La follia di Karzai cancella la storia dell’Afghanistan

Posted on 19 agosto 2012

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Il ministro dell’Istruzione  Farooq Wardak ha spiegato che la decisione di cancellare parte della storia afghana dai libri di testo per le scuole è fondata sul superiore interesse nazionale. “La mia responsabilità è portare unità e non divisioni nel paese, non incoraggerò un’agenda dell’educazione che nutre divisioni” ha detto a BBC.

Il risultato di questa impostazione è che dai nuovi libri scolastici è stata letteralmente cancellata la storia degli ultimi 50 anni del paese, mezzo secolo eliminato. Niente atrocità dei talebani, nessuno dei numerosi colpi di stato, neppure la dominazione sovietica e la deposizione di Najibullah da parte dei mujaheddin, non la successiva trasfomazione di Kabul in un macello nel quale trovarono la morte oltre 70.000 persone. Il mullah Omar è citato senza che siano descritte le circostanze con le quali è salito al potere, le peculiarità del regime talebano e neppure come sia stato costretto alla fuga dagli americani.

Non si parla proprio di diritti umani, oggetto sconosciuto allo stesso governo di Karzai, di stragi, della condizione della donna sotto i talebani, delle tante atrocità commesse dai diversi regimi che si sono avvicendati negli ultimi decenni. Studenti, maestri e storici intervistati hanno ridicolizzato i testi, che appaiono un delirio allucinato persino ai bambini, che in casa hanno appreso altre storie e che non possono fare a meno di notare la rimozione della presenza di americani e NATO nel paese, rimossa dai libri dai storia, ma evidente non appena escono di casa. Tutti hanno parlato con BBC a condizione di non essere nominati, a dimostrazione che dieci anni di presenza occidentale non hanno cambiato molto.

Ormai è chiaro che riportare democrazia e diritti ad afghani ed afghane non era esattamente in cima agli interessi di Washington e alleati, tanto che i testi sono stati rivisti dagli americani prima della stampa, i quali non hanno trovato nulla da ridire a un’iniziativa che, prima ancora che censoria, appare demente.

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