Inchiesta BBC, la pedofilia resta fuori

Posted on 21 dicembre 2012

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Il rapporto manca completamente d’affrontare la questione posta dalla schiera di reati consumati sotto il tetto dell’azienda. Jimmy Savile è morto l’anno scorso, era un DJ famoso, un filantropo e una star britannica, il suo volto noto anche oltre i confini del regno. Un mese dopo la sua morte il programma Newsnight di BBC aveva pronto un servizio-bomba che raccontava di come Savile avesse stuprato decine di ragazzine, persino tra quelle ricoverate in istituzioni sanitarie o d’assistenza sociale che il nostro sponsorizzava.Poi a ottobre di quest’anno un altro canale inglese fa lo scoop, la polizia dice che sta indagando e alla fine emerge un giro con centinaia di vittime e almeno tre famosi artisti occupati ad accoppiarsi con fan e no, estremamente giovani, facendo loro violenza e imponendo loro il silenzio in virtù della loro immagine pubblica.

Uno scandalo nazionale, nel quale BBC è rimasta impigliata perché gli autori del servizio in qualche maniera censurato hanno lamentato la loro primogenitura e BBC è finita nella tempesta. Una tempesta che tira le sue somme oggi, dopo che Nick Pollard, ex capo di Sky News, ha concluso la sua inchiesta, dicendo che non vi fu censura per proteggere il buon nome dell’artista, che comunque era chiacchierato da tempo, fin troppo per aver continuato a godere di tanta libertà d’azione.

Caos, confusione, ma soprattutto nel mirino di Pollard è finita la reazione di BBC, scoordinata, inefficace, lenta a riconoscere le proprie responsabilità anche quando erano già evidenti. “Completamente incapace” di gestire lo scandalo. Non bastasse, un’altra inchiesta contemporanea da parte del comitato per gli standard editoriali del BBC Trust ha concluso che ci fu “grave infrazione” degli standard nella messa di Newsnight in onda di una puntata successiva allo scoppio dello scandalo, nella quale la redazione “provvisoria” del programma ha identificato erroneamente Lord McAlpine come uno stupratore di giovinette ricoverate delle strutture d’assistenza. Tre dipendenti sono stati sottoposti a sanzioni disciplinari.

Criticando severamente George Entwistle, da poco nominato direttore generale di BBC al momento dello scandalo e dimessosi il 10 novembre,  e altri top manager, Pollard ha spiegato che sono stati incapaci d’afferrare le dimensioni di quanto stava accadendo sia quando non hanno valutato l’importanza dell’inchiesta censurata che quando si è trattato di difendere il buon nome dell’azienda. Peter Rippon, l’editor di Newsnight che ha materialmente fermato la messa in onda sarà sostituito, anche perché aveva pubblicato una sia versione della faccenda sulla pagina del suo blog, ma questa si è rivelata minata da “errori fattuali” che BBC ha tardato a correggere. Un decisione che secondo Pollard fu comunque in buona fede, anche se sbagliata. Altri dirigenti sono stati fustigati, il diretto superiore di Pollard va in pensione.

Salvo invece Mark Thopson, all’epoca dei fatti direttore generale di BBC e in attesa di prendere servizio come CEO del The New York Times il 12 novembre. Passata al setaccio la sua azione anche dai reporter del NYT, è stato confermato ed è entrato in servizio anche se l’inchiesta americana era giunta a conclusioni più severe di quelle di Pollard, che in sostanza riconosce che Thompson non ha avuto modo di cogliere quanto accaduto.

Tim Davie, facente funzioni di direttore generale di  BBC ha spiegato in conferenza stampa che ha cercato di essere ragionevole nelle sanzioni disciplinari comminate ai dipendenti, ha riconosciuto che BBC ha subito “un colpo” alla fiducia del pubblico nei suoi confronti e che occorrerà riconquistarla giorno per giorno senza credere con arroganza che tornerà da sola con il tempo. Lord Patten, il presidente del BBC si è detto stupito dalla mancanza di collaborazione e di “cameratismo” tra i dipendenti dell’azienda coinvolti, molti dei quali alle sue dipendenze da decenni. Patten ha anche affermato che non ci sono ragioni per negare la liquidazione da 450.000 sterline a George Entwistle, che per molti è eccessiva dopo appena 54 giorni in carica, anche se la cifra riferisce poi a una carriera spesa tutta all’interno di BBC.

L’inchiesta, costata a BBC due milioni di sterline, è stata tuttavia circoscritta agli aspetti giornalistici della vicenda, trascurando completamente un intero set di questioni che BBC prima o poi dovrà affrontare, se non sul piano disciplinare, almeno su quello etico e culturale. Anche all’epoca del trionfo dell’amore libero lo stupro era reato, così come lo era e lo è ancora la pratica pedofila, un’illegalità che ha portato in galera sette persone, tra le quali proprio un ex producer di BBC Radio One, Ted Beston, un compagno di scorribande di Savile, il cantante Gary Glitter, accusato di aver stuprato una ragazzina nei camerini di BBC, il radiocronista sportivo Stuart Hall, il comico Freddie Starr e anche un presentatore di programmi per bambini che la polizia non ha nominato per motivi legali attinenti la protezione dei minori violati. Tutti hanno lavorato per le rete britannica e hanno consumato numerosi reati all’interno dell’azienda e a stretto contatto con tanti altri che difficilmente potevano ignorare quel che sembra anche fosse un’attività abbastanza frenetica. Primo o poi BBC dovrà affrontare anche questi fatti che alcuni dicono figli della cultura e della mentalità dell’epoca, ma che difficilmente potranno essere minimizzati o ignorati nel lungo periodo, visto che ancora oggi ci sono vittime di quegli abusi che ne soffrono e ne hanno sofferto per decenni.

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