Costi stellari minano il programma F-35

Posted on 29 dicembre 2011

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Anche in Giornalettismo.

Trecentottancinque miliardi di dollari (385.000.000.000) è il costo fino ad oggi del programma F-35, che dovrebbe dotare gli USA di un areo multi-ruolo, invisibile ai radar e capace di rimpiazzare una serie di altri velivoli in dotazione all’aviazione, alla marina e al corpo dei marines.

A fronte di questa spesa il programma per la costruzione di questo caccia di quinta generazione arranca, tanto che gli stessi Stati Uniti hanno già ridotto gli ordini previsti e che pensano di cancellare la versione a decollo verticale prevista per la marina.

Nonostante alcuni esemplari siano già stati consegnati, l’aereo non è pronto ed è ancora lontano il tempo in cui potrà essere operativo, tanto che una previsione dell’ufficio contabile americano (GAO) ha calcolato che saranno necessarie almeno altre diecimila modifiche da qui al 2016, anno nel quale finalmente potrebbe cominciare la produzione a pieno ritmo.

Non estraneo a quello che lo stesso senatore Mc Cain ha definito “un casino”, è il metodo con il quale il governo americano ha affidato alla Lockheed Martin la commessa. Scelto in teoria per velocizzare tutto il processo, si è rivelato invece fonte di paurosi aumenti di costo e di correzioni in corso d’opera, che ne hanno fatto rapidamente il programma d’arma più costoso per l’attuale bilancio americano, nonostante il Congresso abbia già cassato la prevista produzione di una seconda linea di motori per il programma.

Metodo che consiste nell’iniziare subito la produzione dei velivoli e poi revisionarli e modificarli mano a mano che emergono difetti o problemi, sperando ovviamente che si tratti di problemi risolvibili e accettando il rischio che emergano all’improvviso aumenti dei costi anche molto rilevanti.

Per ora le cose vanno malissimo, i primi F-35 non sono così invisibili ai radar come dovrebbero essere, non riescono ad assicurare le prestazioni richieste e sono ancora privi del rivoluzionario sistema integrato di gestione elettronica previsto, che arriverà forse solo nel 2016.

Alis, così si chiama il sistema, è cosi immaturo da rappresentare un rischio (moderato) per i piloti , tanto da indurre il Dipartimento della Difesa a negare il permesso per l’inizio dell’addestramento dei piloti sulla nuova macchina.

Il che vuol dire che almeno fino al 2016 non sarà operativo nemmeno un solo F-35. Così il mese scorso il programma ha subìto il terzo rallentamento, imposto dal governo a una produzione che risschiava di mettere in pista centinaia di velivoli da aggiornare in seguito, con costi ancora più ingenti di quanto già non sia stato speso per costruirli.

Costi che sono già raddoppiati rispetto alle previsioni iniziali e che insieme ai problemi hanno già provocato un sensibile calo degli ordini da parte del governo americano, ridotti di un 30% rispetto alle previsioni iniziali. Una riduzione che impatterà severamente sul costo finale di ogni singolo velivolo e che contribuirà a renderlo ancora meno appetibile agli alleati, ai quali gli USA inizialmente speravano di venderne un buon numero.

Allo stato attuale delle previsioni il costo unitario finale dei velivoli potrebbe oscillare tra i duecento e i trecento milioni di dollari, molto più elevato di quanto previsto inizialmente, al di sotto dei cento milioni, che comunque rappresentano una cifra imponente.

L’evoluzione della politica mondiale e le nuove esigenze strategiche rendono peraltro quasi del tutto inutile per gli Stati Uniti il possesso dei quasi tremila velivoli del genere inizialmente previsti. L’URSS è sparita e non esiste alcun paese al mondo che sia lontanamente in grado di minacciare il dominio americano dei cieli o di abbatterne i velivoli, nemmeno quelli visibili. A queste considerazioni bisogna poi aggiungere che da tempo gli Stati Uniti puntano decisamente ad ampliare l’uso dei droni, gli aerei senza pilota molto più economici e che non hanno nemmeno bisogno di top-gun, per i quali l’addestramento è lungo e, ancora, molto costoso.

Il tutto senza considerare che per lo stesso prezzo gli USA possono costruire molti più esemplari di aerei come gli F-15 o gli F-16, che seppur datati non hanno ancora rivali e continuano ad essere prodotti, tanto che proprio uno stock di F-16 è stato ordinato per coprire il buco creato dai ritardi nello sviluppo dello F-35.

Come già per lo F-22 o il per il bombardiere B-2, sembra che gli Stati Uniti abbiano sbagliato nel puntare sull’invisibilità dell’aereo ai radar come caratteristica premiante. I costi per rendere i velivoli “invisibili” ai radar nemici si sono rivelati spaventosi e l’invisibilità per niente garantita alla prova dei fatti, tanto che esistono già radar di nuova generazione in grado vedere di vedere comunque anche i presunti invisibili.

Resta da vedere se, in tempi di tagli ai bilanci anche il programma F-35 subirà il destino degli F-22 e dei B-2, già soppressi, nonostante almeno il primo si sia rivelato il miglior aereo da combattimento mai prodotto, almeno stando alle considerazioni degli esperti. Una sorte che ormai sembra inevitabile almeno per la versione a decollo verticale richiesta dalla marina, che costa più delle altre  e che tra gli altri problemi avrebbe anche quello di un’autonomia ridotta, al punto da costringere le portaerei ad avvicinarsi agli obbiettivi e finire così nel raggio d’azione dei missili avversari.

Problemi che non potranno che riflettersi anche sulle aspettative relative alle vendite all’estero, perché è chiaro che un tale aumento dei costi potrebbe far saltare molti ordini, compreso quello robusto finora assicurato dall’Italia per una previsione di spesa che già ora sappiamo essere alquanto sottostimata, visto che alle ultime quotazioni non basteranno certo i quindici miliardi di euro previsti per portare a casa i centotrentuno F-35 già ordinati.

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