L’internette dei giornalisti e l’hai-Tech

Posted on 27 dicembre 2012

12



Sempre per la serie: “Non scrivere d’internette se non ne sai mezza”, mi è giunta notizia di un pezzo esemplare, sia perché delirante e scritto malissimo, sia perché firmato da una giornalista esperta. Sul suo blog, ospitato da IlGiornale.it, Luciana Baldrighi si presenta infatti come:

Milanese doc. Nata sotto il segno del Capricorno. Madre noiosa. Laureata a Ca’ Foscari. Giornalista e scrittrice. Ho curato mostre d’arte, di architettura e convegni in campo sociale e politico. Dopo aver lavorato 7 anni per la Rai e scritto testi radiofonici e televisivi, ho condotto trasmissioni. Da 24 anni sono a Il Giornale dove ho avuto per diversi anni la rubrica Diario di città che si è trasformata in un libro.

Al suo attivo i primi risultati di Google segnalano anche un libro scritto a quattro mani con Biscardi e un’intervista a Feltri, è quindi una giornalista esperta e di un certo livello, non certo un’improvvisata arrivata al giornalismo per caso. Per Il Giornale pare che si dedichi ad articoli sul genere Costume & società ed è forse per questo che, avventurandosi in territorio sconosciuto, ha pubblicato un post quasi esilarante per la quantità di sfondoni che raccoglie in un unico testo.

Al netto dei numerosi refusi, Baldrighi semina in poche righe una serie di strafalcioni da record, in particolare quando la nostra si trova a nominare i più diffusi servizi di social networking, perle quali: Twit, Message e Face-book. Roba della quale sembra aver sentito parlare senza nemmeno mai averne visto una schermata, ma sulla quale nonostante tutto ritiene di avere il sacro diritto di pontificare.

Decisamente meglio la nostra si trova con l’universo Apple, iPad e iPod li conosce, molto meno bene invece sul resto, perché poi cade anche sull’inglese e appoggia una doppietta da spavento con “hart-disk” e  “hai-Tech”.

Si capisce che l’informatica per Baldrighi rappresenta un grosso problema e richiede dei sacrifici pesanti, compreso quello di trovare un posto per conservare quella marea di fogli con le stampe delle mail e la rubrica con gli indirizzi, per non dire del malvagio disco duro:

Le mail le devi stampare e ti devi tenere l’indirizzo mail o del cellulare del tuo interlocutore, poi scrivi invece che sulla macchina da scrivere su un pc che ha un hart-disk che ogni tanto impazzisce e ti lascia in braghe di tela cancellando giorni di lavoro e lasciandoti senza documentazione.

Ci sarebbe poi da chiedersi come faccia a chiudere il pezzo lamentandosi per i danni arrecati dal diffondersi di queste tecnologie alla “nostra bella lingua”, un attimo dopo averla fatta a brandelli, ma è espediente tipico e anche il refuso su “belal” è in fondo un marchio di garanzia del tafazzismo che sembra accompagnare quelli de Il Giornale quando s’ergono a maestrini

Si perde perfino la nostra belal lingua con abbrevviazioni come “sei” al posto di 6, per (x) e così vai. Vai sciallo! Che sta per vai tra e sciallo, per chi non l’avesse capito…vai tranquillo.

Chissà se Baldrighi un giorno si renderà conto di aver sciallato un po’ troppo, ma nel caso si potrà consolare facilmente, in fondo è in media con quel che passa il convento nel nostro paese.