Il leader dell’Islam moderato italiano si è convertito

Posted on 10 maggio 2012

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Massimo Palazzi oggi sembra aver imboccato un diverso cammino spirituale

Conosciuto come Maulana (maestro) Abdul Hadi Palazzi, presentato spesso con il titolo di Shaaykh e, almeno per un certo periodo, con quello di “Gran Cancelliere dell’Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal”, che da quel che se ne sa aspirerebbe a essere una loggia massonica, Massimo Palazzi è stato a lungo il rappresentate dell’Islam “buono” nel nostro paese. Almeno così lo presentavano i media.

Il 9 settembre del 2002, rispondendo a un lettore Paolo Mieli consigliava:  “Fossi in lei, signor Villani, l’11 settembre andrei a cercare risposte e sollievo spirituale a Roma dove il segretario dell’Associazione musulmani italiani, Shaykh Abdul Hadi Palazzi, leader di una minoranza da anni impegnata nella lotta contro il fondamentalismo wahhabita, manifesterà davanti alla Moschea “

La sua Assemblea dei Musulmani Italiani fu chiamata dal ministro dell’Interno Pisanu a far parte della Consulta per l’Islam italiano, creatura che doveva servire a regolamentare i servizi religiosi impedendo la diffusione di predicazioni terroriste. Palazzi non si risparmiò nelle accuse all’UCOII, un’associazione musulmana investita da una vera campagna di stampa organizzata dai giornali della destra estremista e culminata nel nulla. Se non una salva di querele all’indirizzo di attacchi che furono vere e proprie aggressioni.

A titolo d’esempio, riferiva La Repubblica di una manifestazione contro la progettata moschea a Bologna nella quale accompagnava un gruppo di Forza Nuova: “ Ad animare l’incontro c’erano (…) e lo sceicco Shaaykh Abduel Hadi Palazzi, segretario dell’Assemblea dei Musulmani d’Italia, tra i più duri contro il progetto della moschea. Lo sceicco, secondo cui i vertici del centro di cultura islamica appartengono all’UCOII, li paragona a “spacciatori di droga e pedofili”.

Intervistato spesso da Dimitri Buffa (che poi riceverà l’ambito titolo di cavaliere di Sekal, nell’immagine), Palazzi non era però personaggio televisivo, piuttosto era spesso citato per le sue opinioni da musulmano moderato, così moderato che si definirà lui stesso “musulmano sionista”. Sembra difficile, ma non lo è. Immaginate un imam musulmano che parla come un estremista sionista.

In questa veste Palazzi ha avuto un discreto successo internazionale, ospite di numerose organizzazioni ebraiche e statunitensi, eccezionalmente a suo agio anche con i fanatici evangelici cristiani e persino con i meno presentabili tra gli estremisti ebraiciIntervistato dal Jerusalem Post, spesso descritto come prominent cleric o leading islamic leader o ancora come capo delle moschee italiane. Accolto con piacere in Israele e intervistato anche dalla televisione israeliana, fu persino definito ” il principale imam dei circa 500.000 musulmani d’Italia”, da tale Janice Arnold, sul The Canadian Jewish News. Non è stato sempre sionista, prima ha frequentato personaggi come lo Shaykh Fadlallah, leader spirituale di Hezbollah e per un periodo è stato molto vicino alla rivoluzione Khomeinista, collaborando anche con l’ambasciata iraniana, ma forse all’epoca si sentiva più vicino agli sciiti e ancora doveva abbracciare il sunnismo.

Massimo Palazzi esibisce in effetti un discreto curriculum e basta osservare la pagina Facebook o quella di Wikipedia che si è dedicato per avere l’idea di una persona di un certo spessore e la conferma che non sia una persona che mette tempo in mezzo quando c’è da comunicare al mondo le sue gesta e i suoi traguardi. Il suo più puntuale esegeta, Miguel Martinez, ha fatto notare come un discreto numero dei titoli che Palazzi ha avuto occasione di vantare sarebbero in realtà inesistenti o parecchio discutibili, come la qualifica di professore universitario all’università di Velletri o il ricevimento  dell’Ordine dell’Aquila Romana, amministrato dai discendenti del duce in persona.

Molto vicino al governo e molto vocale, Palazzi produsse numerosi comunicati rivolti ai fratelli di fede, per lo più ripresi dai media che cavalcavano l’islamofobia. Perché piacesse alla destra, a parte la sua vicinanza all’estrema destra, si capisce subito dal tipo di retorica impiegata in un comunicato-tipo:

Da “Libero” di oggi prendiamo questa lista dei firmatari dell’appello a sostegno dei patetici girotondini di Nanni Moretti, di coloro che, nel secolo XXI, vogliono una “giustizia” barbara e faziosa, basata sul trasformare gli avversari politici in “criminali”, una “giustizia” come quella di Torquemada, di Robespierre, di Beria o di Goebbels. 
Vi chiediamo di leggere la lista dei nomi e di diffonderla. A tutela della libertà e dei diritti di tutti i cittadini italiani, è essenziale conoscere e far conoscere i nomi di quelli che oggi sono i nemici della democrazia, gli eredi dei firmatari degli appelli a sostegno del fascismo o del comunismo, di coloro che vorrebbero abolire lo Stato di diritto liberal-democratico, per rimpiazzarlo con la dittatura giudiziaria neo-stalinista delle Toghe Rosse, di quanti mirano a sottrare il potere al Parlamento democraticamente eletto dal popolo sovrano, per conferirlo all’oligarchia giustizialista dei Caselli, dei Di Pietro, dei Borrelli, dei D’Ambrosio, dei Davigo, delle Boccassini e degli altri leader del “partito delle manette facili“.

Uno per il quale:”Il linciaggio morale di Rabbi Kahane ha molti punti di contatto con quel che è successo in Italia a Bettino Craxi“, ma che poi sollecita liste di proscrizione con grande foga ed entusiasmo, la fastidiosa coerenza non è mai stata una delle frecce al suo arco.

In realtà, nonostante abbia continuato ad essere presentato come rappresentante dell’Islam italiano, Palazzi non è più a capo dell’associazione musumana da tempo, nel 2004 il presidente dell’Associazione Musulmani Italiani, il sig. Danilo Speranza allegava atto notarile alle mail con le quali informava che Palazzi non faceva parte della dirigenza dell’associazione. Che in realtà non ha mai raccolto migliaia d’iscritti e probabilmente nemmeno centinaia, Palazzi non ha mai fornito alcun dato e non esistono segni di una sua vitalità o foto nelle quali si vedano riuniti un numero d’iscritti che faccia pensare a qualcosa di più di un gruppo molto ristretto. L’impressione è anzi sempre stata quella di uno schermo costituito da qualche faccendiere al riparo del quale vestiva il ruolo di one-man-band, spaziando da quello di web master a quello di maestro sufi in his own mind, a quello di predicatore. Palazzi si liberò dell’incombenza presentandosi da allora come leader dell’Assemblea (non associazione) Musulmani Italiani, non ci fece caso quasi nessuno.

Immaginate quindi lo stupore nel ritrovarlo decisamente cambiato quando ieri Carlo Gubitosa ha pubblicato uno storify per lamentarsi di un tale, Satyaprakash Shankar, che dopo aver maltrattato la memoria del defunto Vittorio Arrigoni, avrebbe spinto Facebook ad ammonirlo per l’uso di un linguaggio vietato e a comminargli una sospensione.

Maulana Abdul Hadi Palazzi oggi sembra che preghi Shiva, che frequenti la Milion Marijuana March inneggiando alla ganja e che trascorra le vacanze in India prendendo parte a riti e preghiere con grande impegno. E grande impegno ci mette anche nel combattere l’Islam, visto che diffonde nientemeno che una petizione per proibire il Corano. Nella nuova identità il nostro può finalmente sfogare la sua prorompente joie de vivre ed eccolo allora spiegare le sue inclinazioni politiche commentando senza peli sulla lingua sul passato: “ Io preferivo Sarah Palin, che fra l’altro trovo molto sexy” e sul presente “Grandissimo sindaco di S. Pietroburgo contro il frocismo militante” (padre del divieto d’espressione per gli omosessuali).

Che Palazzi in gioventù fosse vicino alla destra estrema lo testimoniano in diversi e anche le immagini come quella che lo ritraggono accanto a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, ma evidentemente il potere dell’arancione non è ancora riuscito a scacciare questa nera tendenza. Resta da chiedersi come quello che – per il governo – e per buona parte dei media era la voce dell’Islam ragionevole, da ascoltare, abbia potuto sparire per riapparire a breve distanza d’arancione vestito senza che nessuno se ne accorgesse.

In realtà la war on terror è finita da un pezzo, così come l’allarmistica e allarmante caccia al musulmano cattivo, per il quale restano preoccupati nelle riserve protette all’ombra delle riserve di Libero, Il Giornale, la Padania & co. Il brodo di cultura dei Breivik nostrani, un tempo alimentato anche da questo genere di sceicchi all’amatriciana.

Magdi Allam, che in quegli anni al Corriere interpretava il ruolo del musulmano che parla male dei musulmani, e che si è convertito al cristianesimo battendolo sul tempo, lo presenta nel suo libro “Bin Laden in Italia: viaggio nell’islam radicale”  come dotato di una “stazza non indifferente … in qualche modo camuffata da una colorita e abbondante camicia hawaiana“. A causa di questa stazza e della sua tendenza a dilagare su internet anche dove non era gradito, Palazzi diventò un personaggio di culto in rete fin dai suoi esordi come leader islamico, ma nonostante il suo ascendere a personaggio comico, oggetto ondate di sberleffi e insignito del titolo di “Terrore dei Supplì”, continuò per anni a girare il mondo e ad essere intervistato dai media come se si trattasse di un personaggio veramente rappresentativo e utile da ascoltare per capire l’Islam in generale e quello italiano in particolare.

Non stupisce quindi ritrovarlo sulle tracce di Shiva, in fondo gli sono state attribuite anche esperienze giovanili come mormone e come arancione, quanto il fatto che un personaggio del genere, una macchina da millanterie, sia stato investito di una credibilità che in tutta evidenza non ha mai meritato.

Che è poi il motivo per il quale Palazzi non rischia nulla nemmeno in questo recente esercizio d’apostasia (quella che secondo Allam attiva automaticamente una fatwa di morte), con il quale da sedicente maestro islamico e faro dei credenti nel Profeta si è trasformato in Satyaprakash Shankar. Probabilmente quando si spargerà la voce i musulmani italiani faranno festa grande. A rimanerci male, ma per poco, saranno forse quelli che lo hanno accreditato, in buona o cattiva fede, come qualcosa di più di uno dei tanti personaggi in cerca d’autore che colorano la politica italiana. In fondo è gente che lo ha fatto per spingere il paese alla guerra facendo quel che credeva il suo dovere di patriota, un maulana in più o in meno sul curriculum o sulla coscienza non si noterà .

Pubblicato in Giornalettismo

P.S. A conferma del fatto che Palazzi sia “maestro dentro”, oggi anima un blog e ricopre la carica di Presidente della sezione Italia dell’Arya Samaj, fondata in Inai da Swami Dayanad Saraswati. Non male per uno che fino a cinque minuti prima era presidente di un’associazione d’islamici e professava l’Islam. Tra i resti del passato è rimasto anche il suo vecchio blog su MySpace

Aggiornamento 15/5: mi segnalano che l’astuto ha cambiato nome al profilo Facebook in https://www.facebook.com/shankar.satyaprakashnath.baba, cancellando al contempo alcuni dei messaggi evidenziati su questo a altri blog

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