A cosa è servito Kony2012

Posted on 17 aprile 2012

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Come previsto, il video si è rivelato un espediente per ottenere la proroga dell’assitenza militare americana all’Uganda di Museveni e per mettere un piede armato nel cuore dell’Africa.


Il 20 marzo Radhika Coomaraswamy, il rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU per i bambini e i conflitti armati ha invitato la campagna Kony 2012 a investire i suoi fondi nei programmi di reintegrazione dei bambini-soldato invece di spenderli per sponsorizzare la cattura di Kony. Ma ormai Invisible Children poteva già considerare compiuta la sua missione, nonostante gli evidenti problemi riscontrati.


Troppo tardi, il giorno successivo al Senato degli Stati Uniti è passata una risoluzione bipartisan di condanna per la sua Lord Resistance Army, che conteneva anche l’invito a continuare la fornitura di “intelligence” da parte degli Stati Uniti. Il 24 marzo l’Unione Africana ha annunciato la costituzione di una forza di 5.000 uomini per cacciare lo LRA, comandata dagli ugandesi.


La forza sarà composta da mlitari della Repubblica centrafricana, di Congo Uganda e Sud Sudan e farà base nel territorio di quest’ultimo. Che in questi giorni e ha scatenato una guerra contro gli ex fratelli nordisti e che è piagato da stragi e sommosse interne che fanno impallidire i crimini di Kony. E già questo dettaglio rende poco comprensibile l’interesse di Juba nel partecipare a un’avventura del genere in un momento come questo.


La forza è ovviamente assistita dagli americani, che forniscono l’intelligence e anche di più, tanto che a Obo, nella Repubblica Centrafricana, da circa quattro mesi è spuntata una base militare e sono spuntati anche gli americani delle Special Forces.


Pare che la forza “multinazionale” farà base qui e non nel Sud Sudan ora in guerra con il Nord, come inizialmente previsto. Non che la Repubblica Centrafricana ponga meno problemi, trattandosi di una dittatura che si mantiene al potere grazie all’impiego di mercenari e di soldati bambini, una dittatura che negli anni scorsi si è data alla pulizia etnica e ha costretto alla fuga più di mezzo milione d’abitanti delle zone settentrionali del paese, che sono finiti in Ciad a far compagnia alle vittime d’indentiche violenze da parte dei governi di Ciad e Darfur.


Ma Bozizè non è meno impresentabile dell’ugandese Museveni o degli altri governi coinvolti, nessuno dei quali può dirsi innocente degli stessi reati imputati a Kony, tutti anzi hanno sulla coscienza un numero di vittime molto superiori e identica brutalità, dal reietto li distingue solo l’aver coltivato le relazioni giuste e l’aver mantenuto una lucidità che è mancata a Kony, fin dall’inizio partito con visioni mistiche e poi degenerato in un’apparente follia.


Putroppo per tutti l’intervento americano non si è finora rivelato decisivo e dopo oltre un anno di caccia a quella che ormai è ridotta a una banda di briganti pesantemente armati, non ci hanno cavato un ragno dal buco. Come in Afghanistan, l’esercito più potente del mondo non riesce a distruggere un piccolo esercito di straccioni che vive nei boschi e nell’ultimo anno allo LRA sono stati attribuiti 11 attacchi nelle vicinanze di Obo e 13 in Congo.


In teoria l’esercito di Kony dovrebbe ormai essere stato diviso e disperso, in pratica la sua ombra continua ad aleggiare quel tanto che basta da giustificare l’intervento e con esso la presenza di militari americani nel cuore dell’Africa, vicini a uno dei dittatori preferiti. Una presenza che l’Unione Africana al completo ha sempre osteggiato, tanto che per gli Stati Uniti è stato impossibile stabilire il tanto desiderato AFRICOM (comando militare per l’Africa, dove non risulta ci siano paesi in guerra con gli USA) su suolo africano. Anche i paesi i cui leader avrebbero volentieri offerto anche la moglie a Washington, non se la sono sentita di rompere il fronte che da sempre impedisce la costruzione di basi americane in Africa. Un piano perfetto portato a termine con invidiabile efficienza e tempismo.


Pubblicato in Giornalettismo