Iran, Il ritorno dello squalo

Pubblicato il 2 ottobre 2012

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L’ex presidente iraniano sembrava caduto in disgrazia, ma non troppo

Akbar Hashemi Rafsanjani è ancora fedele alla rivoluzione Khomeinista, ma a differenzA di Ahmadinejad e dei suoi seguaci è favorevole all’apertura all’Occidente e agli USA e al libero mercato, almeno a grandi linee. Rasfanjani è anche considerato l’uomo più ricco dell’Iran ed è chiaro che all’ala oltranzista, e in certa misura pauperista, del regime non piaccia. Piace alla borghesia e agli abitanti delle città, ma non è mai riuscito a sfondare nelle campagne, dove invece trionfa la tradizione più retriva e dove la sua aura non ha mai brillato.

Negli ultimi giorni gli hanno arrestato un figlio e una figlia, ma a dispetto delle apparenze sembra trattarsi di una mossa di Khamenei che prelude al suo perdono e al suo reintegro ai massimi vertici della repubblica islamica con minori resistenze da parte dei suoi oppositori dopo questa presunta umiliazione.

Non che Rasfanjani sia mai stato veramente allontanato dal potere, ma il suo schierarsi accanto ai manifestanti della fallita rivoluzione verde gli ha procurato qualche inconveniente e qualche punizione, la più significativa delle quali è stato il divieto di dirigere la preghiera del venerdì.

La storia di Rasfanjani è quella della rivoluzione islamica, era lui il comandante in capo durante la guerra con l’Iraq, poi è stato eletto per 10 anni alla presidenza del parlamento e poi della repubblica, per essere sconfitto solo nel 2004 da Ahmadinejad mentre cercava il terzo mandato. Immediatamente dopo questa sconfitta Khamenei introdusse una modifica costituzionale per la quale parte dei poteri esecutivi sono stati trasferiti dal governo al “Consiglio degli esperti”, che dipende direttamente da Khamenei e che da allora è presieduto da Khamenei.

Nel mezzo Rasfanjani ha anche guidato la successione a Khomeini scegliendo e spingendo proprio Khamenei, che all’inizio non ne voleva sapere e che ancora oggi ha con lui un rapporto da amico-nemico, dal quale emanano evidentemente rispetto e fiducia nonostante le differenze. Oggi, a 78 anni, difficilmente Rasfanjani potrebbe pensare di presentarsi alle presidenziali, ma sono alte le probabilità che assurga di nuovo a king-maker e a ispiratore di un governo molto di diverso da quelli, scarsissimi, di Ahmadinejad. Un’opzione gradita anche agli iraniani, che oltre a non poter scegliere per ora non hanno nemmeno altro da scegliere, visto che il movimento verde non si è mai più ripreso dopo la severa repressione e per il regime non pare proprio che ci siano primavere persiane all’orizzonte.

Soprannominato lo squalo, per via del viso sbarbato e per la sua indubbia efficacia nel mangiarsi avversari e ricchezze, Rasfanjani oggi appare una delle poche figure spendibili in nome del regime, come dimostra il fatto che al recente vertice dei paesi non allineati sia apparso insieme alle massime autorità del paese e abbia avuto incontri con il Segretario Generale dell’Onu e numerosi presidenti e premier, di più di quelli che si sono intrattenuti con Ahmadinejad.

pubblicato in Giornalettismo

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