Tripoli, Washington, Londra, la società dei torturatori

Posted on 7 settembre 2012

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Un rapporto dell’associazione per i diritti umani HRW denuncia la pratica che accomunava Usa e Libia ai tempi di Gheddafi. Londra, Washington e Tripoli torturavano insieme allegramente.

Alcuni degli attuali leader libici hanno trascorso alcuni degli ultimi anni detenuti e torturati da americani e britannici in giro per il mondo e infine sono stati consegnati al dittatore libico. “Non solo gli Stati Uniti consegnavano a Gheddafi i suoi nemici su un piatto d’argento, ma sembra che la CIA abbia tortuato prima la maggior parte di loro”. Così dice la curatrice del rapporto, Laura Pitter, elaborato grazie ai documenti rinvenuti negli uffici dei servizi libici dopo la rivoluzione. Documenti mai smentite dalle autorità dei due paesi occidentali coinvolti, che hanno preferito affrontare la questione chiudendosi nel mutismo più assoluto.

La collaborazione s’accende dopo il 2001, quando a seguito dell’11/9 gli americani cominciano a rastrellare i membri di qualsiasi fazione armata vagamente islamica, un’attitudine che si rivelerà una manna per governi come quello d’Israele, ma ancora di più per gli autocrati a ogni latitudine, che con il pretesto della “war on terror” sfrutteranno il consenso e la collaborazione statunitense per fare strage d’oppositori, anche non islamici, ma ugualmente “terroristi”. Il traffico di povere vittime aumenta dopo il 2004, anno nel quale Bush e Gheddafi fanno la pace.

La Libia regala agli americani i pezzi del suo programma militare nucleare, non rinunciando a denunciare l’origine pakistana del traffico necessario a costituirlo e il regime libico entra nel novero dei “buoni”. Sbarcano a Tripoli la Shell e le sue sorelle e si apre anche la join venture con CIA e servizi inglesi.

 Gli americani e i britannici davano i prigionieri a Gheddafi assicurandosi la promessa diplomatica che non sarebbero stati maltrattati, dicono, ma alla luce dei fatti la circostanza assume i colori del surreale, visto che quegli stessi detenuti erano stati in precedenza torturati in oscure prigioni gestite da nostri in giro per il mondo e si sapeva che identico destino li attendeva nelle prigioni libiche nel corso degli interrogatori gestiti dagli uomini di Senussi, che torturano anche i cittadini di altri paesi per conto degli americani. Una mano lava l’altra.

Afghanistan, Marocco, Thailandia, Sudan, Siria, Arabia Saudita, Giordania, Guantanamo e ancora altri paesi, altre prigioni, le vittime libiche di questo traffico hanno girato il mondo dopo esser state arrestate o rapite dove si trovavano, anche se per lo più hanno trascorso il loro tempo appese a un muro in una cella scura, alternando sedute di waterboarding a interi giorni incatenati nudi e bombardati di musica a tutto volume, nelle prigioni all’interno delle basi americane come in quelle dei paesi collaboratori.

Non sono torture, ha detto l’amministrazione Bush, che ha detto di averle usate solo in tre casi e per estrarre informazioni vitali. Poi le informazioni non c’erano, le vittime sono diventate molte più di tre e Obama ha detto che il waterboarding è una tortura. Ma nessuno è stato incriminato, nei giorni scorsi la possibilità è anzi stata esclusa, e nessuno ha detto che tutto il resto sia una tortura e che quindi sia da vietare com’è stato vietato il waterboarding, che tanto efficace per ottenere informazioni non dev’essere, se c’è chi è stato sottoposto a più di 100 sedute senza risultati.

Sono una quindicina le storie di prigionieri libici ricostruite da HRW, ma sono migliaia, se non decine di migliaia, le persone passate attraverso questo sistema in tutto il mondo. Persone per lo più innocenti, persone che al più dovevano essere sottoposte a processi civili o alla detenzione in qualità di prigionieri di guerra e che invece sono stati infilati a forza in un limbo creato dall’amministrazione americana per dare una parvenza di copertura giuridica a reati e crimini che invece non sono giustificabili per niente. E che quindi restano crimini e reati gravissimi, ancora di più perché commessi dai sedicenti esportatori di democrazia in combutta con i più noti assassini della democrazia in giro per il mondo.

Pubblicato in Giornalettismo