L’edificio più grande del mondo. E di Dio

Posted on 27 aprile 2012

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Gran parte del potere della dinastia dei Saud si fonda sullo stretto legame con il clero, un legame che si è andato radicalizzando proprio all’epoca della guerra per la liberazione dell’Afganistan dai governi insediati e sostenuti dai russi, i Karzai dell’epoca. Fu re Fahad a spogliarsi del titolo di Sua Maestà per vestire quello di “Custode delle due sacre moschee”, proponendosi quindi ai suoi sudditi e a tutto il mondo islamico come il protettore dei luoghi più sacri per l’Islam. Una notevole lungimiranza, che però non mancherà di trasformare i luoghi, un tempo remoti e ostili, in una Disneyland dell’Islam, dalla quale la famiglia reale finirà inevitabilmente per ricavarne tutto il ricavabile. Così, con il gonfiarsi delle riserve, la casa reale cominciato a pensare d’investire pesantemente alla Mecca “per dare lustro all’Islam” e anche per attirare milioni di turisti in più, che sono potenzialmente molti di più di quanti non accolga oggi il regno. Peccato solo che ai sauditi non piaccia proprio lavorare nel turismo, attività per di più in gran parte preclusa alle donne per il divieto di avere contatti con uomini estranei. Il turismo è un’altra miniera d’oro per i Saud e così alla fine si è deciso, tra le altre innovazioni, per un pesante maquillage proprio attorno alla sacra moschea. I primi progetti, oltre a dispiegare megalomanie che avrebbero spianato buona parte della città, erano un po’ troppo pretenziosi, anche se avevano il merito di rivelare l’ambizione dei Saud, che poi hanno deciso per un progetto più modesto, nel quale almeno inizialmente avrà veloce sviluppo la Grande Moschea. Accanto alla Grande Moschea, con un investimento di (almeno) quindici miliardi di dollari, la famiglia reale ha incaricato il Binladin Group (sì, proprio quello di quella famiglia) della costruzione del complesso dell’ Abraj Al-Bait, noto anche come “Mecca Royal Clock Hotel Tower”. Una cosuccia alta seicento metri che sorge a pochi metri dalla Grande Moschea, che infatti si svilupperà in direzione opposta, verso la città. Dove sorge ora il complesso c’era un antico forte ottomano, che alla fine è stato smontato e rimontato altrove, dopo grosse polemiche con la Turchia per la quale rappresentava il segno del tempo nel quale erano gli ottomani a custodire la moschea. Il forte sorgeva su una collina, nelle vecchie si vede ancora bianco e dominante sul piano, che è stata sbancata completamente. Ai numerosissimi negozianti e abitanti sloggiati per far posto all’espansione della moschea,  sono stati comprati a prezzi elevatissimi tutti gli immobili. Non si ha notizie di lamentele, anche perché non va bene lamentarsi con i Saud. Per costruire l’Abraj Al-Bait i Saud hanno dovuto procedere con grande riservatezza, sopendo sul nascere qualsiasi opposizione senza badare a spese, perché il progetto si è rivelato estremamente delicato dal punto di vista religioso e politico. A parte la sottile questione per la quale secondo standard universalmente accettati è un delitto e dovrebbe essere vietato costruire enormità accanto o sopra a luoghi storici, il progetto inizialmente incontrò la contrarietà dei religiosi, per niente convinti che il mostro fosse una cosa buona da piazzare proprio in quel posto. L’allargamento della moschea e, diciamo così, l’islamizzazione della torre principale alla fine sono sembrati un prezzo che si poteva pagare.

Così, in cima alla torre è spuntata un’enorme replica del Big Ben, oggi l’orologio più grande del mondo e sopra di questa un osservatorio lunare e in cima a tutto un’enorme mezzaluna. L’orologione di notte è illuminato da milioni di led e se non bastasse è dotato di altri dispositivi luminosi, una fascia che corre attorno alla torre che ad Est e Ovest fa scorrere il Corano e “Dio è il più grande” a Sud e a Nord. Non manca un pannello destinato a lampeggiare all’ora delle preghiere Molto Las Vegas e poco da luogo sacro, non è mancata l’inaugurazione sons et lumieres, la produzione e vendita di gadget per ogni tasca raffiguranti la torre e nemmeno la pagina Facebook. Il complesso oltre a raggiungere con la sua torre il secondo posto nel mondo tra i grattacieli più alti è anche estremamente vasto, tanto che le torri più piccole arrivano a 250 metri e la sua area calpestabile ( un milione e mezzo di metri quadri) ne fa l’edificio più grande al mondo per questa misura. All’interno si trova ovviamente il meglio del meglio, perché chi si potrà permettere la camera o l’appartamento a centinaia di metri d’altezza con vista sulla Kabaa e il mulinare di pellegrini, dovrà per forza essere dotato di un portafogli molto robusto. Non sono amenità destinate alla massa dei pellegrini, che è ospitata per lo più intorno a Medina in quartieri composti da distese di tende climatizzate, quanto evidentemente per un’élite che vuole il suo posto in prima fila anche in un luogo dove bisogna indossare solo un lenzuolo bianco perché davanti a Dio si è tutti uguali.

Non manca poi una questione ambientale, perché vista l’asprezza della regione tutto deve più o meno essere importato, acqua compresa, la sacra fonte di Zam Zam non può certo dissetare tutti come un tempo dissetava i carovanieri. L’aspetto più preoccupante e destabilizzante resta però quello religioso, perché nel pellegrinaggio il buon credente è invitato a ripercorrere i passi del Profeta nei luoghi sacri, a salire sul monte che ha salito, a fermarsi a pensare dove si crede che lui si sia fermato a pensare. Fino a qualche decennio fa si poteva farlo vedendo più o meno quello avevano visto gli occhi del Profeta, ora di tutto questo rischia di restare la Kabaah e poco più, perché le due moschee sono cambiate e perché è tutta l’area a essere diventata irriconoscibile grazie alla speculazione incentivata dalla famiglia reale. I luoghi del profeta non ci sono più e questo lamento corre ormai da tempo, ma la presenza dell’orologione rischia di fomentare il risentimento verso i Saud in tutti i pellegrini, che non potranno mancare di notare la sua ingombrante e incombente presenza durante il loro lento procedere all’interno della Grande Moschea. Ogni giorno sempre più pellegrini passeranno accanto al colosso e riporteranno in patria sensazioni sgradevoli, che inevitabilmente andranno a peggiorare la pessima reputazione dei Saud tra i musulmani sparsi nel mondo. Questa terribile pacchianata potrebbe quindi rivelarsi un investimento politicamente poco saggio sul lungo periodo, la prudenza avrebbe consigliato di piazzare il tutto a maggiore distanza, ma i Saud sembrano confidare nella possibilità di comprare il consenso di chiunque e finora hanno sempre avuto ragione.

La galleria fotografica sul prima durante e dopo alla Mecca  in un vecchio post sull’inaugurazione dell’orologione con più dati e curiosità.

Pubblicato in Giornalettismo

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