Scandalo Libor, si parla di manette ai banchieri

Posted on 28 luglio 2012

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Vada come vada, difficilmente l’Unione Europea continuerà a prendere per buono il LIBOR così com’è oggi. La reazione dell’Unione al momento sembra netta e orientata a sottrarre a Londra il controllo sul LIBOR o l’indice che lo sostituirà.

Fanno quasi tenerezza le autorità le autorità britanniche che affermano che le irregolarità nella formazione del LIBOR appartengono al passato, nessuno ha preso sul serio l’uscita della Banca d’Inghilterra, tutti guardano altrove, perché ci sono questioni enormi da affrontare e bisogna farlo in fretta. I colpevoli tacciono, non arriva un fiato dalle banche coinvolte e in genere non sono molti i media che cavalcano quello che per ora è di gran lunga lo scandalo finanziario del secolo. Nessuno è più disposto ad accettare che l’indice di riferimento sul quale si regolano quasi tutti i tassi d’interesse al mondo, sia fissato come oggi dai rappresentanti di 16 banche che s’incontrano la mattina e decidono secondo i bisogni delle banche che rappresentano, invece di registrare e fotografare i veri tassi di mercato e offrire al mercato quel tasso di riferimento sul quale si regolano i tassi su quali sono regolati i rapporti con clienti grandi e piccoli.

La Commissione intende chiedere ad ogni Stato membro di prevedere nella propria legislazione nazionale che le sanzioni penali si applichino ai parametri di gestione”. Parole nette quelle della Commissione, che preludono ad attribuzioni di responsabilità e norme e regole che oggi non ci sono, contenute in un comunicato che ha accompagnato la conferenza stampa di Michel Barnier, Commissario europeo al mercato interno e alla concorrenza.:  “Le indagini internazionali in corso sulla manipolazione del LIBOR hanno messo in luce un ulteriore esempio di comportamenti scandalosi da parte delle banche. Ho voluto fare in modo che le proposte legislative sugli abusi di mercato presentate dalla Commissione prevedano un divieto assoluto di tali pratiche inammissibili. Per questo, dopo averne discusso con il Parlamento europeo, sono intervenuto rapidamente per modificare le proposte presentate dalla Commissione al fine di assicurare che la manipolazione dei parametri sia un chiaro illecito, sanzionato penalmente in tutti i paesi.” Barnier ha chiarito, anche per zittire eventuali timori per provvedimenti ineficaci, che intervenire con modifiche minime o prevedere un nuovo sistema fondato sull’autoregolamentazione sono due strade che sono state sbarrate pregiudizialmente.

Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria per la Giustizia, dopo aver paragonato i colpevoli a croupier disonesti che derubano i clienti del casinò dei loro risparmi, ha confermato:  “I recenti scandali sulle gravi manipolazioni dei tassi di prestito interbancari da parte delle banche hanno fatto crollare la fiducia del pubblico. Occorre un intervento a livello UE per porre fine alle azioni criminali nel settore bancario e il diritto penale può costituire un forte deterrente. Per questo motivo proponiamo oggi norme valide in tutta l’UE per affrontare questo genere di abusi del mercato e colmare le lacune normative. Un rapido accordo sulle proposte consentirà di ridare al pubblico e agli investitori la fiducia necessaria in questo settore essenziale dell’economia.” Parole che non lasciano spazio a equivoci o eufemismi.

La novità non mancherà di fare infuriare i britannici e gli statunitensi, che però hanno poco spazio di manovra, perché moralmente si ritrovano in terribile difetto. La decisione europea significa che reati come l’insider trading saranno tali in tutti i paesi, restando ai governi nazionali solo la determinazione della misura delle pene e in pratica si dovrebbe risolvere nell’aprire la porta a sanzioni sicuramente più severe di quelle odierne un po’ ovunque nell’UE, superando così le timidezze di certi parlamenti.

Una mossa quella dell’Unione Europea che si aggiunge alle indagini ancora in corso in Gran Bretagna e Stati Uniti e alla pioggia di cause che già si è abbattuto su Barclays, rea confessa che ha concluso un accordo amichevole con le autorità americane, ma non con il resto del mondo, che ora sta facendo causa. Un’idea che lentamente comincia a farsi largo anche in Italia, anche se per ora i leader non sono pervenuti e le autorità di controllo non hanno dato segno d’allarme, come peraltro la Banca d’Italia.

Interessante come sempre quello che accade negli Stati Uniti, dove il Congresso è evidentemente in imbarazzo. Le prime audizioni hanno deluso, con il capo della FED Bernanke che ha detto papale che il sistema è rotto e Geithner, segretario al Tesoro e predecessore di Geithner alla FED, che ha detto che forse lo sapeva dal 2008. Che poi è venuto fuori che la pratica truffaldina era in piedi anche negli anni ’90, Quando Geithner lavorava alle dipendenze di quel Bob Diamond che all’epoca partecipava alla fissazione del LIBOR per Morgan Stanley e oggi si è dimesso perché a capo di Barclays che ha ammesso di aver taroccato il LIBOR. Intanto si è scoperto che già nel 1998 un analista della FED, Jeremy Berkowitz, aveva scritto un documento nel quale spiegava come l’indice fosse inaffidabile, manipolabile e manipolato. Nessuno gli ha dato attenzione.

Non si è capito perché la FED, pur essendo a conoscenza della pratica -almeno- dal 2008 (se non da 10 anni prima), non abbia agito e perché Geithner o altri non abbiano mai pensato di avvertire i colleghi britannici, che comunque erano al corrente anche loro del fatto che le cose non andassero come dovevano andare. Fa sensazione che Obama e Romney in piena corsa per le presidenziali abbiano finora evitato sistematicamente il tema, ma è notevole anche che i media non abbiano alzato la voce e fatto pressione per sapere la loro opinione. L’iniziativa del Dipartimento di Giustizia che ha annunciato cause civili e penali contro i responsabili, ma c’è chi fa notare come avendo già offerto l’immunità e accordi vantaggiosi a UBS e Barclays, l’iniziativa potrebbe rivelarsi uno scudo americano contro le cause che già stanno piovendo da tutto il mondo, rallentandole drasticamente, esattamente il tipo di accordo che vorrebbero le altre banche.

La vicinanza dell’amministrazione Obama al settore bancario americano è indubbia, così com’è indubbio che lo scandalo potrebbe in teoria devastare un sistema che è appena stato sostenuto con le lacrime e il sangue degli americani. Altrettanto indubbio è che se l’UE e le economie di altri paesi abbandoneranno il LIBOR come benchmark di riferimento costituendone uno alternativo, Stati Uniti e Gran Bretagna perderanno un privilegio considerevole, che come ci hanno spiegato bene gli eventi delle ultime settimane è immediatamente traducibile in enormi guadagni altrimenti impossibili.

Pubblicato in Giornalettismo

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