L’oltraggio a Morales espone l’isteria eversiva dei governi atlantici

Posted on 4 luglio 2013

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L’azione contro il presidente Morales è un evento senza precedenti, che rappresenta un’infrazione del diritto internazionale che, come le rendition e altre iniziative di Washington, spalanca le porte alla barbarie.

Un’azione internazionale improvvisata e confusa, motivata dalla caccia a Edward Snowden il whistleblower statunitense che ha fatto scoppiare il cosiddetto datagate, per denunciare l’estensione illegale dello spionaggio americano ai danni dei cittadini statunitensi e di quelli del resto del mondo. Un’azione che. più di ogni altro evento attorno al caso. ha esposto lealtà e ipocrisie attraverso l’Atlantico e dimostrato come le cosiddette grandi democrazie siano pronte a far stracci della legalità internazionale su pressione di Washington, che in quanto a lesioni della democrazia e della legalità internazionale non si fa mancare niente.

L’arresto del volo del presidente della Bolivia Evo Morales è avvenuto in plateale violazione dell’articolo 40 della Convenzione di Vienna, che impone che i rappresentanti di uno Stato che attraversano i territori di altri Stati godano dell’indennità diplomatica, e che debba essere loro agevolato il transito sia in andata che in ritorno, I governi coinvolti erano perfettamente coscienti della questione, ma hanno proceduto lo stesso, cercando persino di negare di averlo fatto. Al volo di Morales, proveniente da Mosca dove il presidente aveva presenziato una riunione internazionale dei paesi produttori di gas, è stato impedito di proseguire verso casa dalle autorità di Portogallo, Spagna, Francia e Italia che hanno revocato il permesso d’attraversare il loro spazio aereo fino a quando non è stato chiaro che a bordo dell’aereo non c’era Edward Snowden.

Morales è stato bloccato a Vienna fino a che il governo austriaco non ha confermato che Snowden non era a bordo. L’Austria ha trattato come meglio ha potuto il presidente boliviano, che ha conferito direttamente con il presidente austriaco  Heinz Fischer, il quale poi ha comunicato alla stampa che “si sono verificate” tutte le condizioni perché il suo viaggio potesse riprendere. Il vice-cancelliere austriaco Michael Spindelegger, ha spiegato che l’aereo è stato ispezionato dalle autorità austriache dopo che il presidente boliviano ha “volontariamente” acconsentito e che a bordo c’erano solo cittadini boliviani. Pochi minuti dopo la conferma dell’assenza di Snowden i cieli europei si sono riaperti per MoraleS e i governi d’Italia e Francia hanno addirittura finto di non aver mai comunicato alcun divieto.Una bugia con la gambe corte e non solo perché il feroce primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha accolto con arroganza le proteste di Morales dopo aver inviato il suo ambasciatore a Vienna, Alberto Carnero, a chiedere a Morales un invito a prendere un caffè sull’aereo in questione. Una chiara offesa, una mancanza di rispetto rivendicata con orgoglio e ammettendo pubblicamente modi e motivi del blocco. Una conclusione alla quale è arrivata nella serata di ieri anche la Francia, con un comunicato che smentisce le prime dichiarazioni francesi: “Il ministro degli esteri ha chiamato la sua controparte boliviana per spiegargli il dispiacere della Francia dopo l’incidente causato dalla tardiva conferma del permesso per il sorvolo del territorio francese per l’aereo del Presidente Morales“. La Francia ammette responsabilità, ma si ferma prima d’ammettere la sua partecipazione a un’azione coordinata che ha comportato la violazione cosciente dell’immunità garantita a Morales dal diritto internazionale. L’Italia resta sulla sua posizione: non abbiamo fatto niente e non sappiamo niente, però Bonino ha spiegato che non c’è da stupirsi, nei romanzi di spie e nella storia s’è visto di tutto.

Ancora più ipocrita il Dipartimento di Stato, che ha offerto solo le parole del portavoce Jen Psaki ai giornalisti che chiedevano se il blocco di Morales sia stato una conseguenza delle pressioni sudamericane: “Vi inviterei a rivolgervi a tutti questi singoli paesi per descrivere cosa sia successo e perché diverse decisioni siano state prese”. Aggiungendo di non saperne niente e che anche se lo sapesse non ne parlerebbe. Inutile, la furia dei paesi sudamericani non si placherà certo in questo modo perché, ammesso e non concesso che gli americani ritengano giustificabile giungere a questi estremi per catturare Snowden, resta che hanno clamorosamente abusato e offeso un capo di stato per niente. Una responsabilità che può essere solo americana, visto che è incredibile l’ipotesi della concezione e della velocissima messa in atto di un piano del genere da parte europea, che infatti sta affrontando l’incidente in ordine sparsissimo, per non dire della partecipazione del Portogallo, che di certo nel bel mezzo di una crisi di governo aveva altre priorità.

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Non è chiaro come agli americani sia venuto il sospetto che Snowden fosse a bordo, Morales ha confermato di non averlo neppure incontrato, anche se aveva espresso parere positivo al concedergli asilo in Bolivia. Sembra incredibile che a Washington possano aver agito solo sulla base del dubbio suscitato dalla coincidenza, ma è chiaro che qualunque sia stata la fonte di questo dubbio o di una segnalazione precisa, gli americani hanno preso un granchio mai visto e provocato un incidente senza precedenti rimediando solo una terrificante figuraccia e gettando in un terribile imbarazzo gli alleati.

Un incidente che ha provocato un vero e proprio rivolgimento in Sudamerica, dove la violazione delle prerogative diplometiche del presidente boliviano ha fatto letteralmente esplodere la presidente argentina Kirchner, che su Twitter ha riversato con foga e in diretta tutto il suo sdegno per l’accaduto in un’epica tirata (su Gawker in ordine cronologico o nelle immagini). A lei si sono uniti altri capi di stato sudamericani, ugualmente indignati, mentre in numerosi paesi l’indignazione si è estesa alle opinioni pubbliche, in particolare in Bolivia, dove nella capitale La Paz si sono viste proteste di fronte all’ambasciata francese e bandiere della Francia date alle fiamme. Una riunione urgente dell’UNASUR è stata convocata per oggi, ma già un comunicato ha definito l’azione contro Morales “pericolosa”. È appena il caso di ricordare ad esempio che il presidente americano potrebbe essere costretto a identica umiliazione sulla base dell’infondato sospetto che a bordo del suo aereo ci sia qualche ufficiale ricercato per qualche oscena complicità nei massacri o nei crimini contro l’umanità consumati anche nel recente passato nel continente, sotto la supervisione americana. Ma è anche il caso di ricordare che un intervento del genere non è mai stato adottato neppure ai tempi della guerra fredda, per rendersi conto da un lato della mancanza di misura nel prendere una decisione del genere e dall’altro della sua gravità in quanto violazione delle più elementari convenzioni internazionali e del ricorrente disprezzo per la legalità internazionale da parte degli Stati Uniti, che qualcuno un tempo proponeva come “poliziotti del pianeta” e ora sembrano invece al di sopra della legge, armati dello strapotere militare e dotatisi di un KGB planetario, ubiquo e prestato a interessi che non sono certo quelli della promozione della pace e della democrazia.

Mentre l’Unione Europea presenta una mozione che invita gli Stati Uniti a discutere con urgenza del datagate rivelato da Snowden, Hollande minaccia la sospensione dei negoziati sul commercio e diversi governi europei si sono prestati a dare la caccia in quel modo a Edward Snowden, Hollande compreso. Per di più fidandosi degli americani che hanno combinato un disastro su tutta la linea e trascinato al disastro quanti  hanno coinvolto, compreso il nostro paese, nel quale il governo ha mentito dicendo di non aver mai impedito il volo di Morales, ma che ora dovrebbe essere chiamato come gli altri a spiegare la dinamica e la responsabilità di una decisione gravissima e per di più clamorosamente fallimentare.

I paesi europei coinvolti, e ovviamente gli Stati Uniti, dovrebbero spiegare anche con quale legittimità perseguono Snowden, visto che diverse pronunce internazionali stabiliscono la protezione dei “whistleblower” che non sono le “talpe” come qualcuno continua a definire Snowden, ma secondo la risoluzione 1729 del 2010 dell’assemblea del Consiglio d’Europa persone da proteggere, perché svolgono un importante servizio pubblico peraltro riconosciuto anche dalla legge statunitense, che fin dal 1863 può vantare una norma a loro protezione: ” La definizione di rivelazioni protette (dalla legge ndr) deve comprendere ogni genere d’avvertimento in buona fede contro vari tipi d’atti illegali“. L’assemblea ha concluso che le leggi degli stati membri devono “… quindi coprire sia i whistle-blower del settore pubblico che di quello privato, compresi i membri delle forze armate e dei servizi speciali”. Definizioni nelle quale il caso Edward Snowden rientra alla perfezione, ma è chiaro che chi non si ferma di fronte all’immunità di un capo di stato, avrà poche difficoltà a violare disposizioni europee del genere.

Nel 2004 il rappresentante per l’ONU per la libertà d’espressione, l’Organizzazione degli Stati Americani e l’OSCE hanno fatto un appello congiunto ai governi per la protezione dei whistleblower da “ogni sanzione legale, amministrativa o lavorativa quando agiscano in buona fede”. La definizione di questi che “soffiano nel fischio” come i tutori dell’ordine alla vista di un crimine messa nero su bianco nell’occasione recita: “individui che diffondono informazioni confidenziali o segrete sebbene siano ufficiali o  altrimenti obbligati al mantenimento della riservatezza o del segreto”. Decisamente il caso di Snowden, ma sia gli Stati Uniti che i paesi europei hanno preferito sorvolare, così come hanno sorvolato sull’immunità di Morales e ora vorrebbero sorvolare anche sulle conseguenze del caso, in questo assecondati da buona parte dei media che non sembrano aver colto la gravità del caso o che forse l’hanno capita fin troppo bene e fanno quel che possono per sopire e occultare la gravità di quanto sta accadendo. E fa davvero impressione ritrovare nelle parole del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon identico disprezzo per la legalità internazionale e giudizi su Snowden che sembrano dettati dalla CIA. Un intervento assurdo che ha spiazzato e stupito persino l’Islanda, paese nel quale si trovava in visita quando ha deciso di consegnare riflessioni del genere alla stampa. Dichiarazioni che chiudono tristemente il cerchio e ci consegnano un panorama di macerie al posto di quella che fino a qualche anno fa si poteva ancora considerare una legalità internazionale condivisa.

Pubblicato in Giornalettismo

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