Perché non possiamo dirci norvegesi

Posted on 25 agosto 2012

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Il Giornale pubblica un articolo su Breivik nel quale riporta la sua condanna a 21 anni senza spiegare che il sistema norvegese prevede, prima del suo rilascio a fine pena, un ulteriore giudizio che lo potrà condannare ad altri cinque anni se considerato ancora pericoloso. Al termine dei quali ci sarà un altro giudizio identico e così via, una sequenza teoricamente possibile fino alla sua morte. Molto più di un ergastolo quindi.

A margine dell’articolo, come a corredo di quasi tutti quelli ugualmente scarsi pubblicati in giro per la rete, c’è un’orgia di forcaioli e indignati che commentano insultando i norvegesi e il loro sistema giudiziario, che diventa così il fulcro di un dibattito allucinante, e non solo perché fondato su presupposti errati, osservando il quale si ricava l’impressione che molti italiani pensino alla Norvegia come a un paese malato. Il tutto per la gran gioia di quanti condividono le idee di Breivik e le diffondono impunemente anche nel nostro paese, proprio dalle pagine di fogli come quello in questione. Ma non si tratta di un astuto espediente della direzione, in questo caso colpevole di “semplice” sciatteria.

Come spesso accade dalle nostre parti, si finisce a parlare di niente e a puntare il dito su altri, senza neppure rendersi conto di quanto tale processo finisca per dimostrare, complessivamente, la pochezza di un paese che si sopravvaluta pericolosamente. Con molto ritardo la redazione (come altre) ha poi aggiunto due righe con la necessaria precisazione, ma ormai l’orgia si era consumata e presumibilmente continuerà oggi nei bar e tra gli ombrelloni.

Saranno contenti i commentatori, che ora più che mai sembrano idioti che si sono azzuffati per niente, ma difficilmente loro o la redazione ne trarranno qualche insegnamento per il futuro. I norvegesi hanno dimostrato di saper imparare e uscire a testa alta anche da una terribile disgrazia, dalle nostre parti purtroppo siamo ancora alle prese con il problema di uscire da queste fangose dinamiche scatenate dall’ignoranza e da una cultura che più becera non si potrebbe

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