Sauditi ed emiri aggirano Hormuz

Pubblicato il 16 luglio 2012

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Uno dei problemi del far guerra all’Iran è che Teheran potrebbe reagire bloccando lo stretto dal quale passa buona parte del petrolio mondiale.

Gli americani lo hanno spiegato a lungo ai sauditi, che fare la guerra all’Iran potrebbe provocare disastri all’economia mondiale nel caso che la guerra portasse al blocco del traffico nello stretto di Hormuz, il braccio di poche miglia di mare che separa la penisola del Golfo dal paese persiano. Ma i sauditi non si sono rassegnati e, dopo aver ottenuto l’embargo del petrolio iraniano impegnandosi a compensarne la produzione, adesso si sono attrezzati per vanificare gli effetti di un eventuale blocco di Hormuz, dal quale passa un quinto del petrolio che nel mondo viaggia per mare.

Ieri gli Emirati hanno inaugurato un oleodotto che da Abu Dhabi arriva a Fujairah, un terminal petrolifero ben oltre lo stretto di Hormuz, mentre nelle settimane l’Arabia Saudita ha riattivato un vecchio oleodotto (l’IPSA)  costruito dall’Iraq ai tempi della guerra con l’Iran, acquisito come riparazione dei danni di guerra (?) e finora usato dai sauditi per trasportare gas in direzione opposta. Questa condotta permette di trasportare circa il 25% della produzione saudita fino a Yanbu, sul Mar Rosso e non è l’unica sulla quale possano contare i sauditi.

L’oleodotto degli emirati potrà portare un milione e mezzo di barili al giorno, è costato poco più di tre miliardi di dollari e non ha altra giustificazione che il predisporre un’alternativa  in caso di conflitto con l’Iran, perché una cosa è impedire il traffico marittimo, altra è bombardare il territorio di uno stato sovrano come gli Emirati, che probabilmente non scenderanno mai formalmente in guerra con Teheran.

Resta da vedere se la mossa basterà a superare le obiezioni americane, che molto probabilmente non sono limitate alla questione di Hormuz, anche perché l’amministrazione statunitense deve confrontarsi con un’opposizione da parte della politica e dell’opinione pubblica, che non sembrano molto dell’idea e non si vede nemmeno quali argomenti potrebbero far loro cambiare idea, visto che gli USA hanno già diverse guerre in corso e le stanno perdendo tutte dopo essersi indebitati massicciamente per scatenarle.

 È poi notizia di oggi il rinnovato impegno degli Emirati a dotarsi di centrali atomiche, tanto che stanno per essere rilasciate le licenze di costruzione per il primo impianto del paese, necessario per alimentare il grande consumo d’energia delle sfarzose città degli emiri. Non pervenute obiezioni o proteste da parte dell’Occidente, nonostante si parli di una monarchia assoluta di stampo medioevale incline al fanatismo wahabita.

 

Pubblicato in Giornalettismo

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