USA: una democrazia in vendita

Posted on 29 marzo 2012

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All’inizio del 2010 una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha cambiato le regole del finanziamento della politica. Porte aperte alle corporation. Un sistema dirottato e dirottabile da piccoli gruppi con enormi quantità di denaro. E’ il magico potere dei soldi.

Una sentenza che ha rappresentato una pietra miliare nella politica americana, avviata sempre di più a diventare una democrazia censitaria, nella quale tutti i voti non hanno lo stesso valore e nella quale chi può spendere di più, vince.

Potrà sembrare paradossale, ma la sentenza in questione ha abolito il vecchio divieto che riservava alle persone fisiche la possibilità di finanziare le campagne politiche in nome della libertà d’espressione e della considerazione che società ed aziende sono una comunità di persone, alle quali come tali non si può impedire di esercitare la libertà d’espressione. “Non esiste una cosa come la troppa libertà d’espressione“, così la maggior parte dei giudici ha motivato il rigetto dell’obiezione fondata sull’enorme capacità di spesa e sugli inevitabili conflitti d’interessi che le corporation avrebbero portato nell’agone politico.

Ma la sentenza ha anche stabilito altro e cioè che l’origine di buona parte di questi contributi possa essere occultata qualora conferita ai PAC, i Political Action Committee, che sono il veicolo attraverso il quale chiunque può finanziare senza limiti una campagna politica, a patto che non sia coordinata con un partito o un candidato. Una condizione subito aggirata, con lo spirito della norma irriso da quanti lo hanno schivato e i comici a farsi beffe di un “limite” del genere.

La costituzione dei PAC era già stata per parte sua particolarmente nefasta, prima di tutto perché la previsione dell’indipendenza da partiti e candidati si è rivelata subito del tutto inefficace, tanto che il partito repubblicano e i suoi candidati hanno goduto di grande sostegno da parte di PAC con grossi finanziamenti alle spalle che “indipendentemente” hanno scelto tra le cause da sostenere la mancata elezione dei rivali democratici. Già nel 2004 la candidatura a presidente di John Kerry perì sotto una campagna di discredito alimentata da un video degli Swift Boat Veterans for Truth (SBVT), un PAC che aveva come unico scopo quello di opporsi alla sua candidatura.

Da allora le cose sono precipitate e ormai sono diverse le storie di corporation e milionari vicini ai repubblicani che con la forze del denaro invadono e dominano persino i consigli scolastici, dove non incontrano resistenze organizzate, che in molti stati hanno cominciato a introdurre l’insegnamento del creazionismo e sono giunti  a cercare di tagliare i programmi scolastici in modo da espellere tutto quanto contrasti con le credenze dei cristiani oltranzisti americani.

Ai contributori privati come i famigerati fratelli Koch o Sam Wyly e ad associazioni come l’ALEC ( American Legislative Exchange Council) ora si potranno aggiungere i contributi diretti delle corporation. Contributi tradizionalmente diretti ai repubblicani, ritenuti più vicini agli interessi della grande finanza americana. Un recente articolo del The New York Times ha  illustrato il funzionamento e il successo di ALEC, rendendo perfettamente l’idea di come già il sistema sia dirottato e dirottabile da piccoli gruppi che hanno a disposizione enormi quantità di denaro.

L’azione di ALEC è impressionante, finanziata da Exxon Mobil, e dalle famiglie Olin e Scaife, e da fondazioni legate agli onnipresenti Koch, con i rappresentanti di  molte compagnie private rappresentate nel suo consiglio d’amministrazione, ALEC ha scritto e fatto trasformare in legge dalle assemblee degli stati controllate dai repubblicani cosine come il divieto di penalizzare chi non voglia sottoscrivere una copertura sanitaria (per sabotare la mini-riforma sanitaria di Obama) o l’obbligo per i votanti di mostrare un modulo d’identificazione al fine di rendere ancora più difficile l’accesso al voto per le minoranze. Ma anche la costituzione di “scuole di vicinato”, un’ideona dietro alla quale si nasconde l’idea di costruire scuole segregate, ciascuna per un “vicinato” omogeneo e i neri nei ghetti.

Non mancano le leggi particolarmente gradite alle aziende-sponsor, come quella che spinge le scuole ad avvalersi della collaborazione di aziende private che si occupano di e-learning, distraendo i fondi dalla scuola pubblica alle casse di aziende come quella che presiede il comitato per l’educazione dell’ALEC. Sull’istruzione punta anche la Fondazione Koch, che quest’anno ha distribuito quasi 15 milioni di dollari in borse di studio a 150 università, a patto di avere il controllo sulla selezione dei beneficiari, che devono essere ideologicamente allineati allo sponsor.

Vanno molto anche le proposte per non limitare le emissioni inquinanti o la legge che permette di uccidere chi entra in casa o quella che permette di uccidere a chi si senta minacciato anche fuori casa, la stessa grazie alla quale l’assassino di Trayvon Martin è ancora a piede libero. Gli è bastato dire di essersi sentito in pericolo per non essere incriminato dopo aver ucciso un ragazzo disarmato che se ne andava tranquillo verso casa. Leggi che portano il marchio della National Rifle Association, che è nel board di Alec e come molti altri gruppi di produttori riesce invariabilmente a passare a livello locale anche le leggi che a livello federale vengono rigettate dal Congresso, che pure è estremamente sensibile agli interessi corporate.

Si tratta di una formidabile opera di lobbying a tutti i livelli, grazie alla quale leggi scritte dagli uffici delle corporation o da qualche balordo estremista religioso si trasformano in leggi degli stati per il magico potere dei soldi. Una deriva che sembra inarrestabile e che da tempo ha fatto degli Stati Uniti quella che sembra una democrazia in vendita. Lo hanno capito anche i dittatori amici della grande democrazia, che da tempo investono parte del denaro rubato ai rispettivi paesi per avanzare al Congresso provvedimenti utili o per assicurarsi la protezione di senatori e congressisti americani, che incassano senza alcun ritegno.

Un destino che sembrato inevitabile anche a uno dei giudici che si è opposto senza successo alla sentenza Citizens United v. Federal Election CommissionIl giudice Stevens ha messo nero su bianco i suoi timori e li ha voluti leggere in aula a futura memoria.  Una sua frase sembra destinata a risuonare a lungo nelle orecchie degli americani esclusi da questi giochi: “Una democrazia non può funzionare efficacemente quando i suoi membri credono che le leggi saranno comprate e vendute“.

Pubblicato in Giornalettismo