Salvati dal calo del desiderio?

Posted on 14 marzo 2012

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Una ricerca dell’American Enterprise Institute farà tirare un sospiro di sollievo agli islamofobi e ai preoccupati per la sovrapopolazione

Il think tank americano pubblica una ponderata analisi demografica dei paesi musulmani o nei quali vivono grandi comunità di musulmani e conclude che sono in calo demografico.

Niente esplosione demografica per soffocare l’Occidente quindi, niente orde di migranti islamici che scavalcano le nostre frontiere e si moltiplicano come conigli per poi imporci la Sharia. Erano fantasie e si confermano tali anche all’impatto con i numeri di questa ricerca.

I paesi musulmani sono anzi stati velocissimi negli ultimi vent’anni a raggiungere i tassi di fertilità, spesso negativi, che caratterizzano l’Occidente e altri paesi paesi sviluppati. Se l’American Enterprise Institute mostra un particolare interesse per la demografia dei paesi musulmani, probabilmente alimentata dal bisogno per gli americani di capirne di più sui nemici che hanno  combattuto nell’ultimo decennio, lo studio finisce comunque per confermare alcune dinamiche che è bene tenere presenti.

Se oggi i paesi musulmani hanno tassi di fertilità simili a quelli degli stati americani è perché sono stati investiti da una rivoluzione culturale che ha attraversato tutto il pianeta, tutti i paesi e quasi tutte le culture. Nuovi modelli di uomini e donne si sono proposti e imposti ovunque al tramontare della guerra fredda e hanno determinato un drastico calo del desiderio di fare figli.


Nella ricerca sui paesi musulmani emerge, come in altri lavori simili, che le differenze nel tasso di fertilità tra un paese e l’altro non riescono ad essere più rilevanti di quelle registrate dai diversi stati americani, nonostante si paragonino paesi molto diversi tra loro, sia per quanto riguarda il reddito medio che la condizione della donna.

Che anche in contesti nei quali in teoria la pianificazione familiare è considerata sterco del demonio riescono comunque a contenere le nascite in maniera che stupisce i demografi. Cali simili per quanto drastici si sono verificati in quasi tutti i paesi del mondo, in America Latina dove il record spetta al gigante brasiliano, come in Cina, dove il desiderio di maternità delle cinesi è ormai sovrapponibile a quello permesso dal governo con la sua politica del figlio unico.

Non è quindi solo ed esclusivamente una questione di sviluppo o dei limiti posti all’allargamento della famiglia dal modello urbano, che rende costose e difficilmente gestibili le proli numerose, quanto dell’evidente avanzare di modelli culturali per i quali fare figli non è lo scopo della vita, per gli uomini come per le donne.

Di più, tutti i dati e le analisi degli ultimi anni convergono sull’ipotesi per la quale è il desidero di maternità delle donne a “fare” il tasso fertilità, tanto che le analisi predittive di questo dato fondate sul desiderio di maternità si sono dimostrate molto precise. Tanto che all’interno di aree molto omogenee dal punto di vista del diritto o dello sviluppo economico in Cina si sono ritrovate differenze misurabili e omogenee che possono essere prodotte solo da (relative) differenze culturali regionali.

Un mondo nel quale le donne possono decidere coscientemente di fare più o meno figli è sicuramente più desiderabile di uno nel quale siano ridotte a fattrici inconsapevoli e quindi questa evoluzione epocale è da accogliere con favore ancora più grande di quanto già non sia benvenuta come linimento a un’espansione demografica globale, che sembrava inarrestabile e destinata a cozzare malamente con l’esaurirsi o il drastico calo di molte risorse naturali.

Non resta quindi che confidare nelle donne per evitare il disastro demografico e la sovrappopolazione, ma anche scenari all’apparenza ottimistici come questo possono celare insidie e problemi. Per i paesi musulmani ad esempio si tratterà di passare in pochi decenni da società supergiovani a paesi gravati da un numero enorme di anziani, un fenomeno che in Europa abbiamo già sperimentato.

I giovani che oggi riempiono le piazze arabe domani saranno legioni di anziani a carico di un numero minore di giovani, un’onda grigia che ha un notevole impatto sulle economie, che dovranno lottare per mantenere i livelli conquistati in tempi nei quali i disoccupati giovani e forti abbondavano. Succederà nei paesi arabi come in Cina, come sta succedendo da noi e succederà perché gli uomini e lo donne sono cambiati.

Sembra proprio che la minaccia demografica sarà debellata da un calo del desiderio di maternità, al quale nelle società avanzate si accompagna un sensibile (e registrato) calo della libido, non sempre e solo associabile al boom della diffusione degli psicofarmaci che in alcuni paesi è una piaga. E non potrebbe essere diversamente, trattandosi di elementi fortemente correlati.

Le ultime generazioni sembrano essersi liberate in silenzio dalla schiavitù degli istinti primordiali e dagli antichi retaggi culturali, senza sentire il bisogno di proclamare rivoluzioni o rivendicare primati filosofici o politici. Una rivoluzione culturale silenziosa quanto profonda, che ha attraversato quasi tutti i paesi e le culture in un lampo, una rivoluzione che fortunatamente proietta il mondo verso un futuro meno affollato.

Pubblicato in Giornalettismo

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