Economista?

Posted on 16 luglio 2012

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Lidia Undiemi è una ex iscritta dell’IDV che negli ultimi mesi ha fatto il diavolo a quattro contro il meccanismo di stabilità europeo. Attività più che legittima, che lo sarebbe ancora di più se si smettesse di spacciare la signora per un’economista che non è.

Nessuna delle pubblicazioni elencate sul suo sito ha qualcosa a che fare con l’economia, sono tutti scritti su problemi del lavoro, trattano di diritto del lavoro e non di economia.

Eppure Byoblu la presenta come economista, “economista perché laureata in economia”, in apertura di un video che le ha dedicato, mentre il TG3 la definisce “studiosa di diritto ed economia“, ma anche Wall Street Italia, NoCensura, e altri ancora la presentano come economista.

Ma perché se la signora è “dottore di ricerca in Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente – ricercatrice precaria Università degli Studi di Palermo” come riportato da partitoviola.com, c’è chi sente il bisogno di presentarla come economista? Forse perché la qualifica di ribelle dell’IDV non è un granché? Oppure per sostenere una denuncia legittima, quella contro il MES, condotta con piglio da politica consumata più che da economista?

Il bello è che secondo il suo sito non è neppure ricercatrice, per di più si è dottorata nel 2010, alla tenera età di 32 anni, se è nata come pare il 26/11/78.

Lungi da me coltivare preclusioni per chi è sprovvisto di titoli di studio altisonanti, ma da qui a spacciare per economista la signora ce ne passa e non aiuta il fatto che ad esserne responsabili siano siti e persone note per la faciloneria con la quale promuovono in gran pompa persone e teorie di dubbio gusto e ancor più dubbia fondatezza. La signora Uniemi non è più economista di chiunque abbia una laurea in economia o in giurisprudenza e non ha titoli per essere considerata più preparata o attendibile di qualsiasi altro politico. E lo dimostra dicendo che considera “violento” il linguaggio del trattato dove usa termini come “irrevocabilmente”, perché a suo dire è un linguaggio poco “democratico”. Ma il MES è un accordo di natura economica che prevede impegni ed obblighi e come tutti i contratti non può prescindere dallo stabilire obblighi per i contraenti, altrimenti non sarebbe un contratto.

Si tratta di un modus operandi conosciuto e ovviamente scorretto, perché non c’è bisogno di “vendere” la signora come economista a un pubblico che evidentemente non è in grado di riconoscerne uno, ma anche perché chi si presenta come gran svelatore d’inganni, perde ogni credibilità ricorrendo a questi mezzucci. Se il mainstream pullula di improbabili spacciati per “esperti” che tali non sono, non sembra che molti di quelli che si vantano di fare informazione dal basso si facciano scrupoli diversi, presentando i loro “esperti” al pubblico di riferimento.

C’è da dire che la signora nel suo sito non sembra affatto gonfiare il suo curriculum, ma c’è anche da dire che nel nostro paese troppo spesso si spacciano improvvisati guru per quello che non sono.

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