioni del World Bank Institute, assumendo anche una vicepresidenza. Dirà poi che la Banca Mondiale è un notevole centro per la promozione dello sviluppo economico, ma che non capisce il legame tra esseri umani e sviluppo sostenibile, salvando di quel periodo solo le relazioni e le connessioni che è riuscita a consolidare attraverso la sua posizione. In patria ricopre o ha ricoperto numerose cariche in associazioni, fondazioni e istituti impegnati nella cura del sociale e nella promozione dello sviluppo, ma è stata anche in alcuni importanti consigli d’amministrazione e presiede e controlla Circle Capital Ventures Limited, una società d’investimento impegnata in progetti di sviluppo che ha fondato con il figlio.

Inutile dire che con una tale storia e con un comportamento sempre orientato alla serietà e al servizio del suo paese, e dei più deboli tra i suoi cittadini, la signora abbia cumulato un capitale di rispetto e di credibilità molto elevato, che va ben al di là dei pur numerosi onori e riconoscimenti che ha raccolto numerosi all’estero e in patria nel corso della sua attivissima esistenza.

Mamphela Ramphele peraltro non si è mai iscritta ad alcun partito, nemmeno dell’ANC, nonostante la sua vicinanza a Mandela e a parte della vecchia classe dirigente sia rimasta immutata negli anni. Per l’ANC è invece sempre stata un pungolo e uno stimolo, fino a diventare negli ultimi anni una critica severa e nell’ultimo anno si è levata rumorosamente contro la dirigenza del partito, che accusato di non essere stata in grado di completare la trasformazione da movimento di liberazione a partito democratico e, in sostanza, di aver semplicemente sostituito al colonizzatore una élite corrotta e attaccata al potere.

L’ANC è a sua volta rosa da faide interne e, pur rimanendo il partito di maggioranza, soffre di un’erosione del consenso determinata dall’indiscutibile incapacità e mancanza di progettualità nel gestire il paese, oltre che dai ripetuti scandali e da una realtà che presenta ai sudafricani l’immagine di un partito profondamente corrotto. Così Ramphele nei giorni scorsi è andata in tour negli Stati Uniti e testimoni attendibili hanno raccontato di come sia andata a cercare fondi e appoggi tra i sudafricani che vivono degli Stati Uniti e non solo, per fondare un partito. Le stesse fonti la raccontano anche impegnata in colloqui con diversi ambasciatori ai quali avrebbe presentato il suo progetto in cerca di consensi e appoggi.

Una brutta notizia per Helen Zille della Democratic Alliance, che nel recente passato aveva cercato d’arruolarla alla causa del suo partito, ricevendo un cortese diniego. Ma una pessima notizia anche per l’ANC, che forse proprio con le sue reazioni sprezzanti alle sue critiche ne ha determinato la scelta. Proprio lo spin doctor dell’ANC, Jackson Mthembu, l’aveva liquidata l’anno scorso dicendo: “Non sappiamo cosa fare con lei… se vuole essere un politico dovrebbe fondare un suo partito“. Ecco, adesso lo ha fatto, perché come spiega: “Non mi sento una gregaria, ma un agente di cambiamento. Ho sempre visto il mio ruolo come un agente di cambiamento che sostiene tutti i processi di trasformazione positivi in Sudafrica, chiunque li promuova“. A muoverla è anche il timore per la morte di Mandela, un punto oltre il quale per l’ANC e il paese c’è ancora l’ignoto di un futuro senza più l’ombrello protettivo del padre nobile e la sua capacità catalizzante sull’unità del partito e del paese, una preoccupazione condivisa da molti in Sudafrica.

Sarà quindi questa donna, fortissima nonostante l’età avanzata, la prossima novità della politica sudafricana e sarà una novità che tutti dicono in grado di modificare equilibri altrimenti difficili da scuotere, ma anche di portare nella politica sudafricana la sapienza e le speranze di quelli che furono gli eroi della resistenza nera e i fondatori del partito di maggioranza. Se non altro una boccata d’aria diversa e una persona capace di presentarsi a testa alta di fronte agli elettori e all’opinione pubblica, una brutta sorpresa per l’ANC, che ora guarda con preoccupazione a questa che si presenta esplicitamente come una minaccia reale al mantenimento del potere.

Aggiornamento del 18/2: L’atteso annuncio è arrivato il partito si chiama Agang, “costruire”-

Pubblicato in Giornalettismo