Truffa del LIBOR partono le richieste di risarcimenti per la più grande truffa della storia

Posted on 13 luglio 2012

3



Le maggiori banche mondiali hanno perpetrato forse la più grande truffa finanziaria della storia manipolando l’indice LIBOR (London interbank offered rate), una verità già certificata da giudici e parlamenti. I danneggiati possono chiedere risarcimenti e lo stanno già facendo.

Dopo l’esplosione del sistema finanziario nel 2008 era già abbastanza chiaro a tutti che le grandi istituzioni finanziarie non erano e non sono in grado di auto-regolamentarsi, e che la teoria neoliberista per la quale invece lo farebbero addirittura al meglio è una favola per bambini, nemmeno troppo svegli. Ora lo svelamento dello scandalo LIBOR dice che le banche allo scoppio della crisi hanno semmai amplificato le loro pratiche fraudolente, aumentando il tenore di frodi già praticate da anni, come appunto la manipolazione del LIBOR, che alcune fonti retrodatano fino a 15 anni fa, a fronte di una finestra temporale di qualche anno illuminata dall’indagine che ha visto Barclays confessare e transare per prima con le autorità statunitense.

Data la pervasività del LIBOR come strumento per determinare i tassi (non solo) al consumo di una gamma sterminata di prodotti finanziari, ogni minima variazione dell’indice significa lo spostamento di masse di denaro enormi in un senso o nell’altro. Il punto interessante della questione è che ora a tutti appare evidente che se prima della crisi le banche responsabili potevano avere interessi divergenti e quindi trattavano tra loro, con l’esplodere della crisi si sono ritrovate ad avere un interesse comune nel tenere particolarmente basso il LIBOR. Nel pre-crisi gli incaricati delle banche formavano l’indice senza neppure ricevere i dati sui quali avrebbero dovuto fondare la sua determinazione secondo le regole, ma realizzavano comunque una specie di mercato, comunque deviato, sul valore dell’indice. Nel dopo crisi si sono trovate a spingere tutte verso il basso e gli effetti si sono visti, tanto che un livello “innaturale” del LIBOR era già stato notato e denunciato da molti esperti del settore. Che ora si può dire che avessero ragione.

Le banche avevano a quel punto un (almeno) doppio interesse nel tenere basso il LIBOR, prima di tutto perché si segnalavano in salute in un periodo nel quale il governo americano erogava finanziamenti enormi a quelle stesse banche rifiutandosi di dirne i nomi per il timore di trascinarle al collasso. Dichiarare l’accesso a denaro più a buon mercato di quanto non fosse, serviva a mostrare forza dove ci poteva essere debolezza, ma il LIBOR basso portava anche ingenti guadagni diretti, perché così tutta la famiglia di titoli ai quali appartengono i famigerati Credit Default Swap ha generato utili enormi per quelle stesse istituzioni finanziarie che li avevano sottoscritti e venduti tra gli altri ad amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado in giro per il mondo, sono prodotti che avrebbero dovuto garantire i clienti dall’aumento dei tassi d’interesse e loro creditori dal rischio del mancato pagamento. La struttura dei prodotti è tale che il cliente guadagna in mancati aumenti se il tasso variabile del suo mutuo schizza verso l’alto, mentre perde tantissimo se il tasso precipita al di sotto di un certo livello. Non è proprio “un’assicurazione contro l’aumento dei tassi” com’era spesso presentata alla clientela, quanto una scommessa dalla struttura sofisticata che avrebbe visto i clienti solo soccombere al calare degli interessi, che è esattamente quello che si sono procurati i padroni del LIBOR. Un soccombere che è esattamente quello che è successo quando è scoppiata la crisi, con una platea di clienti che hanno rischiato il fallimento e si sono trovati pesantemente indebitati a causa degli strumenti che li dovevano tutelare dall’aumento dei tassi o dei crediti inesigibili, quelli che le banche hanno venduto loro (una truffa) come lo strumento da affiancare ai mutui a tasso variabile in modo da renderli sicuri quasi quanto quelli a tasso fisso, venduti a tassi molto più cari e non a caso.

Gli studi legali che sono già partiti all’attacco si sono armati di studi statistici che corroborano la tesi e che servono da presupposto per dimostrare il fatto che la manipolazione sia durata un tempo sufficiente a influire significativamente sui contratti contestati. Ma già da anni molti avevano notato un fenomeno curioso attorno al LIBOR: lo spread (!) tra i tassi del debito statunitense e il tasso interbancario dal 2000 al 2006 era rimasto inchiodato intorno a una media di un quarto di punto percentuale, nel 2007 è salito a due terzi di punto e i due dati non viaggiavano più invariabilmente in coppia nelle loro oscillazioni, com’era sempre stato. Nel 2008 è arrivato a 1.3 punti percentuali e ha perso ogni sintonia con il tasso pubblico. Parlando di amministrazioni pubbliche, già la flessione di una frazione di punto per un periodo sufficientemente lungo può aver determinato un danno di qualche milione di dollari per un’amministrazione pubblica mediamente indebitata.

E non solo, perché se negli Stati Uniti le banche potranno essere condannate anche a pagare danni “punitivi”, ovunque potranno essere avanzate richieste di danni anche maggiori derivanti dalla truffa di quelle cifre dai bilanci di amministrazione ed aziende, che nel frattempo potrebbero essere state spinte fino al fallimento dall’aumento della loro esposizione. E non solo, perché l’aumento del debito può aver peggiorato il rating del cliente e avergli provocato ingiustamente altri costi maggiorati nel corso della sua storia creditizia. Basta andare con la mente al crash procurato alla Grecia dai CDS di Goldman Sachs o alle storie poco edificanti che hanno visto diverse amministrazioni italiane devastate dalla sottoscrizione di questi contratti, per capire bene che i danni non si riducono alla sola cifra ingiustamente sottratta ai bilanci pubblici e privati direttamente, ma anche e soprattutto alle conseguenze derivate da situazioni di dissesto, che ora si scopre essere frutto di quella che potrebbe essere la più grande truffa della storia. Lo stesso governo italiano, anche se il nostro paese aveva ridotto per tempo l’impiego di questi strumenti, dovrebbe avere titolo per chiedere la restituzione di cifre che si possono misurare sulla scala dei miliardi di dollari.
Un articolo del The New York Times ha provato a tener traccia delle più significative tra le prime cause, ma sembra un’impresa improba, perché sono migliaia le amministrazioni che potrebbero potenzialmente far causa e ottenere risarcimenti in teoria percentualmente insignificanti, ma che nella pratica si traducono in cifre significative alle quali sommare i danni punitivi e quelli eventualmente collegabili alla truffa. Non ci sono solo amministrazioni pubbliche, hanno già fatto causa molte aziende e investitori privati e e persino un gruppo di trader e hedge fund che operano sui futures al Chicago Mercantile Exchange, anch’essi regolati sul LIBOR.

E questi sono solo i primi e i più veloci, perché lo scandalo è esploso da pochi giorni e sia negli Stati Uniti che negli altri paesi con economie di peso, non sembra che media, politici e opinioni pubbliche abbiano ancora afferrato bene l’enorme dimensione della questione. E per fortuna che per una volta cosa sia successo è incredibilmente semplice da comprendere, trattandosi di una volgare truffa priva di qualsiasi sofisticazione o schermo, che anche se fosse stato, con le ammissioni di Barclays e il silenzio delle altre banche (non un fiato sulla questione da alcuna delle 18 banche che collaborano alla determinazione dell’indice) è definitivamente saltato e le banche si trovano nude di fronte a questa enorme responsabilità.

Sì, le maggiori banche mondiali hanno messo a segno una colossale truffa manipolando i tassi d’interesse per anni e l’hanno ampliata a dismisura dopo lo scoppio della crisi. Sì, hanno provocato danni a milioni di clienti che ora possono provare a rivalersi perché il crimine è stato accertato e certificato dalle autorità statunitensi e britanniche, alle quali probabilmente si uniranno quelle di altri stati che hanno annunciato l’avvio d’indagini e inchieste. Non tutti quelli che hanno subito danni potranno chiedere risarcimenti, ma tutti quelli che hanno subito danni a causa di un LIBOR troppo basso nel periodo che va dal 2007 a oggi hanno le migliori carte per provarci. Un tentativo che sarebbe auspicabile affrontare, almeno per quello che riguarda le amministrazioni pubbliche e in particolare quelle locali, consorziandosi per abbattere le spese legali. Potrebbe anche risultare opportuno e praticabile tentare cause collettive contro le banche responsabili o costituire, in un mondo ideale, un’iniziativa statale che fornisca assistenza e peso alle rivendicazioni generate nel nostro paese presso i tribunali di altri.

Resta il problema di fondo rappresentato da un dettaglio non trascurabile, quello per il quale i risarcimenti rischiano di far fallire quelle stesse banche appena salvate con drastici prelievi di sangue che hanno reso anemica l’economia mondiale e ridotto alla fame milioni di sventurati. Anche per questo e di questo fanno conto quanti sono partiti a razzo con le richieste di risarcimento, perché c’è il rischio che nel giro di qualche tempo i governi siano costretti a intervenire per salvare le banche da questa minaccia, pregiudicando necessariamente i diritti dei danneggiati che dovessero arrivare quando ormai le banche non potranno continuare a pagare senza incorrere nel fallimento o nel salvataggio pubblico, che questa volta non potrà risolversi in un ulteriore esborso a ripianare le perdite. Se prima erano “too big to fail”, oggi appaiono sempre di più “troppo grandi per esistere”.

A margine, ma non tanto,c’è poi che il LIBOR è ancora fissato dalle stesse banche e dagli stessi dirigenti che lo hanno falsificato per anni, utilizzando un sistema che si è rivelato facilmente manipolabile e manipolato e che per questo ora non può offrire alcuna fiducia nel suo processo di determinazione. Fiducia che dovrebbe essere il presupposto fondante di un indice di riferimento tanto importante per il funzionamento dell’economia globale. Se e come qualcuno stia pensando alla riforma del LIBOR o alla sua sostituzione non è dato saperlo. Pochi governi e paesi discutono pubblicamente lo scandalo, il governo italiano ad esempio lo ha sorvolato completamente e ancora s’aspetta di sapere che ne pensa il governo dei tecnici, che pure dovrebbe essere il più qualificato e pronto per comprenderne la dimensione e le molte conseguenze che determinerà e potrebbe determinare.

Negli Stati Uniti sono già partiti con le cause a tambur battente, nel nostro paese e in altri per ora non si muove una foglia, evidentemente il timore di conseguenze ingovernabili fa premio ancora una volta sull’evidenza e sulla gravità di quanto agita il mondo della finanza globale. Prudenza che comunque non sembra sufficiente a evitare che questa pessima storia possa finire peggio di come è cominciata e si è sviluppata fino ad ora, perché si tratta di una storia enorme che solo ora comincia a fare capolino e che è destinata sicuramente a lasciare pesantissimi strascichi negli anni a venire.

Pubblicato in Giornalettismo