Droni, bugie e civili morti

Posted on 22 agosto 2012

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Una ricerca sbugiarda le pretese dell’amministrazione Obama e persino le stime meno ottimistiche.

Informazioni dettagliate raccolte in Pakistan dalle famiglie delle vittime dei bombardamenti americani e dagli addetti ai soccorsi hanno fornito le nuove prove sul fatto che i droni uccidano principalmente dei civili non-combattenti. Non esclusivamente “militanti” come affermato dall’amministrazione Obama, che per il 2012 aveva dichiarato zero vittime tra i non militanti. Le nuove analisi hanno smentito anche i dati della New America Foundation (NAF) che in precedenza aveva fornito  stime statistiche in precedenza pubblicate sul suo blog, che sono state sistematicamente sottostimate a causa di una metodologia che ha spinto a considerare militanti anche le vittime civili. La novità si accompagna alla scoperta che la metodologia impiegata dall’amministrazione Obama per calcolare le vittime prevede di considerare automaticamente militanti i maschi in età di leva uccisi a meno di smentite della (sua) intelligence, che è la stessa che indica gli obiettivi da colpire. I dati dettagliati provenienti da due fonti indipendenti l’una dall’altra su 24 bombardamenti dal 2008 a 2011 dimostra che le vittime civile sono state il 74%, mentre le stime statistiche di NAF indicavano un 30%, dato comunque molto più alto di quello fornito dall’amministrazione.

 

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I bombardamenti sono stati ovviamente molto più numerosi. I dati raccolti dal  londinese Bureau of Investigative Journalism (BIJ) su 13 bombardamenti a cavallo del 2010 e del 2011 e dall’avvocato pakistano Mirza Shahzad Akbar, hanno fornito risultato sovrapponibili. Il programma  “Year of the Drone” guidato dall’esperto di terrorismo Peter Bergen del NAF, ha contato le vittime dei bombardamenti dal 2009 basandosi sui rapporti dei media e prendendo in considerazione solo la categoria dei “militanti” e pochissimi “altri” come risultato dell’osservazione dei media. Il totale delle vittime stimate da NAF spazia da un minimo di 1500 vittime a un massimo di circa 2500. I dati relativi a 11 bombardamenti censiti sia da NAf che da Akbar danno una stima che varia dai 66 ai 78 militanti e 39/47 “altri”, il termine usato per definire i civili. La verivica sul campo ha dato il risultato di 86 civili sicuri uccisi e 27/34 militanti. Si può facilmente osservare che la fotografia che ne risulta è diametralmente opposta. Proiettata sui 2000 morti dei bombardamenti secondo il dato medio tra quello offerti da NAF, fanno ben più di 1000 civili innocenti uccisi.

Il confronto con i dati di BIJ relativi ad altri bombardamenti è simile. In questo caso il riscontro sul campo parla di un risultato 50/50 mentre NAF si situava al di sotto del 30% di “altri”. Mettendo insieme i dati si può verificare che il riscontro sul campo parla di una media del 70% di civili uccisi, esattamente l’opposto delle stime del NAF. Akbar continua a raccogliere dati e a trasmetterli a numerose organizzazioni. Studi di giurisprudenza in Gran Bretagna, direttore della Foundation for Fundamental Rights, Akbar ha avuto un figlio e uno zio uccisi dai droni in un attacco che per gli americani aveva colpito solo militanti. Fu lui a nominare in una conferenza stampa il capo della stazione della CIA d’Islamabad, Johnatan Banks, costringendolo così ad abbandonare in fretta il paese. La sua fondazione ha fatto causa e chiesto 500 milioni di dollari all’allora direttore della CIA Leon Panetta, al segretario della difesa Gates e a Banks a nome delle famiglie delle vittime.

Per avere un’idea della metodologia adottata da Bergen e da NAF puà essere utile il caso del bombardamento di una madrassa da parte, che secondo BBC aveva provocato la morte di un’ottantina di militanti all’interno, che invece erano studenti. NAF valutò in 83  i militanti e in un numero da zero a 83 gli “altri”, un risultato evidentemente illogico che mancò per di più di prendere in considerazione la confessione da parte dell’ex dittatore Musharraf che disse di aver mentito all’epoca per proteggere il programma americano. Secondo le testimonianze raccolte sul posto tutte le 83 vittime erano studenti. Richiesti di un commento su queste da parte di Truht Out, l’organizzazione che ha pubblicato i nuovi dati, Bergen non ha voluto rispondere e lo stesso ha fatto NAF, Bergen s è limitato a smentire che i suoi dati possano essere stati orientati per scopi politici.

Tuttavia ha ammesso l’errore nel caso della madrassa. Il mese scorso Bergen aveva annunciato che le vittime civili si erano ridotte “vicino allo zero”, andando incontro alle pretese dell’amministrazione Obama e John Brennan che aveva detto al New York Times che al governo non aveva trovato prove di vittime civili nelle operazioni antiterrorismo al di fuori di Afghanistan e Iraq, intendendo i colpi in Pakistan, Yemen e Somalia. Appena giunto al potere Obama venne a sapere rapidamente la verità, ma invece di ridurre i bombardamenti ne aumentò a dismisura il numero e cambiò il criterio per contare le vittime in modo che offrisse la possibilità di colpire qualsiasi maschi adulto e di farne un “militante” fino a che la CIA non avesse detto che non lo era.

Anche la NAF si adeguò, così i suoi dati balzarono a esibire un clamoroso 96% di “militanti” uccisi. Stessi dati per il 2010 e il 2011, tanto da spingere Bergen ad avvalorare le stime dell’amministrazione di “quasi zero” civili uccisi, comprensibile visto che erano tutti “militanti” salvo donne e bambini, ma profondamente errato, falso. I dati nel dettaglio possono essere reperiti su truth-out.org a margine dell’articolo di Gareth Porter, che mi sono limitato a riassumere.

 

Pubblicato in Giornalettismo