L’arcipelago delle Chagos resta proibito ai suoi abitanti

Posted on 24 dicembre 2012

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Un incubo cominciato quasi 50 fa e destinato a durare ancora a lungo.

chagos1La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto la causa presentata dagli abitanti delle isole Chagos contro il governo britannico, sostenendo di non essere competente. Un brutto colpo per i circa 700 isolani che sul finire degli anni ’60 vennero sgomberati a piccoli gruppi dall’Arcipelago che si trova al centro dell’Oceano Indiano, a Sud delle Maldive, a cavallo della stessa dorsale oceanica. A Ovest vede l’Africa, a Nord la Penisola Arabica e le sponde dell’Asia dall’Iran all’Indonesia e poi giù fino all’Australia.

Una posizione strategica che interessava agli Stati Uniti, che affittarono dalla Gran Bretagna l’isola di Diego Garcia, che faceva parte del B.I.O.T. (British Indian Ocean Territories) ovvero l’arcipelago delle Chagos. Le isole dovevano far parte del territorio delle isole Mauritius secondo la logica della colonizzazione, ma poi i britannici trovarono conveniente scambiarli con i missili per armare i loro sottomarini nucleari. In più è sotto giurisdizione britannica, che ci tiene un paio di poliziotti, e non c’è il rischio di insurrezioni locali o di tradimenti da parte del paese ospite.

Gli Stati Uniti però non volevano rogne e pretesero che le isole fossero consegnate vuote, ad evitare reclami, problemi e soprattutto occhi indiscreti vicino a quella che sarebbe diventata una delle basi strategicamente più importanti del dispositivo americano di proiezione militare. Da Diego Garcia infatti gli Stati Uniti possono raggiungere e colpire un’area vastissima senza temere ritorsioni, se non da un numero ristrettissimo di paesi, visto che le sponde più vicine sono a quasi 2000 km di distanza.
Gli abitanti delle Chagos non poterono far molto e alla fine la Gran Bretagna dichiarò che erano isole disabitate come previsto dal contratto d’affitto della durata di 50 anni già firmato qualche anno prima, nel 1966. Nel 2016 pare probabile che l’opzione per altri 20 anni passerà senza obiezioni a Washington come a Londra. Gli abitanti delle Chagos non hanno mai avuto troppa voce in capitolo e ci misero un po’ a capire che qualche titolo da far valere lo avevano, perché l’azione con la quale sono stati sradicati dalle isole equivale a un crimine contro l’umanità, un vero e proprio furto da parte della potenza coloniale, che derubò della loro povera terra le centinaia di discendenti di schiavi africani e lavoratori indiani, importati sull’isola per i lavori agricoli prima dai francesi e poi dagli inglesi. Quelli che da centinaia di anni ormai nascevano e morivano sull’isola e che peraltro alla fine di questa giostra si ritrovarono a pieno titolo sudditi della Corona, in teoria con gli stessi diritti dei cittadini britannici.

DIEGO-GARCIA-USS-Flordia

Gli abitanti finirono in povertà, in maggior parte alle Mauritius, alcuni alle Seychelles e pochi riuscirono a emigrare verso l’Europa, verso quella che, in alternativa, era la madrepatria britannica. Alcuni ricevettero dopo molti anni un risarcimento poco più che simbolico e con quello Londra pretese di aver chiuso la pratica. Gli isolani non si dettero per vinti e cominciarono un lungo calvario giudiziario presso i tribunali britannici, che avrebbero anche riconosciuto il loro diritto al ritorno, che poi non è mai stato implementato. Nel 2000 il Segretario agli Esteri Robin Cook diede il permesso agli isolani di ritornare alle isole, ma la decisione fu subito ribaltata nel 2001 a seguito degli attentati dell’undici settembre e dell’aumento dell’attività a Diego Garcia.

Nel 2010 una fantomatica associazione ecologista propose l’istituzione di una enorme riserva marina attorno alle isole, e con essa il divieto di pesca e altre prescrizioni a tutela dell’ambiente che escludono opportunamente che qualcuno possa andarvi a vivere e trarre il proprio sostentamento. Per alcuni una gemma, per altri un plateale espediente ipocrita, anche perché le attività di Diego Garcia sono altamente inquinanti e mettono ad alto rischio d’inquinamento anche il resto dell’atollo, sorvolato da ogni genere si velivolo e solcato da ogni genere di naviglio, su tutti le cisterne che devono portare l’energia e il carburante alla base e ai mezzi che vi si appoggiano. Hanno ragione i secondi e lo hanno confermato i cable di Wikileaks, rivelazioni che non hanno fatto arretrare molte associazioni ecologiste dal sostegno entusiastico all’idea del parco. Comunque sub-judice perché la sua costituzione è stata opportunamente denunciata.

ChagosMap-v3-940
Agli ex abitanti delle isole, che erano 1.500 e ora sono rimasti in circa 700, tra l’altro basterebbe poter tornare, non necessariamente tornare a stabilirvisi, e riscuotere finalmente un indennizzo degno di questo nome e non l’elemosina (5 milioni di sterline) e il pezzo di terra alle Mauritius con la quale Londra ha provato a chiudere la faccenda.

La corte di Strasburgo ha stupito dichiarando che gli abitanti non hanno titolo a ricorsi individuali, com’era quello presentato a nome di uno dei più attivi tra gli abitanti. Eppure, descritto come “un abuso di potere” e “ripugnante, deplorevole e illegale” dal sopra ricordato Robin Cook, l’esilio forzato degli isolani è stato riconosciuto più volte illegale da diverse corti britanniche, le decisioni delle quali sono poi state sovvertite dalle corti superiori. Un tira e molla indegno a coprire un abuso evidente e a preservare un interesse strategico che difficilmente potrebbe essere leso dal ritorno di qualche decina d’abitanti sulle isole di quando in quando, sicuramente poco frequente perché il viaggio per mare è lungo e le uniche piste d’atterraggio sono a Diego Garcia, che è off limits e che agli isolani non sembra interessare per niente.

La soluzione più conforme al diritto, ai precedenti e alla giustizia in senso più ampio, sarebbe che le Chagos fossero unite a Mauritius, antico riferimento coloniale per l’arcipelago, soluzione che non pregiudicherebbe la permanenza di Diego Garcia sotto il controllo americano, paerché è inverosimile che Port Louis possa negare il favore a Washingto e rifiutarsi d’intascare l’affitto al posto di Londra. David Snoxell, ex ambasciatore alle Mauritius e coordinatore del Chagos Islands all-party parliamentary group, in porposito ha dichiarato:”Ci appelliamo alla coalizione di governo per il mantenimento delle promesse pre-elettorali per sanare un maniera di un giusta e onesta una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo, perpetrata dal Regno Unito sugli indifesi, la brutale rimozione di un intero popolo dalla sua terra natale e dal suo stile di vita, trasformata in una vita d’esilio, povertà e sofferenze. Ci attendiamo che il nostro governo rifletta il senso britannico del fair play e si assicuri che gli stessi diritti umani si applichino agli abitanti della Chagos, che sono britannici e che si appellano ai cittadini del Regno Unito. Come ha detto il Segretario degli Esteri: “L’opinione pubblica britannica si aspetta che il suo governo agisce con integrità morale”. Negli ultimi 50 anni l’attesa però si è rivelata vana, agli abitanti delle Chagos il governo britannico non ha mai presentato neppure le sue scuse.

Pubblicato in Giornalettismo

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