Areva, la padrona del Niger

Posted on 20 gennaio 2013

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Il gigante del nucleare francese fa quel che vuole in Niger .

Dicono le notizie che “Areva dovrà pagare al governo nigerino 35 milioni di euro in tre anni per compensare il ritardo nell’avvio dello sfruttamento della miniera di uranio di Imouraren”. L’apertura prevista per il 2012, è slittata al 2014 e oltre, anche a causa di alcuni attacchi di nigerini dissidenti, in particolare sullo sfruttamento delle risorse locali, e a proposito dell’inquinamento portato dalla miniera, la più grande al mondo.

Ma l’emersione di un documento confidenziale mostra che le cose non stanno proprio così. I 35 milioni sarebbero un “dono” già accordato da Areva al Niger a novembre quando, dopo aver bullato il presidente nigerino, il gigante francese ha convenuto di cominciare la produzione non più tardi del 2015, in cambio di sostanziali concessioni sul prezzo del minerale, che resterà bassissimo. La lettura del documento illumina una realtà nella quale il presidente del Niger appare un burattino nelle mani dell’azienda.

Quello che interessa al presidente Mahamadou Issoufou, è chiaro dal documento: la miniera dev’essere aperta entro l’inizio del 2016, data delle prossime presidenziali. Areva acconsente, dopo aver ipotizzato il 2017, e acconsente anche a considerare l’idea di aggiustare la strada Arlit-Tahoua, gravemente danneggiata dal passaggio dei suoi camion.

BANDEAUEN

Areva però “invita” anche il Niger a rinnovare i permessi per lo sfruttamento dell’uranio e ad agggiungerne un altro nella zona di Tolouk. Proprio in questi giorni le associazioni nigerine  ‘Aghir in man’ e dalla Commissione di ricerca e informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) hanno portato all’attenzione dei media l’esistenza di circa 1600 tonnellate di ferro radioattivo proveniente da strumenti utilizzati per estrarre l’uranio, che sarebbero in vendita nei poveri mercati del paese, dove non si butta via niente, con gravi rischi per l’ambiente e per la salute umana. La società ha promesso di cercarle e ricomprale, ma ovviamente ha minimizzato il pericolo sanitario. Il  fatto testimonia la sostanziale differenza di standard di sicurezza, tra quelli adottati in Francia e quelli offerti agli africani da areva.

Non stupisce quindi che alcuni nigerini possano accusare Parigi ed Areva di pratiche coloniali e di avere in pugno il presidente, peraltro un tempo dipendente del gigante del nucleare. E non stupisce che molti provino a mettere in discussione un’autorità che si fonda quasi esclusivamente sulla protezione di Parigi e  che guadagna dal sacco del paese, per il quale i proventi dello sfruttamento delle materie prime sarebbe ossigeno e che invece è costretto a vivere di aiuti internazionali. Che i generosi occidentali recapitano quando si ricordano. Se poi succede che il Nord del Niger finisce in mano ai cattivi, ci sarà comunque chi si stupirà

Pubblicato in Giornalettismo

P.S

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