Le gravi accuse a Sigma-Tau

Pubblicato il 23 febbraio 2012

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Tra le tante crisi industriali in corso in questo periodo, si segnala per la sua particolarità quella scoppiata all’improvviso alla Sigma Tau. Come un fulmine a ciel sereno l’azienda ha deciso la cassa integrazione per più di un terzo dei quasi millecinquecento dipendenti dello stabilimento di Pomezia e ha cominciato a mandare qualche centinaio di lettere ai prescelti. Eliminate con un tratto anche le unità della  Tecnogen in provincia di Caserta ( 63 lavoratori), e della Prassis di Settimo Milanese (30 ricercatori e tecnici).

La reazione dei dipendenti è stata notevole e dopo un duro sciopero a oltranza e numerose iniziative ad attirare l’attenzione sul caso, ora sembra affiancata da autorità locali e nazionali, dal sostegno di politici di destra e di sinistra, dalle istituzioni e persino dal Gabibbo, tutti convinti che la decisione dell’azienda, oltre a provocare un danno economico e sociale enorme a Pomezia e dintorni, non sia giustificata. L’azienda ha sempre sostenuto che lo stato di crisi certificato dai bilanci impone una ristrutturazione per la sopravvivenza stessa dell’azienda, ma questo stato di crisi dichiarato da uno dei gruppi industriali più robusti del paese non convince i dipendenti, quanti ne sono necessariamente investiti e neppure quanti assistono alla disputa da posizioni più confortevoli.

Qualche dato certo per far luce su questa divergenza sembra lo abbia prodotto la Guardia di Finanza, che secondo quanto affermato dalla trasmissione Presa Diretta di Formigli e da un articolo su Il Fatto Quotidiano, contesterebbe alla Sigma Tau una procedura scorretta, attraverso la quale gli utili prodotti anche a Pomezia andrebbero a ingrassare i bilanci altrove, lasciando nel nostro paese l’immagine di un dissesto che tale non è, trattandosi del semplice spostamento degli utili dalla tasca della divisione italiana a quelle di alcune delle molte altre divisioni e società estere del gruppo. La Guardia di Finanza s’interessa della questione perché parte degli utili che di norma dovrebbero essere imputati alla divisione italiana finiscono a Madeira, dove c’è una zona fiscale speciale istituita dal Portogallo per aiutare l’isola depressa, all’interno della quale fino al 2020 non si pagheranno le tasse o quasi. La GDF sostiene che non si può e su questo e decideranno i giudici, ma intanto ci sono dei numeri sui quali ragionare.

Scrive Cannavò in un passaggio che sintetizza la questione: “La procedura sospetta si chiama “Transfer pricing” e consiste in un trasferimento illecito di valore da una società del gruppo a una consorella estera che pagherà le tasse al posto della prima. Ma se la consorella estera è collocata in un paradiso fiscale il guadagno è notevole”.

La considerazione di Cannavò e alcune affermazioni simili durante la trasmissione Presa Diretta hanno profondamente colpito l’azienda, che ha risposto per le rime (in coda al pezzo di Cannavò), facendo notare che Madeira: “non è assolutamente un c.d. “paradiso fiscale” tanto da non essere incluso nella lista dei paradisi fiscali predisposta dal Ministero delle Finanze (cfr. D.M. 21 novembre 2001)” e “…che su Madeira sarebbe stato eventualmente spostato un reddito di 3,7 milioni di euro”.
Inoltre: “La maggior parte della contestazione (pari a 7,8 milioni che rappresenta a sua volta appena l’1,6% del fatturato totale) riguarderebbe, dunque, l’eventuale spostamento di reddito in stati quali la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, l’Olanda e gli USA che certamente non possono essere considerati alla stregua di paradisi fiscali”. Firmato: Image Building – Ufficio Stampa Gruppo sigma-tau.

Problema tra i problemi, Sigma-Tau se l’è presa tanto per l’offesa alla sua onorabilità che s’annuncia pronta a percorrere le vie dei tribunali per colpirne gli autori. Sigma-Tau in questa vicenda ha assunto un piglio inflessibile e procede a passo di carica, secondo alcuni anche troppo, il deputato del PDL Renzo Carella ad esempio ha avuto modo di dichiarare: “’Sono solidale con la protesta dei lavoratori per il nulla di fatto dell’incontro tra le parti tenutosi ieri all’Unione industriale di Roma. L’azienda non puo’ stracciare gli accordi fatti con i sindacati mortificandoli”. La fonte di tale affermazione, non certo sospettabile di collusione con i sindacati, conferma come l’azienda abbia scelto di andare allo scontro senza paura di alzare le tensione, ma anche come probabilmente ora si trovi in estrema difficoltà e per questo abbia poi cominciato impercettibilmente a piegarsi.

Un altro problema delle diverse risposte che i professionisti di Image Building hanno diffuso è che, a parte confondere il fatturato con il reddito, non nominano  e non fanno riferimento nemmeno una volta la crisi in corso, quasi volessero evitare il tema. L’obiezione di Sigma-Tau verte tutta sulla questione della presunta evasione/elusione fiscale, che è ancora tutta da definire e sorvola su resto. Nega cheMadeira sia un paradiso fiscale e a riprova cita la black list del ministero del tesoro, che però non può riguardare l’isola, che è una regione del Portogallo che gode di un regime transitorio per il quale fino al 2020 non si pagheranno o quasi tasse, dazi e gabelle. L’istituzione di questa zona fiscale speciale da parte del Portogallo precede la sua entrata nella UE, così quello che era un espediente per sollevare una zona insulare repressa nel mezzo dell’Atlantico, si è trasformato in un buco legale nel dispositivo fiscale e doganale di tutta l’Unione, un posto nel quale ad esempio tutto entra senza dazi dai paesi extra-UE e, qualora lavorato in loco, può procedere senza dazi all’interno della UE.Un foro che è presto diventato popolare grazie alla predisposizione di un numero imprecisato, ma enorme, di società prima del termine oltre il quale l’UE ha chiuso le porte. Scatole vuote che passano ancora oggi di mano, comprate da chi voglia accedere a questo bengodi finché durerà. Un Bengodi, se non un paradiso, spiegato nei dettagli dagli esperti e pubblicizzato in rete, tanto da attirare anche gli italiani a comitive. Un fenomeno che ha già proiettato Madeira, con il 103% del Pil medio pro-capite europeo, al secondo posto nazionale tra le regioni più ricche, dopo quella di Lisbona.
Posto che secondo Sigma-Tau “Da quanto sopra emerge in modo chiaro ed evidente che non vi è stata e non vi è alcuna architettura fiscale finalizzata all’evasione di imposte”, è comunque chiaro che le ha attività di Sigma Tau a Madeira sono finalizzate a beneficiare del particolare regime fiscale e non certo da altre ragioni. Che Madeira sia o no un paradiso fiscale non rileva comunque nel caso di Pomezia, è la questione dell’imputazione degli utili a questo o quel bilancio che rileva tantissimo e infatti  l’articolo di Cannavò porta il titolo “Svelata dal fisco la finta crisi della Sigma Tau” e non “Svelata dal fisco l’evasione fiscale della Sigma Tau”.

Una crisi che secondo l’azienda ha legittimato formalmente e moralmente la richiesta della cassa integrazione e le altre misure. Una crisi che appare artificiale e di origine contabile, apparenza che se dimostrata annullerebbe le pretese dell’azienda e racconterebbe invece di una serie di manovre utili a ridurre difficoltà e resistenze all’idea di tagliare attività ancora produttive e con esse la disgrazia tra centinaia di persone che sanno che il loro lavoro non serviva solo a perdere milioni di euro all’anno.

Manovre gravissime che Sigma-Tau peraltro non smentisce, ma semmai appare confermare,  nelle sue repliche: “L’eventuale spostamento di reddito in stati quali la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, l’Olanda e gli USA che certamente non possono essere considerati alla stregua di paradisi fiscali”. Affermazione che confermerebbe proprio l’artificio attraverso il quale si è creata una situazione di virtuale dissesto  e che ora l’azienda usa per giustificare i tagli draconiani al personale nel nostro paese. Non è dato sapere quali siano i veri scopi degli eredi di Claudio Cavazza, il vecchio proprietario di Sigma-Tau deceduto da un anno  che sembra già rimpianto da molti, e in fondo non importa se si tratta di monetizzare al meglio la vendita dell’azienda sfoltendo il libro paga o della strategia di sviluppo di una multinazionale che vuole legittimamente disimpegnarsi dal nostro paese.

Quello che importa è sapere se l’aggressiva determinazione dell’azienda muove da pretese fondate o da un artificio che ha truccato il dato della redditività delle attività italiane, al fine di ottenere vantaggi patrimoniali ingiusti o illeciti, danneggiando al contempo centinaia di persone. Quello che Image Building dovrebbe spiegare è la coerenza di questi dati emersi dagli accertamenti, che non contesta, con la pretesa crisi delle attività italiane. Altre considerazioni assumono solamente  il sapore di divagazioni strategiche anche per l’osservatore più distratto, il punto della questione non è sfuggito a Cannavò come non è passato inosservato agli occhi dei dipendenti di Sigma-Tau ed è su quello che oggi Image Building deve esercitarsi, se vuole provare a convincere qualcuno che le pretese dell’azienda siano legittime e fondate.

Pubblicato in Giornalettismo.