Il complotto in corto

Pubblicato il 5 dicembre 2011

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Gran parte della produzione complottistica che circola su internet ha una matrice sicura negli ambienti della destra apocalittica e millenarista americana. Un brodo d’estrema destra e convinzioni religiose bizzarre che negli Stati Uniti ha uno dei suoi pilastri nell’incombere di un governo minaccioso sui cittadini.

Non solo il governo è stato spesso accusato in diversi periodi storici d’essere incline al socialismo, ma esiste un robusto filone narrativo che lo vuole impegnato insieme a malvagi stranieri nel costruire un Nuovo Ordine Mondiale che spoglierà i cittadini statunitensi delle loro libertà e dei loro beni.

Su questa traccia si sono esercitati in parecchi e con la diffusione di internet il filone s’è arricchito oltremisura, determinando l’usura dei filoni principali, presto dispersi in mille rivoli e ipotesi, che la dicono lunga sulla qualità media di chi è impegnato a svelare al mondo le oscure trame e i cattivi che vogliono dominare il pianeta.

Esemplare la saga di HAARP, un’installazione americana sulla quale ci si è esercitati così tanto che alla fine è stata accusata di aver provocato: Il terremoto del Giappone, quello di Haiti, in Messico, a L’Aquila e altrove ancora. Ma sarebbe anche lo strumento con il quale hanno scatenato l’uragano Katrina, Rita e altri eventi naturali estremi. Cercando il termine HAARP insieme a uno qualsiasi dei grandi disastri naturali degli ultimi anni ci sono buone probabilità di trovare qualcuno che lo associ al diabolico strumento, che il governo americano userebbe anche contro gli americani perché sono da sottomettere come gli altri.

Il filone cospirazionsta americano è ricchissimo e la diffusione della rete ha fatto in modo che tracimasse anche dalle nostre parti, dove hanno riesumato persino la cosiddetta moon hoax, cioè la tesi per la quale gli americani non sarebbero mai andati sulla luna, limitandosi a trasmettere immagini girate in studio.

Arrivando ai singoli, uno dei personaggi preferiti da chi si diletta nel genere è indubbiamente George Soros, ricco finanziere famoso per aver seminato il panico sui mercati speculando sui cambi negli anni ’90 e da allora accusato di essere dietro qualsiasi rivolta o sommossa si sia imposta all’attenzione delle opinioni pubbliche occidentali.

Soros è figura controversa e l’aver scelto di orientare la sua attività filantropica per lo sviluppo della democrazia, finanziando movimenti e iniziative in giro per il mondo, spesso in sintonia con il Dipartimento di Stato, gli ha procurato ogni genere d’accusa. Per questo è stato indicato come il fomentatore di tutte le rivoluzioni variamente colorate dagli anni ’90 ad oggi, da quelle nei paesi dell’Est Europeo passando per i moti nelle ex-repubbliche sovietiche fino alla ribellione in Iran. L’attivismo politico di Soros e le sue pretese intellettuali non hanno aiutato e così anche la sua fondazione, l’Open Society, ha presto acquistato una pessima reputazione e raccolto pesanti accuse a ogni latitudine.

L’essere poi di religione ebraica lo ha iscritto di diritto nell’empireo dei protagonisti del mitico complotto demo-pluto-giudaico-massonico, attirandogli persino l’accusa di essere perfido a tal punto da aver venduto i correligionari ai tedeschi durante la guerra, abbastanza inverosimile vista la giovanissima età all’epoca. La verosimiglianza non è un problema per chi produce questo genere di storie e la destra americana ha una vera fissazione per gli ebrei, ad esempio chiamati in causa anche da quella clamorosa leggenda metropolitana che voleva che negli attentati del 9/11 non ci fossero vittime di religione ebraica.

I Protocolli dei Savi di Sion sono un falso, ma in Occidente c’è ancora un sacco di gente che scrive falsi Protocolli che accusano gli ebrei o i musulmani di voler sottomettere o schiavizzare l’Occidente che ha colonizzato il mondo intero, un ribaltamento della realtà nutrito da un discorso pubblico inquinato da decenni di paranoia, contro i nazisti, contro i comunisti, ieri contro i musulmani e domani chissà, probabilmente i cinesi.

The main obstacle to a stable and just world order is the United States

Non c’è da stupirsi che la letteratura complottista venda, soprattutto in tempo di crisi e decadenza, ma sembra ormai che  il filone complottista sia destinato a divorarsi da solo, consumato da una domanda che costringe gli autori più quotati a raschiare il fondo del barile o a cadere in evidenti contraddizioni, come capita ai più entusiasti che cadono vittime di una vera e propria bulimia produttiva inflazionando i filone.

Com’è accaduto per HAARP anche per Soros il moltiplicarsi delle ipotesi e delle accuse alla fine è entrato in cortocircuito proprio alla fonte, là tra i gruppi americani che sostengono e diffondono queste tesi e teorie.

Questa volta Soros è stato accusato di “essere dietro” al fondo d’investimento Cerberus, che negli ultimi anni ha acquisito numerose aziende americane che producono armi, riunendo sotto le bandiere del Freedom Group quasi un quinto del settore. Scopo delle acquisizioni sarebbe quello di distruggere l’industria americana delle armi e disarmare così gli americani. Come spesso accade quando negli Stati Uniti si diffondono timori sulla limitazioni della vendita di armi, c’è stato subito chi ha consigliato “nel dubbio”, di fare scorte.

Inutile dire che il piano è logicamente assurdo, perché non è certo facendo fallire le aziende che negli Stati Uniti producono armi che si priverà gli americani del diritto di possedere un’arma da fuoco e perché non servirebbe a nulla, visto che nelle case degli americani ci sono già almeno trecento milioni di armi da fuoco e un piano del genere, per sperare di disarmare gli americani, dovrebbe risolversi un embargo assoluto per decenni.

Comprensibilmente casi del genere non agitano il governo e i media americani, i neo-conservatori non hanno mai mostrato fastidio per teorie che in fin dei conti rincorrendo il complotto o proponendo ipotesi totalmente inverosimili allontanano le responsabilità dalle loro amministrazioni.

C’è però che il Freedom Group e il fondo Cerberus in realtà fanno capo a capitali e finanziatori sicuramente vicini alle amministrazioni Bush, al Pentagono e in genere all’America Wasp e neocon, non è un caso che uno dei volti del gruppo sia quello di Dan “Quaglia” Quayle, già vicepresidente con Bush padre. Desta sempre stupore osservare come in molti questi casi si costruiscano complicate narrative per accusare uno come Soros di attentare alle libertà degli americani, quando nessuno nella storia del paese come Bush e i suoi è riuscito a passare orrori come il Patriot Act o la creazione di vere e proprie terre di nessuno del diritto, come nel caso delle rendition e di Guantanamo. È successo con i molto patriottici e molto cristiani neo-conservatori, che peraltro Soros ha cercato di contrastare finanziando generosamente i democratici, ma sarebbe Soros a minacciare la libertà degli americani.

In questo caso però è intervenuta pesantemente la potentissima National Rifle Association con tutta la sua autorevolezza presso il pubblico di riferimento.

La NRA, che promuove aggressivamente l’uso delle armi da fuoco e altrettanto aggressivamente si scaglia contro chiunque proponga la minima limitazione alla loro circolazione, ha dichiarato ufficialmente che le voci su una partecipazione di George Soros nel gruppo sono “false e prive di fondamento” e che: “I proprietari e gli investitori coinvolti sono forti sostenitori del Secondo Emendamento e sono appassionati cacciatori e tiratori.

Accuse del genere al Freedom Group rappresentano una minaccia agli utili e uno stigma terribile, perché chi minaccia il secondo emendamento entra immediatamente nel mirino dello zoccolo duro degli americani con la fondina e storie del genere non fanno bene a chi vende armi. Oltre ad essere vagamente offensivo per gente che alle armi e al patriottismo armato ha sempre legato le sue fortune politiche ed economiche, non ultime quelle del Freedom Group, ingrassato dalle commesse governative.

Una smentita che ha ben pochi precedenti e che si spiega con la necessità di rispondere all’infame accusa di voler attentare all’armamento dei cittadini, ma anche di marcare le distanze da un personaggio che è comunque considerato un “liberal” dalla destra statunitense e quindi uno al quale non è bene essere associati se si vuole vendere armi al nocciolo duro dei patrioti americani. Uno che comunque è nella lista nera della lobby delle armi insieme a tutti quanti abbiano mai espresso favore per restrizioni alla libera vendita delle armi.

L’episodio segnala ancora una volta l’approssimazione della produzione complottista e un processo di elaborazione abbastanza grossolano, che di volta in volta collega e ricombina temi ricorrenti come HAARP e Soros con eventi che si segnalano alla cronaca. Combinazioni poi presentate come manovre ai danni di quegli americani che sguazzano nelle paranoie più inverosimili e intanto ammonticchiano armi e razioni d’emergenza perché ormai i tempi bui sono alle porte, combinazioni che poi dagli Stati Uniti viaggiano in rete e sono riprese e spesso rielaborate in chiave locale un po’ ovunque nel mondo, da politici spregiudicati come da giovani genuinamente alla caccia dei misteri della politica e dell’economia, fino agli autori che nel filone cercano fortuna editoriale e a volte dilagano fino al mainstream.

Soros è stato anche uno dei cavalli di battaglia di Glenn Beck su Fox News, che è riuscito ad accusarlo allo stesso tempo di essere comunista, nazista e di aver “comprato” le elezioni presidenziali per quel socialista di Obama.

Una produzione eccessiva provoca un’inevitabile inflazione dei temi e dei personaggi più ricorrenti, come è accaduto in questo caso, con Soros tirato in faccia alla lobby delle armi o com’è accaduto per la ridicola inflazione degli HAARP-attentati.

La realtà offre una gamma impressionante di orrori consumati dal potere, anche Soros ha sicuramente grosse responsabilità che gli possono essere rinfacciate, ma metterlo a capo del complotto per disarmare gli americani è eccessivo, così com’è stato eccessivo il proporlo come burattinaio di numerose rivolte e rivoluzioni.

Di delitti consumati dall’alta finanza sono piene le cronache, le distruzioni portate dagli americani sono documentabili e provate senza bisogno d’inseguire la fantascienza, evidentemente la domanda di prodotti di questo tipo risponde a criteri diversi da quelli della tradizionale denuncia dell’imperialismo americano ed è lontana anni luce dall’inserirsi nel filone della lotta di classe o dell’emancipazione anti-elitarista, andando evidentemente a colmare vuoti cognitivi o esigenze emotive tipiche della confusione che avvolge i periodi di grande crisi economica, politica e culturale, com’è sicuramente quello che stiamo attraversando.

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