Da un articolo sommerso a pagina 34 de La Repubblica, ci si può fare una discreta idea di come CONSOB (nella foto sotto il presidente, Giuseppe Vegas), ISVAP, Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza siano cieche, sorde e mute quando si tratta di far rispettare la legge e i regolamenti alle maggiori società quotate.
Si parla di Fondiaria-SAI, gigante delle assicurazioni controllato da Salvatore Ligresti (nella foto accanto) attraverso la società Premafin e in attesa di essere comprato da UNIPOL. L’affare rappresenta anche il salvataggio del gruppo, che è in cattive acque, ma che rappresenta ancora una preda ambita. Ancora di più sull’onda di un ristrutturazione dei conti che vedrà le banche creditrici del gruppo (…e che crediti!) costrette a fare grossi sconti o perdere del tutto quanto dovuto in un altrimenti inevitabile fallimento. Per questo nelle ultime ore; a mettere in dubbio un accordo che sembrava già scritto; sono intervenuti altri investitori. Per avere un’idea delle dimensioni in gioco, basti pensare che per la sopravvivenza del gruppo il nuovo proprietario dovrebbe iniettare almeno un miliardo di euro in denaro fresco.
Si tratta di una partita tutta italiana, perché nessun gruppo estero potrebbe mai accostare un affare del genere, minato da opacità e da comportamenti irrituali, quando non illeciti, che coinvolgono anche le maggiori autorità di sorveglianza. Il panorama reso dal breve articolo di Penati è devastante, ancora di più se si pensa che riguarda affari sotto gli occhi di tutti, commentati quotidianamente dalla stampa specializzata e che attraggono l’interesse di più di una parte politica.
Eppure non fiata nessuno, come nessuno fiatava negli anni in cui sono maturati i crack di Parmalat e Cirio. Autorità di controllo mute, nessuno che denuncia, le banche che tacciono su evidenti irregolarità. I media, quelli ce ne riferiscono, confinano la cosa nelle pagine dell’economia. I politici che ne sono al corrente sono impegnati a tessere le trame di partite che non sono mai solo economiche, perfettamente integrati in un sistema che non sentono il bisogno di mettere in discussione e nel quale ai colpi bassi non si risponde con le denunce.
E quelli che non ne sanno niente, intanto sono impegnati a combattere l’illegalità di chi scrive sui muri a chiedere punizioni e aumenti di pena per i disgraziati. Persone che gridano allo scandalo se due ragazze si baciano in strada, non hanno opinioni, condanne o critiche da esprimere su una cosuccia del genere e in fondo c’è anche da capirli. Sono loro che hanno votato la depenalizzazione del falso in bilancio e modificato altre leggi in maniera straordinariamente utile a favore l’irresponsabilità di chi guida società ed aziende, oltre ad aver nominato i dirigenti delle autorità che non controllano e non fanno rispettare la legge.
Anche i moloch dell’informazione, capaci d’investire risorse e decine di puntate per parlare di casi giudiziari che coinvolgono i poveri cristi, si girano dall’altra parte, Bruno Vespa non farà mai il processo a Ligresti e agli altri soggetti coinvolti in quest’orrore. E non è solo perché le società coinvolte investono forte nella pubblicità o nei buoni rapporti con la stampa. Non si odono lamenti nemmeno dalla classe imprenditoriale, nemmeno da quel gran censore di Marcegaglia, che pure ha appena rivolto ai sindacati l’accusa di proteggere quei ladri degli operai. Si vede che in Confindustria nessuno ruba mai niente, se non lo spazio riservato alla decenza.
Un vero e proprio buco nero e, come spesso accade nei luoghi bui e poco frequentati, nascosti agli occhi dell’opinione pubblica e dei passanti, al riparo di questo buco nero sembra si commettano gravi reati. Che i sospetti delinquenti siano paperoni della finanza o funzionari pubblici e privati dallo stipendio di giada, amplifica e non sminuisce la magnitudo di quanto denunciato.
In questo breve articolo non è illustrato uno scandalo, ce ne sono diversi, tanto grossi che presi uno per uno scuoterebbero più di un paese europeo. Da noi non riescono ad andare oltre pagina 34 e c’è davvero da chiedersi con Penati, se mai interesseranno a qualcuno.
CINQUE DOMANDE SCOMODE SU PREMAFIN
ALESSANDRO PENATI
«Relativamente alle informazioni richieste all´ing. Salvatore Ligresti» (richiesta alla quale il sunnominato non ha ottemperato), la Consob, «in merito alle circostanze oggetto della medesima richiesta» ha informato il mercato che è Ligresti il vero beneficiario del 20% di Premafin detenuto da due Trust con sede in paradisi fiscali. Lieti di esserne stati informati, abbiamo qualche curiosità.
1. La Consob intende sanzionare la mancata comunicazione di partecipazioni rilevanti?
2. Cosa ne dice l´Isvap? La vigilanza sulla struttura proprietaria dei gruppi assicurativi non rientra tra i suoi compiti?
3. Premafin aderisce al Codice di Autodisciplina della Borsa, con tanto di Relazione Annuale (oggi sappiamo falsa), Codice di Comportamento e perfino un Codice Etico. Perché «Premafin si ispira quotidianamente a criteri di trasparenza e correttezza nel rispetto della legge e dei più ampi interessi della collettività […] impegnandosi a promuovere quelle iniziative che possano aiutare gli azionisti (specie quelli mascherati off shore, ndr), il mercato e tutti gli interlocutori di riferimento». Esiste ancora in Italia il senso del ridicolo?
4. I Ligresti, beneficiari del Trust, hanno dichiarato la partecipazione nel quadro RW del modello Unico? Non si presume che le attività nei paesi “black list” siano redditi sottratti a tassazione? Il reddito incassato dai Trust coi dividendi Premafin sono stati dichiarati al fisco? O è stato tutto scudato? È ragionevole chiedere all´Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza di verificare che questi dubbi sono infondati, e rassicurarci che nel 2012 la fuga dei capitali all´estero è solo roba da spalloni?
5. Le banche creditrici e advisor dei Ligresti erano al corrente dei reali beneficiari dei Trust? Se sì, è configurabile il concorso in eventuali illeciti? Se no, come è possibile ristrutturare un gruppo senza sapere chi ne possiede il 20%, e farsi soffiare sotto il naso una così importante garanzia per il loro crediti? L´Internal Audit delle suddette banche ha avviato un´indagine interna?
Va bene, non sto parlando di articolo 18, scontrini fiscali, presidenza di Confindustria o licenze dei taxi. Ma c´è qualcun altro interessato a conoscere la risposta a questi semplici quesiti?


imbuteria
25 febbraio 2012
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