Bahrein, rappresaglie e punizioni collettive

Posted on 25 ottobre 2012

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Muore un poliziotto, forse ucciso da una bomba, forse no. E il regime decide per la punizione collettiva di un intero villaggio. Il regime degli al Khalifa dopo aver fatto strage di cittadini che protestano e dopo averne incarcerati a migliaia (come se Italia fossero centinaia di migliaia in rapporto alla popolazione), rende a pretesto la morte di un poliziotto per assediare e devastare un intero villaggio.

Da giorni gli abitanti di al Eker sono assediati dalle forze governative, che impediscono il transito da e per il villaggio a quanti non sono autorizzati, tra questi anche i furgoni che riforniscono i negozi e gli studenti che dal villaggio devono recarsi a scuola altrove. Si tratta di un vero e proprio assedio contro una comunità che sarebbe colpevole di ospitare, se non proteggere, l’autore dell’oscuro omicidio di un poiziotto, colpito da una bomba, almeno stando alle dichiarazioni del ministero dell’interno del Bahrein, già in passato colto a piazzar bombe da attribuire alla protesta.

Lealisti e governo sono stati lesti a legare l’attacco a uno dei leader del movimento per i diritti umani nel paese, detenuto e già condannato a diversi anni di galera per aver semplicemente protestato. Ieri Zainab Al Khawaja, Said Yousif e Naji Fateel, tre noti attivisti (terroristi per il governo) hanno provato ad avvicinarsi al villaggio per portare simbolici rifornimenti alimentari e sono stati arrestati. Due giorni fa un gruppo di un migliaio di persone che voleva portare aiuti e rompere l’assedio è stato attaccato e disperso con i gas, i bastoni e i fucili caricati a pallini, arma antisommossa d’elezione da quelle parti.

L’opaca ricostruzione dell’omicidio solleva più di un dubbio, ma non ci sono dubbi che la reazione governativa sia del tutto illegale e contraria a ogni principio di diritto e di giustizia, come tutte le punizioni collettive. Tanto più che i poliziotti in questione sarebbero stati attaccati mentre compivano gli abituali raid notturni con i quali terrorizzano gli abitanti dei villaggi sciiti. Raid a base di vandalismi, con decine di uomini armati che passano le notti a saturare di gas lacrimogeni le strade di questi quartieri e irrompono all’improvviso nelle case dei sospetti al regime. Pochi giorni fa tale pratica ha provocato la morte di una bambina di 11 mesi, uccisa dai gas.

Ad al Eker è stato istituito il coprifuoco e le forze di sicurezza, composte per lo più da mercenari pakistani e da squadristi che operano in abiti civili e con il volto coperto, hanno fatto irruzione in diverse case, arrestato persone, distrutto le proprietà e terrorizzato chiunque sia capitato loro a tiro. Il tutto nonostante il regime abbia fatto sapere di aver arrestato sette persone in relazione all’attacco, che da quello che par di capire non è stato altro che il solito tentativo di difesa dei residenti che, quando possono,  provano ad opporsi lanciando salve di molotov contro gli squadristi. il tutto si consuma nell’indifferenza di media e dei politici dei paesi “democratici”, incapaci di criticare la dittatura amica.

Pubblicato in Giornalettismo

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