Montezemolo ha le mani sporche di sangue

Posted on 28 marzo 2012

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È incredibile l’ipocrisia con al quale Luca Cordero di Montezemolo va in giro a proclamare voler costituire un partito democratico e liberale mentre si associa a tiranni che reprimono nel sangue le manifestazioni pacifiche di protesta contro i loro regimi per guadagnare qualche soldo in più.

Atrettanto incredibile è che un personaggio che cova malcelate aspirazioni da politico di livello nazionale ignori la risoluzione di condanna del Parlamento Europeo di pochi giorni fa, risoluzione nella quale si elencano e condannano i crimini commessi dalla monarchia assoluta che governa l’emirato, ma anche la decisione statunitense di sospendere le vendite d’armi all’emirato.

A Montezemolo non importa molto del rispetto dei diritti umani in questi paesi, lui con i tiranni del Golfo fa da tempo ottimi affari, come dimostra l’investimento con il quale ha gratificato un’altra tirannia costruendo un gigantesco Ferrari World per i ricchi sceicchi.

Paesi nei quali o stato di diritto è un’opinione, monarchie assolute di stampo feudale che praticano la tortura, la messa a morte degli oppositori e rappresaglie di stampo stalinista sulla popolazione, con licenziamenti massa e condanne a più di dieci anni per i medici colpevoli di aver curato le vittime delle forze di sicurezza dopo che hanno sparato sulla folla.

A Montezemolo non importa che buona parte di quanti lavorarono all’ultimo GP siano stati licenziati insieme ai medici e che oggi non si sappia neppure chi lavorerà al GP del Bahrein, così come non gl’importa di portare soldi e legittimità a un folle che ha fatto demolire il monumento nazionale perché “profanato” dalla protesta.

A Montezemolo, ai suoi soci nella F1, ai piloti e ai giornalisti che animano questo lussuoso circo importa solo d’incassare il più possibile, poco importa se  la quota d’incassi del tiranno andrà a finanziare la repressione o la paga dei mercenari necessari a reprimere un popolo che nella stragrande maggioranza chiede solo riforme, libertà e il rispetto dei diritti umani.

E a tutta questa gene importa ancora di meno che nell’ultimo anno il Bahrein sia diventato una specie di Corea del Nord, impenetrabile ai giornalisti e ai media, che quando riescono a riportarne e cronache sono minacciati e insultati dagli sgherri del regime che li rincorrono su internet nell’indifferenza dei grandi campioni occidentali della libertà di stampa, che dev’essere una cosa che vale solo per i loro nemici, perché quando l’ascia di un potere amico cala sui giornalisti di certi paesi, questi araldi della libertà si girano dall’altra parte.

Poco importa a Montezemolo del rispetto dei diritti umani e di altre sciocchezze del genere e niente gl’importa di associarsi a criminali e a sanguinosi tiranni e non è strano che in questi giorni esprima apprezzamenti per il governo Monti, che sulla questione del Bahrein ha messo al lavoro il silente Giulio Terzi, garrulo su Twitter quando vuole, ma straordinariamente omertoso quando si arriva a dover criticare l’emirato o a discutere l’ultima risoluzione europea che lo condanna.

Il denaro non puzza per questi grandissimi liberali con le libertà degli altri, sempre disposti a giurare sulla necessità di (far) fare sacrifici per la maggior gloria di un paese che manda i suoi figli a morire in Afghanistan e in Iraq, mentre la sua classe dirigente (loro) s’arricchisce associandosi a chi da sempre finanzia i loro assassini e ogni genere d’estremismo islamico sunnita e salafita. Poco importa a Montezemolo della condizione della donna in questi paesi, anche se non ha mai rinunciato a lamentare la sorte delle donne afghane e la necessità d’affrancarle.

Forse il GP del Bahrein sarà annullato lo stesso, nonostante la voglia di correrlo di tutti i protagonisti, ma se accadrà sarà solo grazie a quanti dal Bahrein non hanno mai smesso di testimoniare la sanguinosa repressione e alle pressioni provenienti dalle opinioni pubbliche anglofone, che se non altro si sono accorte della questione e possono vantare giornalisti e testate che non hanno nascosto sotto il tappeto l’orrore del Bahrein.

Non certo per il fondamentale contributo della classe dirigente italiana o della sua opinione pubblica, che si sono segnalate per la totale ignoranza di quanto accade nell’emirato. Se l’opinione pubblica può esibire l’attenuante di essere vittima di una campagna di disinformazione, non così può pretendere uno dei maggiori dirigenti industriali del paese che esprime velleità da statista e da salvatore della patria. Se si comporta così, merita l’etichetta d’ipocrita complice delle dittature più sanguinarie, la merita tutta.

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