Il favoloso mondo di Loretta Napoleoni

Posted on 22 giugno 2012

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Leggendo alcuni dei materiali prodotti da Loretta Napoleoni mi sono imbattuto spesso  in numerose imprecisioni e in un uso disinvolto di esempi di altri paesi. Così disinvolto da risultare in ricostruzioni false, quanto funzionali alle tesi che sostiene. Mi è successo leggendo come raccontava i fatti che hanno riguardato la crisi islandese e mi è capitato di nuovo in altre occasioni, come quella rappresentata dalla sua ricostruzione di quanto successo in Dubai, che l’economista riassume così:

Questa ricostruzione risulta molto infondata, oltre ad essere del tutto incongruente come esempio utilizzabile per indicare una via europea di uscita dalla crisi. Dubai è una monarchia assoluta federata con altre monarchie assolute, ha gli abitanti di una media cittadina europea e il sovrano è banca, governo, giustizia e potere legislativo, che può esercitare senza alcun sindacato di controllo da parte di alcuno.

Per di più la crisi di Dubai non è stata quella del debito sovrano come nel caso di alcuni paesi europei, quanto semmai il fallimento dell’impresa privata, e non garantita dallo stato, di proprietà della famiglia reale. Dubai non ha mai avuto particolari problemi con il debito sovrano e nessuno ha mai pensato d’accollare allo stato i debiti di Dubai World  e altre società private, che sono nate e rimaste tali e che avvertivano pubblicamente da sempre di non godere di alcuna garanzia da parte dell’entità statale. A fallire è stata l’impresa di famiglia fondata sul potere della famiglia reale e lanciata nella speculazione immobiliare, che ha fatto uno spettacolare crash insieme a buona parte di quelle che nell’emirato sono andate fallite. A centinaia, coinvolgendo persino molti italiani, tanto che uno dei recenti “suicidi per crisi avvenuti nel nostro paese ha avuto la sua causa scatenante nella crisi di Dubai e non in quella italiana.

A fallire è stata Dubai World, che aveva un’esposizione netta superiore del doppio a quella del paese senza che il debito fosse garantito altro che da progetti affondati miseramente e dal già costruito. A questa si sono aggiunte numerose società impegnate nell’espansione immobiliare di Dubai, chiaramente insostenibile fin dall’inizio del suo boom, una chimera che ha bruciato un sacco d’illusi in giro per il mondo. Dubai World ha rinegoziato il suo debito con i creditori, banche e investitori privati, ma Dubai non ha rinegoziato nulla del suo debito sovrano, contrariamente a quello che scrive Napoleoni. Si è trattato quindi della ristrutturazione del debito di un gruppo privato tecnicamente fallito, grazie all’arrivo dell’emiro di Abu Dhabi, che però non ci ha messo i soldi in cambio di niente e non ha ripianato tutti i debiti di al Maktoum, che tutti non li poteva pagare comunque.

E non è nemmeno vero che Dubai si sia salvata, almeno a giudicare da articoli che dicono che che “Dubai evita i problemi del debito del 2012 con un prestito da un miliardo di dollari” e “Il problema del debito evitato con un prestito all’ultimo minuto“. C’è poi che il debito di Dubai-emirato era comunque poca cosa, lo dimostra anche la misura di quest’ultimo “salvataggio” da un miliardo di dollari, una dimensione che è stata colmata dal suo vicino più ricco, esattamente come si propone fare l’Europa con i paesi in difficoltà.

Ma c’è anche che non è assolutamente vero che “non è successo assolutamente nulla, anzi l’economia ha ricominciato a crescere dopo al contrazione del 2008”. A meno che non si consideri nulla il precipizio nel quale è caduto l’emirato, che ha dovuto rinunciare a gran parte dei faraonici progetti già avviati e con essi a veder realizzati quelli degli altri investitori attirati dal mercato immobiliare in crescita negli anni passati.

Ed è ovvio che l’economia muovendosi dal baratro può essere  “tornata a crescere”, ma che bisogna vedere quanto e allora ecco un’altra sorpresa:  secondo il WSJ l’economia di Dubai dopo il 2008 si è contratta ancora del 4% nel 2009, del 2.2% nel 2010 ed è stata seguita da un’impercettibile crescita negli ultimi due anni. Dati che altre fonti confermano, portando a concludere che in questo caso non si tratti solo di un errore concettuale, ma proprio di un’affermazione falsa da parte di Napoleoni, visto che dopo il 2008 c’è stato un calo netto e incontestabile e nessuna crescita. Falsa come quelle che usa raccontando l’Islanda, sempre a sostegno della sua idea che sia necessario uscire dall’euro e non pagare parte del debito. Non solo, se è vero che l’Islanda non ha mai avuto l’Euro e che ora vorrebbe entrarci a grande maggioranza, è altrettanto vero che Dubai non ha nemmeno una moneta sovrana, visto che usa il Dirham comune a tutti gli emirati e controllato da Abu Dhabi e visto che questo non è nemmeno stato svalutato in reazione alla crisi. Anche l’EAU poi vorrebbe costituire con gli altri paesi del golfo un’unione monetaria e fare l’euro del Golfo, anche loro in direzione ostinata e contraria a quelli che coltivano il feticcio della sovranità monetaria come antidoto o difesa a un sistema chiaramente scassato, inefficiente e in balià della legge del più forte.

Eppure Napoleoni usa e continua ad usare questi esempi (“Ricordo sempre l’esempio dei Dubai”) per spiegare che per risolvere i problemi bisogna uscire dall’Euro e svalutare e pagare solo parte del debito pubblico. Li usa raccontando storie come questa del Dubai, che oltre alle incongruenze sottolineate finora ha mandato a casa una discreta percentuale della forza lavoro senza nessun trauma perché tanto erano schiavi stranieri ed è bastato espellerli risparmiando per di più alle aziende locali di pagarli, ha bruciato una quantità spaventosa di capitale e per Dubai ha avuto due effetti non secondari. Il primo è stato il crollo verticale della fiducia nel paese da parte degli investitori esteri che negli anni precedenti l’avevano scambiata per un casinò dove si vince sempre, ma soprattutto un calo di gradimento del jet set, che ha costretto l’emirato a puntare sul turismo low-cost per riempire palazzi e alberghi vuoti. Il secondo è che buona parte delle proprietà dello sceicco sono passate al collega di Abu Dhabi definitivamente o in garanzia, tanto che per farlo capire anche alle più distratte delle Napoleoni di passaggio, quest’oggettino qui:

… che è il grattacielo più alto del mondo, non si chiama più Burj al Dubai, ma Burj al Khalifa, in onore del nuovo padrone. Che è un po’ come se da noi avessimo venduto mezzo paese ai francesi e finito per ribattezzare il Colosseo Arena Napoleonica. Direi che basta per concludere che anche: “non è successo assolutamente nulla” sia decisamente una frase priva di qualsiasi collegamento con la realtà e che la crisi di Dubai non può in nessun modo essere utilizzata come esempio (positivo!) di scuola per sostenere l’opportunità d’intraprendere o meno politiche che impattino sul debito o sulla moneta in Europa.

Altrettanto privi di collegamento con la realtà sono altri dati e storie che Napoleoni usa per condire la sua predicazione in generale, che si fonda sull’uscita dall’euro e sul rifiuto di pagare parte del debito, mosse dopo le quali non succederebbe nulla, come a Dubai, e staremo tutti meglio.

Il problema è che Napoleoni è accredita da numerosi politici di sinistra, dal M5S e persino da Berlusconi, che sembra voler raccogliere lo slogan no-euro per rilanciarsi dicendo che non è stata colpa sua. Il problema è che Napoleoni cose del genere le scrive e le racconta ovunque e da tempo e che per molti è una specie di guru, sicuramente un’esperta. Mentre i fatti dimostrano il contrario, che si tratta invece di una persona che fa politica in maniera spregiudicata come altri politici e come altri politici colorando quello che dice, spesso fino a raccontare cose che non esistono. “Io faccio la scrittrice”, così si presenta in un’intervista nelle quale dice che si candiderebbe a sindaco di Roma (mica fichi) se il M5S, cioè Grillo, glielo chiedesse. E bisognerebbe crederle e prenderle le misure, perché come economista ricorda moltissimo Tremonti.

Il problema ancora più grosso è che se gli “esperti” più “progressisti” che il paese è in grado di schierare per spiegare le questioni dell’economia sono di questo calibro, significa che la sinistra è spacciata, molto di più di quanto non si possa credere, perché non si può certo pretendere d’amministrare un paese o un continente senza neppure avere la più pallida idea di quello che accade, se non per sentito dire. Un tempo l’approccio della sinistra alla politica si piccava d’essere scientifico, oggi accanto alle solite balle reazionarie sono spuntate altre balle che ci vengono vendute come “rivoluzionarie” anche dalla sinistra o dal “nuovo che avanza” travestito da movimento, senza stare tanto a sottilizzare e a indagare.

Così Napoleoni può raccontare le sue storie sull’Islanda, su Dubai e su tutti i paesi che vuole, può anche darsi al terrorismo piscologico dichiarando che: “Io quello che posso dire è quello che alcuni avvocati di questo team che stanno lavorando al possibile default mi hanno detto è che succederà un po’ com’è successo in Argentina“. Che è un po’ la versione elegante di “me l’ha detto mio cugino“. Una “notizia” che fa il paio con quella circolata già l’anno scorso e che voleva la Germania impegnata a stampare marchi (forse post-datati) in Svizzera  e che ben si sposa con l’ossessione per il default che sembra spingerla ad annunciarne di nuovi di continuo. In fondo di terrorismo è un’esperta, tanto da aver collaborato sul tema con i governi di Stati Uniti, Israele, Italia, Spagna e Turchia, tutti paesi noti per lo stile con il quale hanno trattato la materia nell’ultimo decennio.

Cose che si possono dire senza che un politico le contesti o senza che ad altri “esperti” sia data l’occasione di smentirle, cose che oggi si possono raccontare in un modo e il giorno dopo all’opposto, tanto importa solo essere chiamati a recitare nel teatrino e capitalizzare l’esposizione nella realtà spettacolare. Che è lo scopo del personaggio vedette (cit. Debord), che concentra su di sé tutti gli sguardi, ma in realtà è solo strumento d’interessi che non coincidono con quelli di quanti sono chiamati a identificarsi nella battaglia che mette in scena, a far propri i suoi argomenti e a difenderli incuranti di altro che non sia la maggiore aderenza al modello veicolato dai media. Con tanti saluti alla cittadinanza consapevole e informata e a un dibattito pubblico serio, pulito e produttivo.

Oggi accade che molti lamentino l’emergenza di una “società del copincolla”, riferendosi alla facilità con la quale si diffonde viralmente materiale che “suona” bene anche se a un’occhiata meno distratta si rivelerebbe un orrore. Il fenomeno non è altro che la riproduzione, adattata al nuovo media, dell’identico conformismo di massa esibito di fronte agli schermi televisivi, un fenomeno noto da decenni ed evidentemente sfruttato da chi può, come testimoniano le feroci lotte per il controllo e la concentrazione dei media, anche quando siano imprese teoricamente in perdita o fallimentari.

La società dello spettacolo e le sue vedette ci terranno compagnia ancora a lungo, the show must go on, morto un Napoleone se ne fa un altro, non c’è d’aver paura, solo da predisporsi quieti e seguire lo spettacolo parteggiando per l’uno o per l’altro, tanto non succede niente e si scontrano e confrontano solo ipotesi di fantasia. La realtà è altrove, indisturbata e invisibile al gentile pubblico, che così non corre il rischio di mettersi in testa idee che potrebbero veramente mettere in discussione gli squilibri del sistema, se non il sistema stesso.

Pubblicato in Giornalettismo

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