Giulio Delfino, il pesce RAI nel Bahrein

Posted on 21 aprile 2012

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Mentre in Bahrein sale la tensione e non è chiaro se il Gran Premio in programma per domenica si terrà, è interessante osservare come si relazionano i giornalisti che il tiranno è stato costretto ad ammettere nel paese per assicurare la copertura dell’evento. In genere si possono dividere in due grandi categorie, i giornalisti veri e propri e quelli che, pur accreditati come giornalisti, ritengono che faccia più notizia un culo di una rivoluzione.
Alla prima categoria appartengono sicuramente giornalisti come Kevin Eason, un reporter di Time che da quando è arrivato nell’emirato e ha annusato l’aria, si è messo a riferire della situazione nel paese e di quello che sta succendendo e a giudicarlo con la dovuta gravità:

Non da meno la troupe della CNN, che aveva ottenuto d’accompagnare la polizia dell’emirato nel pattugliamento serale e che è stata espulsa dal paese dopo aver trasmesso il video relativo alla simpatica serata. A seguito di questo “incidente” l’autorità del Bahrein ha ordinato che tutti gli operatori presenti decorassero le loro telecamere con dei nastri di un bel giallo-evidenziatore, in modo che le forze di sicurezza potessero vederle bene e regolarsi al meglio.

A molti altri giornalisti non è proprio stato permesso d’entrare nel paese e la selezione appare evidentemente dettata da un’analisi della loro pericolosità per il regime.
Il corrispondente RAI Giulio Delfino invece non ha avuto difficoltà ad entrare nel paese, forse perché appartiene alla seconda categoria, come non ne ha avuta la RAI, canale pubblico italiano ritenuto fidato, che infatti non manda in giro le sue telecamere per l’emirato. E non potrebbe essere altrimenti visto che da quando sono cominciate le proteste, subito represse nel sangue, la RAI è stata zitta e muta e nessuno dei due governi e dei due ministri degli esteri che si  sono succeduti da noi ha mai fiatato all’indirizzo del crudele tiranno.

Delfino, fin da quando è arrivato, ha cercato di parlare il meno possibile delle proteste pacifiche e democratiche e della sanguinosa repressione in corso, minimizzando in maniera scandalosa e offensiva per tutti. Tanto che ieri sera al collega che da Roma gli chiedeva di raccontare ai radioascoltatori cosa stesse succedendo, ha riferito che era tutto tranquillo e che nel paese ci sono solo “500/1000 teste calde”, ma nessun problema per la sicurezza, visto che l’emiro li terrà lontani dal circuito e che se sono lì è perché Ecclestone avrà valutato al meglio.

Tesi che non ha mancato di ribadire quando i membri del team Force India si sono trovati in mezzo a lanci di molotov e lacrimogeni, uno dei quali è stato lanciato all’interno della loro macchina. Per Delfino, al quale su Twitter han chiesto cosa fosse successo, è stata colpa loro:

Ovviamente un orrore del genere si spiega solo con la precisa volontà d’ignorare quello che tutto il mondo ha potuto vedere e sentire grazie agli attivisti e ai giornalisti che non sono messi come Delfino, che in queste ore ha evidentemente altre priorità. Come ad esempio twittare le foto di culi femminili scattate nei box. Come si può notare in questo caso l’esperto giornalista (è in RAI da più di vent’anni) non ha mancato d’esprimere il suo giudizio tecnico e politico sulla situazione.

Non che Alonso ci faccia una gran figura, ma Alonso è un pilota e tra i suoi compiti non ha quello d’informare, tanto più che è evidente come la Ferrari e Montezemolo vedano nel tiranno del Bahrein una fonte di guadagno. Immagine che offusca la vista e impedisce di vedere oltre.

Giulio Delfino invece è in teoria un giornalista della RAI, pagato con i soldi di tutti non certo per passare le giornate a fare da silenzioso e bugiardo addetto stampa di una tirannia. E il gesto di far girare dei culi (più volte e forse pure quello di una collega, visto il blocco che tiene in mano) non è certo un’audace sfida al bigotto ospite islamico, semmai l’espressione di un vitellonismo maschilista buono forse per le balere della riviera, se esistono ancora. Delfino sembra il più classico modello-base di maschio italiano con pochi riferimenti, ma sicuri:

Non fosse un giornalista sarebbero tutti casi suoi, ma invece è un giornalista e lavora per il servizio pubblico nazionale, che con esibizioni del genere mette indubbiamente in cattiva luce. Ma soprattutto si tratta di una persona che interpreta il giornalismo a modo suo, per la quale deve apparire perfettamente normale raccontare bugie enormi a chi lo ascolta da casa, magari convinto di assaporare una cronaca giornalistica veritiera e di essere nelle mani di professionisti di cui ci si può fidare. E invece no, il livello è questo e putroppo è penoso. E poco importa se dopo qualche ora e parecchie prese in giro abbia rimosso la foto incriminata.

A chi va di fretta bastano le immagini che seguono per capire la distanza di Delfino dalla realtà. Girate oggi pomeriggio quando gli abitanti del Bahrein hanno tenuto l’ennesima dimostrazione pacifica, che per una volta non è finita con i mercenari del tiranno a sparare sulla folla, grazie anche alla presenza dei giornalisti, quelli veri, Delfino è rimasto ai box, mica è “imprudente” lui. Chiunque può rendersi conto che le persone che sfilano ordinatamente e pacificamente sono qualcosa di più e di diverso delle “500/1000 teste calde” insultate da Delfino ieri sera e quanto sia attendibile l’inviato della RAI nell’emirato.

Secondo i giornalisti veri si tratta di circa 50.000 persone, che corrispondono più o meno al 10% dei cittadini del Bahrein. Come se a Roma avessero sfilato in sei milioni. E questi lo hanno fatto sfidando un potere che ha licenziato tutti quelli che hanno partecipato alle proteste, torturato i più vocali, ucciso i più arditi e condannato a 15 anni di carcere i medici degli ospedali di Manama che hanno osato curare le centinaia di persone che accorrevano negli ospedali dopo che le forze del tiranno avevano aperto il fuoco sulla folla.

Gente coraggiosa che si batte con mezzi pacifici da più di un anno e che da più di un anno soffre i morsi di una repressione identica a quella di Gheddafi o di Assad (il Bahrain è al secondo posto sia nelle uccisioni che negli arresti pro-capite nella regione) nella generale indifferenza di un Occidente , che con il tiranno di Manama fa ottimi affari e dal quale sa che può ottenere quello che vuole. Non per niente la quinta flotta americana ha lì una base e non per niente a al tiranno s’associa gente come Bernie Ecclestone, uno che ebbe a dire che “Hitler sì, che sapeva far funzionare le cose”.

Queste persone coraggiose e dignitose non meritano certo di essere insultate anche da Giulio Delfino, così come gli spettatori italiani e la stessa RAI non meritano di essere serviti e rappresentati da uno che in un contesto simile ci mette del suo per aiutare una dittatura, mentre si trastulla con gli amici e le foto di culi femminili. Vergogna per lui e per chi lo ha mandato in Bahrein, ben sapendo che questo era quello che ci si poteva attendere da un professionista del genere. Non mi sono mai interessato alla sua persona, ma è bastato poco per capire come sia abituato a comportarsi, anche in pubblico. Non pare proprio che show del genere possano sfuggire alle capaci antenne di mamma RAI, che forse a questo punto farebbe bene a sostituire di corsa Delfino con qualcuno con i nervi più saldi e un livello di professionalità più adeguato ai compiti che gli sono affidati.

Pubblicato in Giornalettismo

P.S. Questo che segue invece si dice che sia il video dell’omicido del manifestante ucciso ieri. Registrato proprio mentre i nostri eroi giocavano con i culi altrui.

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