Coca-Cola all’attacco di un blog

Posted on 24 febbraio 2012

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Negli ultimi giorni ha fatto rumore l’annuncio da parte dei titolari del blog cocacolla.it, con il quale hanno comunicato il prossimo spostamento del blog su un altro dominio a causa di una lettera, inviata dai legali della Coca-Cola, attraverso la quale la multinazionale di Atlanta chiede loro non proseguire nell’uso del nome e del sito Cocacolla.it, perché lesivo dei diritti commerciali del produttore della nota bevanda.

Scrivono sul blog:

La motivazione è la seguente: … che la registrazione e l’utilizzo da parte sua del nome a dominio www.cocacolla.it determina l’insorgere di un grave rischio di confusione per i consumatori che possono essere indotti a ritenere che il segno COCACOLLA ed il nome a dominio http://www.cocacolla.it siano volti a contraddistinguere prodotti/servizi distribuiti, organizzati o sponsorizzati dalla nostra cliente o che comunque l’uso del segno COCACOLLA da parte sua sia stato autorizzato dalla nostra  assistita in base ad accordi o altri legami contrattuali o societari, il che non corrisponde al vero. L’uso del segno COCACOLLA e del nome a dominio http://www.cocacolla.it da parte sua costituisce inoltre contraffazione dei celebri marchi costituiti dalla dicitura Coca-Cola della nostra assistita.

Cocacolla.it è un blog che fa riferimento a un’attività commerciale nel campo della comunicazione. Attraverso il blog, che è “focalizzato sul design, l’estetica contemporanea e sulle culture di strada, diretto agli appassionati di arti creative” gli autori promuovono anche le loro professionalità definendosi “un collettivo di creativi ed appassionati di cultura della comunicazione, costantemente alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi brief.” Offrono infatti: “… campagne di comunicazione e marketing per mezzo di post, web advertising, banner e progetti convenzionali e non”. Per farsi un’idea delle loro capacità, sulle pagine del blog è disponibile il relativo mediakit

Il collettivo di cocacolla.it ha deciso di non resistere alle pressioni della grande corporation, ma non di rinunciare a dare la massima visibilità all’evento e così la rete italiana si è presto riempita della storia della corporation contro il piccolo blog. Una scelta legittima, anche se la pretesa dei legali di Coca-cola appare da dimostrare e di non facile dimostrazione, perché l’unico ambito nel quale la somiglianza dei due nomi può davvero ingenerare confusione è nell’atto di digitare il nome del sito italiano della nota bevanda, al quale si accede sia con coca-cola.it che con cocacola.it, ma che non offre redirect per altre grafie simili, cocalola e cocalolla comprese.

In questo caso il rischio di confusione è del tutto teorico e non sembra esiste per i consumatori della nota bevanda, come peraltro appare assai difficile che i clienti dell’azienda di Atlanta possano mai pensare che abbia qualche relazione con cocacolla.it. In questo caso le norme a tutela del marchio non supporterebbero le pretese esplicitate nella lettera di cui sopra, perché che ingeneri confusione nel consumatore è presupposto fondamentale all’azione di tutela legale, per lo stesso motivo sembra insussistente l’ipotesi di contraffazione del marchio, che non può davvero ingannare nessuno.

Probabilmente si tratta solo di un modo come un altro per impadronirsi di un dominio simile, che per di più promuove un’assonanza con la colla che ad Atlanta non può far piacere, ma questo genere di pretesa non è sostenuta da alcuna ragione quando si arriva alle denominazioni dei siti internet. I problemi  posti dai nomi di siti simili a quelli di grande successo sono noti, ma non esiste una tutela in questo senso, a parte i casi di nomi identici e riferibili a identità commerciali precise, per il resto vige il principio per il quale il primo che compra il dominio ha ragione.

Esemplare in questo senso è il caso Google, che si è procurata buona parte dei nomi simili a quelli di  google.com (e .it etc.), che ora conducono alla pagina giusta senza che nemmeno l’utente che ha sbagliato a digitare se ne renda conto. Tutti tranne quello di goggle.com che conduce a una pagina che spiega come, quanto e perché gli utenti della rete si sbaglino nel digitare l’indirizzo del motore di ricerca. Diverso invece il caso del sito yuootube.com che gioca sull’inversione delle vocali del notissimo di youtube.com e che attraverso un redirect conduce al sito onlinevideoaward.com, che con una grafica molto simile al sito di YouTube (altro che cocacolla…), propone un sondaggio (?) e l’opportunità per chi lo porta a termine di vincere ambiti gadget elettronici. 

In questo caso appare evidente come l’azienda di Mountain View non possa esercitare la leva legale e come probabilmente non sia riuscita a trovare un accordo con il proprietario del dominio, che sfrutta commercialmente la somiglianza del nome e imita persino logo e grafica del canale video più visto e frequentato al mondo.

Difficile indovinare le intenzioni di Coca-Cola e dei suoi legali in un caso del genere, ma sembra più di trovarsi di fronte a una modesta azione di routine a tutela del marchio e soprattutto del nome del dominio, che a una dichiarazione di guerra agli autori di cocacolla.it. Niente di simile a casi noti che hanno visto anche da noi il confronto tra multinazionali e piccoli blog, casi come quello abbastanza recente dell’attacco di Boiron a un blogger che giustamente sostiene che i prodotti omeopatici non siano altro che placebo e che nel caso di un prodotto in particolare, preso ad esempio per la sua fama e diffusione, la multinazionale vende della semplice acqua, uno scontro vinto dal Davide con il blog, che ha messo in fuga il Golia dell’omeopatia. 

Di sicuro per gli autori di Cocacolla.it non tutto il male verrà per nuocere, la vicenda si presta ad avere ampia discussione e circolazione e questo da veri “comunicatori” sembrano averlo capito benissimo, predisponendosi a cavalcare l’inconveniente in modo da trarne la massima risonanza possibile, che riescano a rimanere in possesso del loro dominio o meno, non è detto che alla fine dei conti risulteranno in perdita.

Pubblicato in Giornalettismo