Il medioevo teocratico della Russia

Posted on 29 settembre 2012

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Al clero ortodosso sono stati concessi ogni genere di privilegi e, ritrovata la potenza, ha subito cominciato ad esibire la prepotenza dei bei tempi andati. Una spirale che per ora appare senza controllo.

Il vescovo Ilov della diocesi di Naryan-Mar e Mezen, che è la più nuova di tutte le russie e sta al Circolo Polare Artico tra il mar Bianco e quello di Barents, ha fatto una gita su un rompighiaccio nucleare fin quasi al Polo. Qui, accompagnato dalle reliquie di San Nicola ha lasciato una capsula metallica con l’iscrizione: “Con la benedizione del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, la consacrazione del Polo Nord segna 1150 anni di sovranità russa“. I russi, è noto, rivendicano buona parte dell’Artico che ora si scioglie e diventa accessibile.

Gli ortodossi da Putin hanno ottenuto di tutto, e ricambiano appena possono, tanto più che il loro essere chiesa nazionale e nazionalista storicamente in simbiosi con il potere locale ben si sposano con l’autoritarismo putiniano. I privilegi concessi agli ortodossi, insieme a quantità importanti di fondi pubblici, hanno presto provocato una restaurazione tanto decisa da riportare l’orologio della storia più o meno ai tempi dello zarismo.

La candid camera nella quale un attivista del collettivo Voina vestito da Pope entrava e usciva dai supermercati facendo la spesa senza pagare e senza che nessuno dicesse niente in piena Mosca, spiega meglio di tanti discorsi a che livello la chiesa ortodossa abbia riacquistato presa su una società che ancora oggi è in larga parte aliena alle religioni. Non così in parlamento e nelle assemblee elettive, dove tutti i partiti o quasi seguono l’esempio di Putin e coltivano buoni rapporti con il patriarcato.

Così può capitare di sentire alla Duma Yaroslav Nílov, un deputato che può esibire una discreta preparazione scientifica, chiedere che le televisioni spieghino e raccontino che i profanatori dei luoghi sacri sono puniti direttamente dalla divinità, come narrano che accada in un particolare monastero alcune leggende metropolitane. Un delirio al quale non crede nessuno, se è vero che quasi tutti i deputati e tutti i partiti stanno per approvare una legge che punisce con pene fino a 5 anni la “profanazione” di luoghi od oggetti di culto. Una legge che punisce le offese al sentimento religioso c’è già, ma questa protegge anche luoghi ed oggetti, la prossima volta le Pussy Riot rischieranno grosso.

Come rischiano grosso gli omosessuali che dal patriarcato sono visti malissimo e che hanno già una legge che proibisce la “propaganda” omosessuale, così rischiano la galera se pubblicizzano un incontro per omosessuali o anche se esibiscono la locandina di un film assimilato alla propaganda.

Un problema ulteriore è quello rappresentato dal fatto che pur essendo queste leggi intitolate alla difesa di tutti i culti, alla fine sono usate solo nei casi nei quali servono agli ortodossi. Che ad esempio stanno costruendo chiese a tutto spiano mentre di moschee non se ne fanno più. A una chiesa ortodossa inoltre non potrebbe mai capitare quello che è successo alla Holy Trinity Pentecostal Church, abbattuta nella notte con le ruspe da un gruppo di poliziotti e “volontari” perché in qualche modo abusiva.

Pubblicato in Giornalettismo

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Posted in: Clerowatch, Religioni