Lo Sri Lanka alla sbarra

Posted on 21 marzo 2012

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Nel maggio del 2009 il governo di Colombo ha definitivamente sconfitto le Tigri Tamil, da allora non ha mai smesso d’infierire sulla minoranza

Nella diciannovesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU (UNHRC) si discute una risoluzione presentata dagli Stati Uniti contro gli abusi governativi

Il conflitto tra la minoranza tamil e maggioranza singalese sull’isola è forse il più antico al mondo. Le due popolazioni provenienti dal sub-continente indiano si stabilirono e combatterono sull’isola già prima di Cristo, alternandosi per secoli nel ruolo di dominatori o dominati e alternando con i regni e gli imperi le invasioni dal continente con quelle del continente nei momenti di maggior fortuna.

Poi arrivarono gli europei, prima i portoghesi e poi gli inglesi che importarono manodopera tamil da impiegare nell’agricoltura. Sembrerà strano, ma ancora oggi i tamil sull’isola si distinguono tra vecchi e nuovi, che sarebbero quelli giunti dal 1800 al seguito degli inglesi. Una differenza che non ne ha minato l’unità politica, ma non senza rivalità.

Con la de-colonizzazione l’isola che allora si chiamava Ceylon divenne uno stato indipendente e per anni si allineò quietamente al gigante indiano non allineato, ancora scosso dai terribili contraccolpi dell’indipendenza e poi della partizione. In quegli anni tuttavia la maggioranza singalese erose sensibilmente i diritti della minoranza, provocando risentimento sia sull’isola che in India, patria di moltissimi tamil.

I tamil hanno un’identità molto forte, pur divisi e spesso in guerra tra di loro nel corso dei secoli, condividono lingua, cultura e un fortissimo senso identitario, che si trasmette anche alle numerose comunità di una diaspora che che dall’India si è dipartita ovunque creando comunità moto forti e radicate nei luoghi d’emigrazione, tanto che ad esempio a Singapore il tamil è lingua ufficiale e insegnata nelle scuole nonostante i tamil siano solo un 5% della popolazione della città.

Negli anni ottanta emersero così le “Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam” (LTTE), un movimento di ribellione armata al governo di Colombo che presto si caratterizzò per l’efficacia militare e per la determinazione. Inizialmente sostenuti dall’India, quando Delhi decise di sponsorizzare una fine delle ostilità tra le due parti e di proporsi come broker dell’accordo non apprezzarono. A farne le spese fu Rajiv Gandhi, primogenito di Sonia, ucciso in un attentato delle Tigri nel 1991.

Un atto che determinò un brusco calo del sostegno indiano per i tamil sull’isola e un aspro confronto con quelli del Tamil-Nadu, la regione antistante l’isola ad assoluta maggioranza tamil, tanto che il tamil è l’unica lingua ufficiale per tutta la regione che la sua capitale in Chennai, la megalopoli che un tempo era chiamata Madras. una tensione fatta di atti di terrorismo e repressione che ancora oggi s’incrociano.

All’inizio del secolo le due parti sull’isola sono riuscite a mantenere una tregua siglata nel 2001 per qualche anno e rafforzata dalla solidarietà scoppiata dopo la tragedia dello tsunami del 2004, ma il trascorrere del tempo ha giocato a favore del governo di Colombo, che nel 2009 ha potuto lanciare una feroce offensiva che ha distrutto la capacità militare delle Tigri. Un’offensiva che ha avuto successo grazie all’indifferenza dell’India, che probabilmente ha visto con favore l’eliminazione di Velupillai Prabhakaran, lo spietato leader delle Tigri che con gli anni aveva assunto connotati dittatoriali.

La vittoria sui tamil è costata molto sangue, ma ancora di più ne ha aggiunto la violenza che il governo ha esercitato sulle popolazioni civili tamil. Nell’isola il movimento “terrorista” era riuscito da anni a ricavarsi una porzione di territorio autonoma difesa con le armi. Le tigri tamil sono state l’unico movimento ufficialmente terrorista ad aver avuto una marina, un esercito e persino una modesta aviazione, ma sono anche state le prime ad introdurre sistematicamente la pratica degli attentati kamikaze da parte di fanatici (o patrioti) imbottiti d’esplosivo.

Dall’altra parte però si è assistito al trionfo di un’altra classe dirigente che ha scalato il potere aumentando la repressione e che ora continua ad usare il potere poliziesco e militare sui tamil come sui singalesi che non apprezzano l’amministrazione. Il fatto che il duro ministro della difesa Gotabaya Rajapaksa sia il fratello del presidente Mahinda Rajapaksa spiega l’aria che tira da quelle parti per i diritti umani e per le libertà fondamentali.

Per l’India è un dilemma, perché dopo essersi liberata con sollievo di Prabhakaran e delle Tigri, ora è di nuovo di fronte al problema di una minoranza tamil vessata e per di più alle prese con un governo di esaltati a Colombo. La vittoria sembra infatti aver dato alla testa ai Rajapaksa, che finora hanno risposto con arroganza a qualsiasi richiesta di moderazione, arrivando a sfidare Delhi dicendosi pronti ad invitare la Cina a investire sull’isola. Gli indiani avevano ricevuto promesse di moderazione e di un rapido ristabilimento di rapporti civile e democratici e ora invece da Colombo agitano il nazionalismo anti-indiano

Che è una cosa che l’India non può sopportare, come non può sopportare un calo del sostegno tamil in parlamento, decisivo per l’attuale maggioranza. La settimana scorsa due partiti tamil hanno chiesto al governo di comunicare al parlamento la sua posizione sulla risoluzione ONU, ma ancora non hanno ricevuto risposta. Intanto in Gran Bretagna è andato in onda il documentario “Sri Lanka’s Killing Fields: War Crimes Unpunished“, che dopo il rapporto ONU su crimini di guerra e repressione del novembre scorso, ha incendiato le comunità tamil. Tra le altre atrocità il video mostrerebbe le immagini del figlio appena adolescente del capo delle Tigri, ucciso a sangue freddo con un colpo alla testa.

La risoluzione probabilmente passerà, il governo di Colombo non ha santi in paradiso e i personaggi che lo guidano godono di scarsissimo credito internazionale, senza considerare che l’interesse per quello che accade sull’isola, nel resto del mondo è prossimo allo zero. In Italia forse meno, come testimonia la voce di Wikipedia sullo Sri Lanka, che non è aggiornata da anni. Resta da vedere cosa potrà succedere in seguito e se gli Stati Uniti e l’India di fronte all’ostilità e al rifiuto ad adempiere di Colombo, decideranno di concordare iniziative ostili nei suoi confronti, ma soprattutto resta da vedere se e quando il governo autoritario lascerà il posto a un’amministrazione più democratica e rispettosa dei diritti umani.

Pubblicato in Giornalettismo

Qui il documentario, contiene immagini pesanti

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