Il perito di Ustica con la laurea finta

Posted on 5 gennaio 2013

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A margine di una discussione sul caso dei marò su Giap, il sito del collettivo Wu Ming, si scopre che Luigi Di Stefano, già perito del caso Ustica e ora autore di una “analisi tecnica” che butta guano sulle indagini indiane, esibisce titoli professionali e accademici falsi.

Sul suo sito si legge infatti che avrebbe conseguito la laurea in Ingegneria Ambientale e che quindi sarebbe: “Doctor of Science in Environmental Engineering (Ingegneria Ambientale) presso “Adam Smith University of America”. E lui si firma Ing. a piè di pagina della presentazione della sua “analisi tecnica”.

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Non è ingegnere, anche se si presenta così, e a chi glielo ha fatto notare ha risposto, nei commenti al post, che:

“La tesi di laurea è “Ipotesi di piano energetico nazionale basato sulla riforma del sistema elettrico, con l’inserimento di significative aliquote di produzione di energia elettrica da fonti non fossili”, e la qualifica è “Environmental Engineering”. Per iscrivermi all’Albo dovrei fare la conversione della laurea americana in Gran Bretagna e poi chiedere la conversione in Italia, ma proprio non mi interessa buttare un sacco di soldi”.

Una menzogna, visto che la Adam Smith University of America” è ben conosciuta come “diplomificio” (pag. 113) e non è accreditata neppure negli Stati Uniti e quindi il riconoscimento è impossibile, anche spendendo un sacco di soldi. Quindi Di Stefano qui sopra mentiva sapendo di mentire, difficile che non sappia cos’ha comprato presso di loro, o meglio presso di lui, quel Donald Grunewald che la dirige da sempre dalla sua casa in Connecticut nonostante la sua sede in teoria si trovi al piano terra dell’ostello per ragazze del Methodist Compound di Monrovia, in Liberia. Negli Stati Uniti, riferibili a questa “Università” ci sono solo la casa di Grunewald e una casella postale, peraltro piazzata a Saipan, sulle isole Marianne. Difficile che Luigi di Stefano ne sia all’oscuro. A togliere ogni dubbio sulla qualità dei corsi ci ha pensato un’inchiesta del Chronicle of Higher Education, nel corso della quale uno dei suoi giornalisti terminò con profitto un corso annuale d’inglese in circa un’ora e un semestre in economia in 15 minuti. Tutto si risolve nel rispondere a questionari elementari, la forma è salva e il gioco è fatto, c’è da credere anche per quelli incapaci di superarli, a questo punto. 

Una pubblica millanteria che è reato, come mi è già capitato di ricordare ad altri che esibivano titoli simili:

L’ art. 1 del D.Lgs 262 del 13 marzo 1958 sancisce che: “le qualifiche accademiche di dottore, compresa quella honoris causa, le qualifiche di carattere professionale, la qualifica di libero docente possono essere conferite soltanto con le modalità e nei casi indicati dalla legge” ovvero dalle istituzioni universitarie statali e non statali autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale.

E poco importa se risultino conseguite all’estero dove il loro conferimento non è reato, perché l’ articolo 2 della stessa legge dice che: “È vietato il conferimento delle qualifiche di cui all’articolo precedente da parte di privati, enti e istituti, comunque denominati, in contrasto con quanto stabilito nello stesso articolo. I trasgressori sono puniti con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa da lire 150.000 a lire 300.000. Chiunque fa uso, in qualsiasi forma e modalità, della qualifica accademica di dottore compresa quella honoris causa, di qualifiche di carattere professionale e della qualifica di libero docente, ottenute in contrasto con quanto stabilito nell’art. 1, è punito con l’ammenda da lire 30.000 a lire 200.000, anche se le predette qualifiche siano state conferite prima dell’entrata in vigore della presente legge. La condanna per i reati previsti nei commi precedenti importa la pubblicazione della sentenza ai sensi dell’art. 36, ultimo comma, del codice penale

Quindi, al di là della grande vicinanza del sedicente ingegnere a Casapound e alla banda del signoraggio/antiusura in tandem con Scilipoti; che fa abbastanza ribrezzo, ma che spiegherebbe molto del suo agire; Luigi Di Stefano esibisce titoli falsi. C’è da chiedersi a questo punto perché una persona che si comporta in una maniera del genere sia tenuta in grande considerazione dalla stampa nazionale, che non ha mancato di prendere per oro colato anche l’esibizione sul caso dei marò sotto accusa in India, una buffa “analisi tecnica” che proprio su Giap è stata fatta a pezzi da una piccola folla di sfrontati, mentre in parlamento è stata propinata a un gruppo di parlamentari senza alcun contraddittorio o filtro. Ancora oggi media e istituzioni si fidano di una persona che si comporta così, fanno bene?

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AGGIORNAMENTO: All’inizio di ottobre del 2014 sembra che Di Stefano abbia rinunciato a definirsi ingegnere e anche dottore, ora sul suo sito si definisce «Di formazione tecnico-scientifica», è sparita la «laurea» ed è sparito anche l’Ing. La cosa strana è che il suo curriculum continua a presentarlo come esperto di lavorazioni della plastica per le ottiche e gestori di acquedotti e impianti fognari, nessuna competenza specifica che possa spiegare quali competenze lo abbiano fatto scegliere come perito di parte in un processo come quello su Ustica, nemmeno alla voce esperienze professionali»  si nominano esperienze o studi in aeronautica, radar o balistica. Non stupisce quindi che ritenga normale fare perizie da qui all’India, dove non ha messo piede, utilizzando fonti di seconda mano.

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