L’Obama che sequestra i giornalisti

Posted on 15 marzo 2012

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Il 2 febbraio del 2011 il presidente americano chiama il dittatore dello Yemen e gli chiede di non riasciare un giornalista scomodo, che è ancora in carcere.

Abdulelah Haider Shaye è stato più volte sequestrato, picchiato e minacciato prima di essere definitivamente arrestato con accuse ridicole, la sua colpa sembra essere quella di aver denunciato una strage americana.

 Shaye è un giornalista yemenita di 35 anni, descritto da tutti come un professionista di quelli dediti al proprio lavoro con scrupolo e spirito d’iniziativa. Per fortuna o per disgrazia è imparentato con Abdul Majid al Zindani, fondatore della Imam University sulla lista dei terroristi compilata dal Dipartimento di Stato americano. Una parentela che gli ha permesso l’accesso a molti “terroristi” operanti in Yemen, che comunque non ha mai mostrato pubblicamente di voler appoggiare, criticandoli anzi aspramente.

Il 17 dicembre del 2009 è la data nella quale sono cominciate le sue disgrazie, perché quel giorno il governo yemenita annuncia trionfante di aver colpito una banda di al Qaeda in un campo d’addestramento vicino al villaggio di Mayala, nel Sud del paese. Shaye decise allora d’andare sul posto e lì trovò i  resti di un missile Cruise e di cluster bomb, oltre ai resti di 21 bambini, 14 donne, anziani e nessun qaedista.

Lanciata la notizia e le foto sui circuiti internazionale Shaye è stato prontamente smentito dai due governi e da allora ne ha subite di tutti i colori. Sequestrato, pestato, interrogato e buttato su una strada una prima volta, è poi stato arrestato con uno scenografico blitz notturno e tenuto in isolamento per 35 giorni, al termine dei quali il suo avvocato lo ha ritrovato con qualche dente in meno e molte cicatrici in più.

Quando Saleh ha lasciato il potere al suo vice e le carceri si sono svuotate in nome dell’accordo di unità nazionale, Shaye è rimasto in carcere e ci rimarrà ancora a lungo, dovendo affrontare i tempi della giustizia yemenita e una vaghissima accusa di terrorismo che nessuno ha ancora dettagliato.

Sembra chiaro che Shaye paghi la colpa di aver denunciato quello che ha definito un attacco terrorista ai danni dei cittadini dello Yemen, attacco peraltro confermato in seguito dai cable di Wikileaks che hanno rivelato l’estensione della collaborazione tra i due governi e sembra altrettanto chiaro che resterà in carcere fino a che Washington avrà voglia che ci rimanga.

Pubblicato in Giornalettismo

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