I piazzisti dell’odio

Posted on 28 febbraio 2012

3


Se c’è una cosa che in Europa allarma poco le masse come le élite, è l’avanzare della destra xenofoba. Si è visto anche nel nostro paese con l’emergere della Lega Nord, tollerata e anzi blandita nonostante osasse, per l’epoca, declinare sotto le insegne dell’indipendentismo padano una retorica che avrebbe scandalizzato persino in bocca a un missino.

Non si sa se a molti parve allora una maniera come un’altra di rompere una destra estrema che era sempre stata nazionalista o se semplicemente l’emergere della Lega Nord fu sottovalutato, resta il fatto che con la Lega Nord nel nostro paese  si sdoganò una retorica di retroguardia destinata ad influenzare pesantemente la politica a venire. Quando si tollera un partito platealmente razzista e identitario, si legittima la sua retorica e si legittimano le sue pretese politiche, che prima o poi devono trovare qualche retribuzione, se i voti di questa formazione finiscono per risultare essenziali per una maggioranza di governo. L’estrema destra in Europa non è maggioritaria neppure tra la destra, ma ha una grande capacità di catalizzare lo scontento e trarre vantaggio dalle crisi che le politiche liberiste, intrinsecamente di destra. tendono a innescare senza soluzione di continuità. La destra estrema ha poi trovato ricco nutrimento nella “Guerra al Terrore” successiva al 9/11, quando la propaganda bellica ha proposto e  valorizzato lo scontro di civiltà e le falangi nere hanno potuto sfruttare la paura alimentata da altri.

Sono stati momenti di gloria in Francia per Le Pen, arrivato al ballottaggio alle presidenziali, per i danesi del Dansk Folkparti che hanno fatto da stampella a un governo conservatore, ma anche per  NPD e DVU in Germania, per lo FPO di Haider in Austria. Una boccata d’ossigeno persino per  movimenti come quello dei nazionalisti turchi dello MHP  e del suo braccio armato, i famigerati Lupi Grigi, che esplicano la loro azione politica attraverso l’assassinio. Non meno temibili gli scenari in un paese che è dentro l’Ue come l’Ungheria e uno che vi entrerà presto come la Serbia. Se i serbi soffrono ancora una forte presenza nazionalista come eredità della guerra civile yugoslava, gli ungheresi sono invece la testa ponte di una reazione europea che non risparmia nessuno dei paesi associati nella UE. In Ungheria, più o meno negli anni nei quali emergeva la Lega Nord da noi, da una scissione nel Forum Democratico Ungherese nasceva il Partito della giustizia e della via ungherese (MIEP), oggi al potere. Interprete di un’azione politica ispirata a un nazionalismo che assomiglia in maniera inquietante alla versione hitleriana, con insistenti richiami alla razza ungherese (?) e un florilegio di iniziative legislative deliranti, com’è giusto attendersi da un partito che ha fatto la sua fortuna gridando al pericolo rappresentato da zingari ed ebrei.

Troppo tardi l’UE si è svegliata e ha finalmente realizzato che Viktor Orban non stava portando l’Ungheria fuori dall’Europa, ma stava alimentando l’estremismo di destra al suo interno. Da tempo in Europa i fascisti sono rispettabili. E non c’è stato nemmeno bisogno di particolari espedienti come quelli impiegati per detergere AN dalla sporco di decenni di MSI, con i viaggi a Canossa a inginocchiarsi di fronte alle vittime della follia nazifascista. Soprattutto non è stato necessario l’abbandono della retorica neofascista, che lasciata cadere da Fini è stata subito raccolta dai nordisti. In Ungheria invece c’è spazio addirittura per qualcuno ancora più a destra, come il partito Jobbik, i cui militanti girano tranquillamente in squadre per le strade di città e paesi a caccia di persone sgradite. Una situazione talmente grave che in alcune cittadine i rom si sono dovuti dare alla fuga, anche se si trattava di comunità stanziali residenti in quel paese da secoli. Ma la legge con a quale l’Ungheria ha concesso la cittadinanza a tutti gli europei di origini ungheresi (?) residenti nei paesi limitrofi non è tanto diversa da quella con la quale l’Italia ha fatto lo stesso con i suoi emigranti, così come le leggi draconiane contro l’immigrazione hanno ben poco da invidiare alle trovate di Maroni. Che non se le è votate da solo, ma con la collaborazione dei “liberali” di Forza Italia e la “destra moderna” di Fini.

Non per niente anche nei governi locali i partner di governo dei leghisti approvano le peggiori proposte, dalle censure sui libri di sgraditi nelle biblioteche comunali o regionali, fino a idee bizzarre come quella di marcare una scuola con il simbolo del partito. Il problema grosso è che cose del genere accadono senza che il corpo sociale reagisca, proprio perché insieme a queste forze politiche sono state sdoganate le retoriche fasciste e razziste. Dove non si può permettere questa sfacciataggine l’estrema destra europea dissimula, guadagna lo stesso consensi, ma non può esimersi dal praticare un doppio linguaggio che ne smaschera l’ipocrisia fin da subito. Cosi Marine le Pen cerca il dialogo con la comunità ebraica in Francia e Geert Wilders si traveste da liberale, mentre il partito dei Veri Finlandesi si limita a voler respingere i musulmani e a spingere le donne a studiare meno e a fare più finlandesi. L’ostracismo europeo nei confronti dell’austriaco Haider, che si era solo piazzato bene, è un ricordo e la Lega Nord probabilmente non sembrò più un grande problema per l’Italia dal momento che al parlamento europeo si presentò quel fior di liberale di Silvio Berlusconi a dare del Kapò e del turista della democrazia a uno stimato deputato tedesco, che aveva avuto l’ardire di chiedergli chiarezza su alcune balle auto-evidenti che aveva appena propinato all’assemblea.

Oggi i partiti d’estrema destra possono contare su una base certa vicina al 10% dell’elettorato europeo, costringerli a battersi entro i limiti della decenza e del progetto democratico dell’Unione è interesse primario di tutti, a destra come a sinistra, poiché nessuno può permettere l’insorgere di dittature all’interno della UE o l’accendersi di focolai razzisti che in nome dell’autodeterminazione promuovano la pulizia etnica o un nazionalismo degno dell’epoca dei grandi imperi e del tutto fuori sincrono con l’epoca. Invece la grande sottovalutazione di cui hanno beneficiato durante gli anni della guerra all’islamico continua. Le loro roboanti retoriche sono ripetute quasi ovunque in Europa senza destare scandalo e quanto siano permeate in molte coscienze lo ha dimostrato il norvegese Breivik, insanguinando la scorsa estate e prendendo di sorpresa la maggior parte degli osservatori. Eppure i politici e gli opinion leader europei non vivono negli Stati Uniti, da dove fanno fatica a notare i fenomeni più vistosi e i media raccontano a fatica quel che accade in Ungheria. Ma anche nel nostro paese si fa poca attenzione a quello che accade oltreconfine e neppure gli episodi locali più gravi, come i ricorrenti pogrom contro gli zingari o meno frequenti come il recente raid assassino a caccia di neri da parte di un esponente di Forza Nuova, producono alcun allarme significativo, alcuna riflessione che riesca ad andare oltre la cronaca, alcuna proposta per combattere o lenire il fenomeno.

Può anche essere che le destre nazionaliste siano destinate a rimanere all’angolo nell’Europa federale, ma può anche essere che crescano come tumori a minare il progetto europeo, la salute dei paesi ove avranno la meglio e quella dei loro vicini e concittadini. L’Europa sa già come va a finire quando all’affacciarsi della crisi questo genere d’ideologia parassitaria trova l’onda giusta per andare al potere e offrirsi come utile sponda al posto di una destra magari più decente, ma ormai priva di qualsiasi credibilità e straordinariamente complice nell’attuazione di politiche antipopolari. Non è il comunismo e non è nemmeno l’Islam a minacciare la libertà degli europei e il loro desiderio di costruire uno spazio nel quale non ci sia più posto per il nazionalismo, il fascismo e il razzismo, ma sono proprio questi pittoreschi piazzisti dell’odio.

Pubblicato in Giornalettismo