Gli amici della plastica che hanno truffato Monti

Posted on 30 dicembre 2011

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Anche in Giornalettismo.

Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà alla presentazione della relazione annuale al Parlamento (Ansa)Una mano misteriosa ha agito nell’ombra e ha fatto sparire dall’ultimo decretone governativo la norma che avrebbe definitivamente vietato l’uso di sacchetti di plastica non biodegradabili, introducendo sanzioni per chi non la rispetta e, soprattutto, vietando anche l’uso di una tipologia di sacchetti che alcuni produttori e parlamentari loro vicini sostengono essere a norma di legge, anche se evidentemente non lo sono.

Si tratta di sacchetti prodotti usando la solita plastica, il polietilene, alla quale vengono aggiunti additivi che la rendono “bio-sbrindellabile”, più che biodegradabile. Con il risultato che la degradazione di un sacchetto fatto usando questo tipo di materiale, produce centinaia di pezzetti di plastica per nulla ecologici, destinati a perdurare nell’ambiente esattamente come accadeva con i vecchi sacchetti interi. Con l’aggravante di poter essere ingoiati da un numero di animali molto più elevato di quelli che potrebbero ingerire accidentalmente un intero sacchetto di plastica e di essere molto più difficili da recuperare nel corso di pulizie e bonifiche. Gli additivi impiegati in questo processo peraltro sono ben poco ecologici, dato che s’impiega persino il tossicissimo cobalto.

Tutt’altra cosa dalle plastiche veramente degradabili, come quelle derivate dal mais, che oltre a degradarsi completamente sono anche compostabili, come devono essere secondo la legge europea UNI EN13432, che prevede per i sacchetti di plastica i seguenti requisiti:

– Biodegradabilità, ossia la capacità del materiale di essere convertito in anidride carbonica (CO2) grazie ai microrganismi ed in modo analogo a quanto accade ai rifiuti naturali.

– Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva).

– Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio.

– Metalli pesanti pressoché assenti e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost.

I sacchetti prodotti con polietilene e additivi non rispettano nessuno di questi requisiti e pertanto dovrebbe esserne vietata la vendita da tempo, eppure, nonostante il ritardo biblico con il quale è stata recepita nel nostro ordinamento questa norma, il divieto non c’è ancora. Era atteso nel decretone, ma un’utile manina l’ha fatto sparire, provocando fastidio negli ecologisti e un mezzo terremoto nel governo.

La norma era stata approvata, firmata e controfirmata nel Consiglio dei Ministri del 23 dicembre, ma nel testo del cosiddetto “milleproroghe” pubblicato ieri non c’è. Qualcuno ha commesso un’incredibile scorrettezza per conto dei produttori dei sacchetti fintamente ecologici, tradendo la fiducia dei colleghi di governo.

Tutte le tracce portano all’ufficio di Antonio Catricalà, ora sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di segretario dello stesso presidente del Consiglio Mario Monti. Comprensibile l’irritazione degli altri membri del governo per il tradimento, tanto che Catricalà in condizioni diverse da quelle che reggono questo governo d’emergenza, probabilmente avrebbe dovuto fare le valigie.

Ma ci sono altre impronte sul luogo del delitto e sono quelle della destra vicina agli interessi degli inquinatori, a cominciare da quelle di Fare Ambiente, tipica associazione ambientalista di destra impegnata a a favorire gli inquinatori vestendo la casacca dell’ambientalismo.

È del suo presidente, Vincenzo Pepe (nel video), una nota del 28 dicembre  nella quale afferma la sua opposizione alla normativa europea a sostegno della plastica falsamente biodegradabile. Che poi chi ha scritto la nota traduca il termine compostabilità con l’inesistente compastabilità, rende perfettamente l’idea della preparazione ambientalista (e non solo) di questo genere di ecologisti farlocchi al servizio degli inquinatori.

Poi ci sono i parlamentari del PDL che si occupano d’ambiente con questo stile inimitabile, come Agostino Ghiglia o Paolo Russo, già impegnati a far danni in commissione rifiuti. Non sono una scoperta, per quanto abbastanza ignoti al grande pubblico.

Insieme ad altri esponenti dell’ex PDL rappresentano all’interno delle istituzioni gli interessi dei produttori di sacchetti inquinanti e per difenderli non esitano a ricorrere al falso e alle mistificazioni, tanto che a più riprese hanno rilasciato dichiarazioni che falsano platealmente il senso delle normative europee di riferimento e persino lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche.

La disgustosa truffa dovrebbe avere le gambe corte, visto il governo insieme all’irritazione ha fatto trapelare l’intenzione di porvi rimedio nel più breve tempo possibile, ma resta significativa e dimostra come i grandi inquinatori e i loro rappresentanti siano disposti a tutto, pur di difendere i loro interessi privati, anche a scapito dell’interesse e della saluta pubblica.