L’editoriale di Giulio Terzi

Pubblicato il 9 aprile 2012

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Il nostro ministro degli esteri ha dissertato per l’Huffington Post sulla futura dottrina occidentale per il Mediterraneo e dintorni.

Compito e contenuto, nel suo editoriale Giulio Terzi di Santagata paga un sobrio tributo alla politica americana, allineandosi perfettamente a Washington. Tante buone parole e tanto realismo, tanto che non ha mancato di citare una recente uscita di Henry Kissinger, con la quale il padrino della politica estera americana ha affermato: ” La rivoluzione dovrà essere giudicata dalla sua fine, non dal suo inizio, dalle sue conseguenze, non dai suoi proclami“. Con questa frase Kissinger si è riferito alla nuova dottrina americana per il Mediterraneo, in cerca d’autore dopo il crollo dei dittatori di riferimento.

La dottrina di Terzi non è dissimile e ripercorre i pilastri della politica estera occidentale degli ultimi anni, a cominciare dalla questione israelo-palestinese, che Terzi affronta antepondendo il rituale tributo a “Israele vera democrazia” e non andando oltre la richiesta di “un piano per migliorare le condizioni di vita dei Territori“. Nessun riferimento all’espansione coloniale e alla repressione israeliana, che non ricevono critiche da Terzi come non ne hanno ricevute da Frattini (insieme nella foto). Le pessime condizioni di vita dei palestinesi sono chiamate in causa senza responsabili e vanno lenite per evitare che questi cadano sotto l’influenza dei “terroristi”, il resto non esiste.

Così come non esiste una sola condanna per le dittature che anche il nostro governo ha sostenuto, non esiste un richiamo alla Siria, al Bahrein, all’Arabia Saudita e agli altri paesi toccati dalla primavera araba nei quali la repressione ha stravinto con la violenza.
Terzi parla di democrazia, di differenze di reddito e delle difficoltà da affrontare per stabilire un ambiente pacifico e paerto agli scambi e ai commerci. Parla della Turchia che deve entrare in Europa e dell’Europa che deve assistere i paesi più bisognosi, ma non dice nulla dell’Europa che continua a sostenere i tiranni e nemmeno di quella che fino a ieri collaborava con i tiranni deposti, sembra che parli di un mondo nel quale l’Occidente fa da spettatore e non da instancabile puparo dei governi di quei paesi.

Un esordio molto “diplomatico”, all’altezza del garbo che si conviene al ministro di una provincia, che si presenta ai lettori/cittadini della grande potenza occidentale spandendo belle parole e buoni sentimenti, ma evitando accuratamente di toccare argomenti scomodi o nervi scoperti. Un vero grande classico, nel solco della più tradizionale politica estera italiana, genuflessa verso Washington.

Pubblicato in Giornalettismo.

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