L’attacco verde all’immagine di Shell

Pubblicato il 19 luglio 2012

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Il governo degli Stati Uniti ha aperto alle trivellazioni in Alaska, gli attivisti americani hanno aperto la guerra a chi trivella.

Una decina di giorni fa aveva destato sensazione un video nel quale si assisteva a una presentazione dei progetti Shell ad alcuni abitanti dell’Alaska. Una vetrata lasciava intravvedere delle trivelle sullo sfondo e gli uomini della compagnia invitavano i presenti a bere l’acqua purissima che sgorgava da un rubinetto a forma di trivella, a lasciare intendere che le perforazioni non inquinano le falde. Non appena la prima volontaria si avvicina per bere, dal rubinetto esce un liquido nero e gli astanti sono percorsi da un moto d’orrore. Il video ha avuto un grande successo ed è diventato un evento virale in men che non si dica. Ma era falso.

Finanziato da Greenpeace e dagli Yes Men, il video è stato diffuso da quelli di Occupy Wall Street come vero e da lì è decollato, Shell non ci ha potuto far molto e il video è ancora online e molto visitato. Due mesi fa presumibilmente lo stesso intorno d’attivisti aveva dato vita a un sito (“Artic Ready“) con tanto di logo di Shell un bella vista, nel quale si veicolano informazioni contro Shell e soprattutto si finge che Shell emetta spassosi comunicati e grafiche ispirate alla più assoluta arroganza e al totale disprezzo dell’ambiente. Anche questo ha avuto molto successo e pur essendo facilmente identificabile per una parodia, ha ingannato un sacco di gente, compresi giornalisti

Guarda le immagini:

Poi ieri è successo che una delle piattaforme dispiegate da Shell nell’Artico abbia perso l’ancoraggio e sia andata ad arenarsi a riva. In breve le immagini dal sito hanno avuto ragione dei comunicati si Shell, che dicevano che in fondo la nave non era arrivata troppo vicino alla riva, rimanendone distante “diversi campi da Football. Anche da Arctic Ready è subito arrivato un comunicato sull’incidente.

Non bastasse, su Twitter è apparso l’account @Shellisprepared, che ha cominciato a delirare, minacciando denunce contro chi distribuiva false informazioni e in genere comportandosi in maniera isterica con gli utenti con i quali cercava freneticamente l’interazione. Inutile dire che molti utenti si sono indignati e hanno coperto di contumelie l’account che credevano gestito da Shell.

L’effetto dell’irruzione è facilmente verificabile nel grafico che segue e si è tradotto in un’altra vagonata di brutte figure a carico di Shell, che nel frattempo taceva ignara o impotente. E che ancora oggi non sa come reagire, posto che l’opzione legale non pare praticabile per via delle leggi che negli Stati Uniti proteggono la libertà d’espressione, che offrono una robusta protezione alle parodie, tale ad esempio da permettere anche l’uso di marchi proprietari in operazioni del genere.

Pubblicato in Giornalettismo

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