Il presidente e la principessa dei janjaweed. La favola del Darfur

Posted on 20 marzo 2012

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Il 20 gennaio il presidente del Ciad Idriss Deby Itno ha sposato la figlia del capo dei janjaweed sudanesi. Nozze che raccontano e spiegano molto sulle tragedie nei due paesi

Il dittatore del Ciad non era presente alla cerimonia, tenutasi all’Hotel Rotana di Kharthum alla presenza di qualche centinaio d’invitati, e non c’era nemmeno la sposa. C’erano invece un folto gruppo di ciadiani in rappresentanza di Deby, il dittatore del Sudan al Bashir, il padre della sposa Musa Hilal (insieme in una foto della festa), il capo dei servizi segreti Mohamed Atta e il capo della UNAMID (United Nations – African Union Mission in Darfur) Ibrahim Gambari.

La presenza di Gambari ha scatenato feroci polemiche qua e là, perché al Bashir è ancora nella scomoda posizione di primo e unico capo di stato in carica con un mandato di cattura del Tribunale Penale Internazionale sul capo. Mandato che in teoria lo espone al rischio d’arresto ovunque, ma che in pratica di risolve in un pericolo limitato a una serie di paesi (per lo più occidentali) che da anni lo tengono sotto pressione. Al Bashir non ha problemi a spostarsi in Africa, Asia e paesi arabi e  forse anche più in là, dimostrando nella pratica quanto il TPI oggi sia poco più di un’aspirazione, gestito come uno strumento politico da mani facilmente riconoscibili.

Tuttavia il mondo che si stracciava le vesti per il Darfur non ha fatto una piega, anche se il matrimonio non sembra proprio un incontro d’amorosi sensi, quanto un complesso rituale politico e se per di più sono volati 26 milioni di dollari dalle tasche del presidente ciadiano a quello del leader dei famigerati janjaweed, in teoria in cima alla lista dei cattivi di tutti i tempi, ma non se n’è dato conto nessuno, neppure George Clooney. la circostanza è curiosa, perché diversi paesi si stanno da tempo dannando l’anima per cercare di prosciugare le fonti di finanziamento dei cattivi.

Idriss Deby Itno ha 60 anni, la sposa 20, si sono incontrati una volta. Deby è un dittatore che sfugge all’occhio attento dei media impegnati a denunciare i cattivi, i terroristi e chi commette crimini contro l’umanità, eppure ha un curriculum forse peggiore di quello di al Bashir. Entrambi sono generali andati al potere sul finire degli anni ’90 e oggi avviati a una teorica democratizzazione che però non si vede.

Deby andò al potere nel 1990, muovendo dal Sudan dove al Bashir aveva preso il potere per spodestare il dittatore Hissène Habré, di cui era stato il capo militare per anni, da 1982. E incidentalmente è curioso che oggi si parli di perseguire (con calma) Habré ignorando Deby. Ci andò con l’aiuto dei libici che aveva sconfitto pochi anni prima, conducendo le forze del Ciad alla vittoria contro i libici in quella che venne definita “la guerra delle Toyota”, perché le forze vincitrici trionfarono grazie alla mobilità garantita dai mezzi giapponesi. Una tecnica militare che poi si diffonderà in diversi paesi africani e che ancora si vedrà all’opera per anni tra Sudan e Ciad.

Il Ciad è cosa francese e Deby ha trovato evidentemente un modus vivendi con l’Eliseo, che negli ex possedimenti africani ingerisce ancora pesantemente. Deby divenne quindi emblema di una stabilità sulla quale costruire l’apertura ai mercati dei suoi giacimenti petroliferi. Fu costruito un oleodotto fino alle coste occidentali dell’Africa finanziato dal FMI e il petrolio cominciò a scorrere.

Deby in realtà non è mai stato troppo saldo al potere, anche se l’opposizione divisa e litigiosa ha solo saltuariamente rappresentato una reale minaccia politica. Molto più numerose le minacce fisiche, gli attentati e le ribellioni armate. Già nel 1993 la Francia dovette intervenire per reprimere la ribellione degli N’Katha Zulu e per ben due volte, nel 2006 e nel 2008 Deby ha visto la capitale e gli edifici del potere attaccati e assediati dai ribelli, fino a che i francesi, in virtù di un accordo d’assistenza militare non sono intervenuti.

In quegli anni, con i ribelli che andavano e venivano dalla frontiera sudanese riparando nel Darfur ormai svuotato dalla pulizia etnica di al Bashir, Deby se la prese molto con i sudanesi, ma soprattutto con i suoi. Non è un mistero per nessuno che quando l’UE decise d’inviare una missione in Ciad per assistere i profughi dal Darfur si ritrovò anche con quelli in fuga da Deby e dal suo omologo Bozizé, della Repubblica Centraafricana, anche lui salvato dai francesi e poi vindice sulle regioni che avevano appoggiato la rivolta.

Anche al Bashir si arrabbiò molto, non prese bene il tentato attacco a Kharthum da parte di una colonna di Toyota arrivate a sorpresa dal Darfur. Nessuno dei paesi aveva le risorse per una guerra, al Bashir negozia da tempo con tutti e per mantenersi al potere, e vivo, non ha esitato a concedere l’indipendenza al Sud Sudan e probabilmente farebbe a meno di accanirsi sulle minoranze se non ci fosse sempre qualche mano pronta ad armarle e a promettere loro radiosi futuri che non ci sono.

Per la sua personale operazione di pulizia etnica Deby si servì di mercenari e all’epoca si parlò anche dei janjaweed sudanesi, che per anni sono rimasti accampati sui nostri media con relativo successo nel ruolo dei cattivi più cattivi che c’erano. In realtà si trattava semplicemente di tribù locali che avevano preso le parti del governo nel reprimere la ribellione di una serie di movimenti armati locali, gran parte della quali sotto il comando dello sceicco Musa Hilal (una sua intervista nel video).



A un certo punto, tra umanitari variamente assortiti, missione UE, missione militare francese, movimenti armati ed eserciti locali, servizi libici, egiziani, francesi, inglesi, americani, l’ONU, l’Unione Africana e Hollywood erano tutti lì, con una marea di profughi provenienti da tre paesi e intorno il nulla o quasi perché la regione è abbastanza inospitale. Gli unici momenti nei quali soldati occidentali sono entrati in azione in Darfur hanno visto protagonisti i nostri soldati di scorta a Barbara Contini in missione di pace; che hanno ucciso dei sudanesi credendoli per una minaccia imminente; e a un gruppo di commando francesi infiltrato in territorio sudanese che ha avuto la peggio in uno scontro con non meglio identificati guerrieri locali, lasciandosi alle spalle un compagno morto. Morto ma pericoloso, visto che quattro persone tra quante si stavano adoperando per riportarlo ai suoi sono rimaste uccise dall’esplosione delle granate che aveva addosso. L’Italia ha anche avuto un contingente militare nel paese, ma a Khartum, serviva a garantire gli accordi con il Sud e come altri contingenti non ha allungato la mano per prendere al Bashir.

Poi i due leader hanno fatto la pace e al Bashir ha potuto persino unirsi alla gang bang internazionale in Libia contro Gheddafi, che con le sue smanie da leader africano e il suo continuo tramare, sicuramente ha rappresentato un fattore d’instabilità per i due paesi. Al Bashir e i suoi servizi segreti sono anche stati ringraziati dalla CIA, che ha riconosciuto il oro aiuto prezioso nella cattura dei terroristi islamici.

Il Ciad di Deby è uno dei paesi più corrotti del mondo, nel senso che si prende tutto la famiglia di Deby, prova ne siano i 26 milioni di $ di dote offerti a Musa Hilal, cifra sicuramente impossibile da accumulare con il suo stipendio presidenziale, che inoltre presume l’esistenza di altri capitali accantonati per le numerose mogli e la quindicina di figli. Così corrotto che il FMI ha dovuto bloccare il pagamento delle royalties petrolifere che in base a un “accordo modello” dovevano riservare una parte delle entrate agli investimenti sociali. Deby ha minacciato di chiudere i rubinetti, ha avuto i soldi e li ha spesi in armi e mercenari. L’innovativo accordo doveva assicurare l’eticità dell’investimento da parte del FMI in un paese retto da una feroce e predatrice dittatura, facendo in modo che ai ciadiani giungessero quei benefici minacciati dalla corruzione.  I benefici invece sono arrivati solo per il dittatore, EXXON e Total, che sicuramente avranno ringraziato il FMI per aver portato “lo sviluppo” in Ciad, come avevano previsto quanti hanno criticato quel finanziamento.

Uno scenario leggermente più complesso e sfaccettato della favola dei terribili janjaweed “arabi” a cavallo che danno la caccia ai neri “africani” raccontata alle opinioni pubbliche occidentali per anni. Anche perché da quelle parti sono tutti musulmani, sono tutti africani e di neri ce ne sono dappertutto, senza che nessuno li cacci perché sono neri, piuttosto si spara molto perché c’è grande abbondanza di armi. Nel nuovo Sud Sudan, ad esempio, si stanno sparando per le vacche, in poche settimane una faida armata ha provocato la fuga di decine di migliaia di persone dalle loro case e dai loro villaggi e non si sa quante vittime.

Il matrimonio di Deby, oltre a segnare l’ennesima unione tra potenti famiglie africane a capo di dittature semi-dinastiche e ad alimentare lo stile priapico-machista tipico di queste dittature, rappresenta una sintesi perfetta di quello che in Occidente non vuol raccontare nessuno.

Pubblicato in Giornalettismo

P.s. L’esercito del Ciad è noto per l’impiego di soldati bambini, numerose intese con i francesi e organismi internazionali ne promettono la fine da anni, ma i bambini-soldato continua ad essere arruolati, spesso a forza, nelle operazioni militari, anche dalle forze regolari.