Irian, il paese che non c’è

Posted on 17 giugno 2012

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La morte di Mako Tabuni (nella foto), ucciso con un colpo di pistola dalla polizia che cercava d’arrestarlo, ha scatenato la rabbia di numerosi abitanti della parte occidentale dell’isola di Irian Jaya, comunemente conosciuta come West Papua. Questa parte dell’isola, ora sotto amministrazione indonesiana, non ha mai raggiunto l’indipendenza nonostante i colonizzatori europei l’abbiano abbandonata da decenni. A sostituirli provvide l’Indonesia dello spietato dittatore Suharto, aiutata dagli Stati Uniti.

I due paesi portarono all’ONU il caso della parte occidentale dell’isola, presentandola come quasi disabitata e un atto (invalido), firmato da un migliaio dei suoi abitanti che si esprimevano in favore di un’annessione all’Indonesia. Numerosi documenti testimoniano come gli Stati Uniti fossero perfettamente al corrente della truffa, ad esempio l’ambasciatore F. Galbraith scriveva: “Circa l’85/90% degli irianesi è favorevole ad una Papua indipendente”, aggiungendo di suo pugno il timore di massacri da parte del regime indonesiano. L’isola, oltre ad essere abitata da popolazioni aborigene da sempre, poteva contare su una numerosa popolazione immigrata nei secoli, tutti intitolati ad esprimersi sul futuro del paese.

Ufficialmente invece, secondo l’ammiraglio Marshall Green: “Stiamo parlando essenzialmente di gruppi tribali analfabeti rimasti all’età della pietra” e secondo Henry Kissinger: “(il referendum)……sarebbe un cosa priva di senso per le culture dell’età della pietra che abitano la Nuova Guinea”. Questo ben conoscendo i possibili rischi di massacri, riconosciuti in un memo interno per l’amministrazione americana: “l’attività dissidente, probabilmente aumenterà, ma l’esercito indonesiano sarà capace di contenerle e, se necessario, sopprimerla”.

Grazie alla copertura di Kissinger e degli Usa, nel 1969 viene approvato l’Act of Free Choice (atto di scelta libera, ndr) che, da 1.022 irianesi scelti dagli indonesiani, consegna West Papua alla sovranità indonesiana. La pubblicazione dell’AFC coincise con una visita nel paese di Nixon, al quale Kissinger raccomandava: “Dovreste fargli sapere che capiamo il problema che hanno nel West-Irian”. L’isola fu poi sottoposta ad un indonesizzazione forzata e oggi gli originari 800.000 papuasi sono in minoranza rispetto ai javanesi costretti a stabilirsi nell’isola.

All’epoca dell’AFC l’isola, ricca di oro, legni pregiati ed altri minerali, era oggetto di massicci investimenti di compagnie occidentali, segnatamente americane, che avevano firmato i loro contratti con il governo di Jakarta. La prima ad approfittare dell’apertura di Suharto agli investimenti in West Papua sara’ la McMoran, titolare della piu’ grande miniera d’oro a cielo aperto del mondo. Contrariamente alle regole della Convenzione di Montevideo sulle modificazioni territoriali, l’Onu “prese nota” dell’avvenuta annessione.

La capitale, Jayapura

 

Pubblicato in Giornalettismo