La fine del mondo, un format di successo

Posted on 4 dicembre 2012

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Migliaia di furbastri e fuori di testa hanno annunciato la fine del mondo e milioni di persone gli hanno creduto e continueranno a credergli. L’uomo si è sempre interrogato sul suo futuro, ma da un certo momento in poi ha commesso l’errore di cominciare a preoccuparsi di quel che gli potrebbe succedere dopo la morte, procurandosi così  non pochi problemi in vita. Le antiche religioni politeiste avevano culti anche complessi, ma volti ad assicurarsi la benevolenza delle divinità “qui e ora”, in genere a botte di sacrifici più o meno sentiti.

Il più antico e noto momento di rottura fu quando anche l’ebraismo virò verso la ricompensa divina differita oltre la morte. La narrazione si trovò ad evolvere quando il popolo ebraico si ritrovò schiavo a Babilonia di Nabucodonosor. Con il sacro Tempio raso al suolo dagli infedeli e ridotti in schiavitù, gli ebrei virarono verso una narrazione allegorica che prevedeva l’età dell’oro del popolo ebraico all’arrivo del Messia. L’allegoria nascondeva agli occhi babilonesi l’auspicio del ritorno di un re davidico, individuato come messia in quanto “unto”, come appunto s’ungevano i re durante la cerimonia d’incoronazione.

L’età dell’oro divenne la ricompensa futura per il popolo ebraico, che è ancora lì che l’aspetta insieme al Messia, ma nelle more del processo venne aggiornato anche il libro di Isaia (datato un paio di secoli prima) con la profezia dell’età dell’oro, il Dio del libro di Isaia si farà giudice e rimprovererà i popoli e gli uomini, sterminerà i malvagi e premierà gli umili e metterà fine alle guerre, in quello che sarà destinato a essere conosciuto come il giorno del Giudizio e ad assumere connotati sempre più spaventosi.

Dopo di lui Gioele, nel 400 a.c.: “ Guai al giorno! Perché il giorno del Signore è vicino, e verrà come una distruzione dell’Onnipotente” (Gioele, 1:15). Profezie che ebbero un grande successo e che cominciarono a segnare la via che molti altri profeti percorreranno in seguito, tra i quali l’autore del Libro di Daniele, particolarmente cruento. Un filone di successo, tanto che il Giorno del Giudizio da allora è stato più volte annunciato e ha dato buca sistematicamente senza che l’attività ne abbia risentito. Anche Giovanni non mancò di lanciarsi in un: “Pentitevi, il regno dei cieli è vicino”, che ebbe anche l’effetto collaterale di scatenare un vero e proprio boom di sedicenti Messia, tra i quali emergerà alla storia Gesù di Nazareth.

Anche il Cristo non mancò di esibirsi nel numero dell’annuncio della fine: ““…In verità vi dico, questa generazione non passerà senza che tutto questo sia compiuto” (Marco 30-32)” e anche lui toppò miseramente. Decisamente più sottile Paolo di Tarso, l’apostolo che in Grecia riuscì a convertire alla nuova fede un gran numero di greci agli insegnamenti del Messia, Christos in greco. Da Paolo in poi si continua a parlare del giorno del giudizio, ma sparisce ogni riferimento temporale preciso, “il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte”, stai pronto, ricordati che devi morire, e di più non dimandare.

Judgment Day Believers Proclaim May 21 Is Day Of Armageddon

Intorno al 95 d.c. un momento fondamentale per l’umanità, appare infatti l’Apocalisse di Giovanni, libro sicuramente ispirato dalla dura repressione dei cristiani da parte dell’imperatore Domiziano. Un libro pieno di effetti speciali e di un discreto gusto per lo splatter, che avrà un enorme successo e che si spende nel descrivere nel dettaglio il giorno del giudizio come un’apoteosi di sangue e violenza su scala disumana. Piacque moltissimo l’annuncio della fine del mondo nel giorno del giudizio, tanto che pochi anni dopo sull’onda del successo apparve tra il 120 e il 130 anche l’Apocalisse di Pietro. Come spesso accade il remake non ebbe operò lo stesso successo dell’originale e oggi è quasi dimenticata. Pur intitolate agli apostoli le due Apocalisse non sono sicuramente state scritte da loro, morti tempo prima, tuttavia sono stati accolti dai cristiani come libri sacri, ai quali a lungo s’ispirerà la dottrina. Un successo destinato a dilagare, apparirà in seguito il Ragnarok per gli adoratori di Odino e un equivalente giorno del giudizio per i musulmani, ben pochi di quelli che s’inventeranno una religione in seguito si faranno mancare l’attesa per una data fatidica.  L’Apocalisse si può quindi considerare a pieno titolo un pericoloso ordigno cartaceo capace di fare nei secoli più vittime di una bomba termonucleare e d’influenzare le vite e i destini di milioni, se non miliardi, di persone.

Da allora si moltiplicheranno infatti i casi nei quali i menagramo faranno fortuna annunciando come imminente una fine terribile dalle caratteristiche sovrapponibili a quelle dell’Apocalisse, spesso inducendo nei fedeli comportamenti inconsulti. Nel tempo ad esempio molti cristiani divennero impazienti e pensarono che probabilmente bisognava attendere il ritorno del signore (il secondo avvento) per vedere l’Apocalisse, ma dall’Apocalisse scaturì anche il millenarismo, la credenza che l’anno 1.000 avrebbe coinciso con la fine del mondo conosciuto. Nell’Apocalisse c’era scritto che il Diavolo con la venuta di Cristo sarà rinchiuso per mille anni, “…dopo di che sarà libero per un po’ “(A.20: 1-3) e quindi anche il Papa dell’epoca, Silvestro II si adeguò, annunciando la fine del mondo durante il suo breve papato, appena quattro anni tra il 999 e il 1003, anno nel quale fu probabilmente avvelenato. Non mancherà neppure un suo collega che la piazzerà a 666 anni dalla nascita dell’Islam

Il testo sarà esplorato anche nelle virgole e ne saranno tratte profezie di ogni genere. Ma  nemmeno i ripetuti falsi allarmi e l’emergere del metodo scientifico frustreranno questi tentativi, ci saranno anzi diversi personaggi che applicando calcoli e approcci “scientifici” all’esame del testo, profetarono un imminente giorno del giudizio. Il più famoso è sicuramente William Miller, una patriota delle guerre d’indipendenza americane che si mise a studiare il Libro di Daniele e quello dell’Apocalisse e annunciò che tra  il 21 marzo del 1883 e lo stesso giorno del 1884 ci sarebbe stata la fine del mondo. Bucata la profezia provò ad aggiornarla al 22 ottobre successivo, ma niente.

Nonostante avesse preso per il naso oltre 100.000 persone che si erano accampate in cima ad alcune colline in attesa dell’evento, molte delle quali avevano venduto tutto di fretta, tanto c’era la fine del mondo, non fu , come sarebbe stato lecito attendersi, preso a pernacchie dai boccaloni che aveva sedotto. I delusi fondarono anzi quelle sarebbero diventate le chiese avventiste, che nascono proprio da quella Grande Delusione (Great Disappointment). Alcuni di loro hanno aggiornato i calcoli al 2844, piazzando la prossima delusione abbastanza lontano da non infastidire. E poi dicono che perseverare è diabolico.

Non deve quindi stupire che la “profezia Maya” per la fine del mondo, che poi si è scoperto non essere nemmeno tale, stia riscuotendo tanto successo al punto da costringere il governo russo a smentire ufficialmente la fine del mondo per il 21 di questo mese. Ormai non passa quasi anno senza che qualcuno annunci la fine del mondo, l’anno scorso era per 21 marzo 2011, ma se si osserva il censimento di questo genere di profezie si può notare come siano andate addirittura aumentando di frequenza negli ultimi decenni.

pubblicato in Giornalettismo

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